NUOVE FRONTIERE DELLA MEDICINA

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  • Angelo
    Partecipante
    Post totali: 66

    Bellissimo leggere i post che vengono pubblicati. Ci si ritrova sempre nel percorso che tutti insieme stiamo percorrendo.
    Dentro ognuno di noi vive e rivive, in circolo continuo, l’universo intero, con le sue leggi e le sue regole. Il nostro essere “UNO” con il tutto, ci porterà a scoprire le leggi che fanno di noi ciò che siamo, che eravamo e che saremo.
    La medicina compie passi da gigante, la scienza scopre sempre nuove frontiere, per il “bene” dell’uomo. Credo sia bellissimo avere la consapevolezza che dentro di noi vi è il tutto, e come la malattia si produce dentro il nostro corpo, così il nostro corpo, se ritrova la sua originaria capacità di “riorganizzarsi” e di equiiirarsi, può essere in grado di combattere efficaciemente gli “squilibri”.
    Sui colori vi è un aticolo interessante:
    https://www.bipolari.it/index.php/la-psichiatria/le-terapie/terapie-integrative/101-colori-ed-effetti-applicazioni-e-caratteristiche-dei-colori
    Ne riporto uno stralcio:
    “Recenti scoperte hanno dimostrato grazie alla teoria dei biofotoni, che luce colorata a bassissima intensità viene emessa dalle cellule e costituisce un rapido mezzo di comunicazione infracellulare. E’ possibile misurare questa mini energia emessa al nostro interno e si nota che se le cellule sono in uno stato di salute emettono un certo colore, mentre se sono in uno stato di disequilibrio emettono su bande più scure.
    Visto che l’intero organismo (come tutto l’Universo) è vibrazione, energia elettromagnetica, allora se interferiamo mediante l’uso di luci colorate, abiti colorati, occhiali con lenti colorate, visione subliminale, ecc. possiamo riportare l’equilibrio là dove è stato momentaneamente perso o indurre particolari stati. Questa tecnica integrativa è capace, grazie al fatto che ogni colore possiede uno spettro con specifiche proprietà curative, di riportare ordine ed armonia in un organismo che si è allontanato da questa situazione”.
    Chissà… se sono in squilibrioo la luce emessa è nera… E poi, l’intero organismo (come l’Universo) è vibrazione, energia elettromagnetica, la stessa enrgia che il Maestro già indicava nei suoi scritti quale energia curativa…
    A volte sembra che alcune delle nuove scoperte della scienza non siano altro che “rivisitazioni” di Leggi già annunciate ma poco ascoltate.
    Noi abbiamo la grande “fortuna” di leggerle, studiarle e farle nostre.
    Ringrazio ogni giorno di avervi “incontrati” e ringrazio il Maestro per tutta la Scienza che ci ha donato.
    Un abbraccio carico di Amore e di Bene a tutti voi.

    seppiolina74
    Partecipante
    Post totali: 121

    Buon pomeriggio! Ieri in televisione ho sentito una notizia riguardo le nanotecnologie che mi ha colpito molto. Si parlava della realizzazione di micro computers, invisibili ad occhio nudo, capaci di essere inseriti all’interno del corpo umano, che dovrebbero aiutare nel prevenire, ma soprattutto, combattere dall’ interno squilibri di vario genere. Citavano l’uso all’interno del cervello o, in futuro, contro tumori maligni. In un primo momento mi sono chiesta…ma perché ricorrere ad una sorta di probiota meccanico e telecomandato quando il nostro sistema immunitario possiede legioni di probioti che non
    ” chiedono” altro che essere attivati per fare il dovere loro?Forse la risposta è che non è così scontato riuscire a servirsene in modo completo e mirato! Resta incredibile comunque che si sia riusciti a progettare e a costruire un automa così piccolo ed …intelligente!Se riuscisse a intervenire là dove è impossibile arrivare con gli strumenti chirurgici, allora sarebbe davvero utile. A presto!

    m_rosa
    Moderatore
    Post totali: 291

    Devo dire che mi fa veramente “impressione” l’idea di un microchip inserito nel corpo umano, mi sembra il primo passo nella robotizzazione dell’uomo e, in quanto tale, del tutto in contraddizione, col principio evolutivo della nostra Schola, mentre mi sembra molto più in linea la domanda di Catulla che si chiede se “il benessere e la salute umani possano essere disgiunti dallo stato il benessere e la salute delle altre specie viventi e, alla fin fine, del pianeta?”
    Mi sembra, quella del microchip l’idea per un film: uomini e donne che hanno finalmente superato tutte le malattie, perché l’elettronica sa riconoscerle e curarle, ma al primo blackdown, lasciati a loro stessi, non sanno più riprendersi neppure da un semplice raffreddore…
    Questo per dire che per raggiungere un vero stato di Salute è necessario il coinvolgimento attivo della persona che inizia dalla conoscenza delle cause e prosegue nell’affrontare la cura in modo attivo e consapevole. Questo purtroppo, oggi, fuori dal percorso evolutivo della Schola, accade molto poco! Rileggendo ciò che ho scritto d’impulso, non vorrei essere fraintesa, ben vengano tutti i progressi della medicina e della tecnologia nella lotta contro il male, purché la libertà dell’essere non venga mai prevaricata.
    Un bentornato a holvi, i tuoi post ci erano mancati!

    GELSOMINO
    Partecipante
    Post totali: 121

    Sono davvero sbalordito dalla velocità con cui avanza la tecnologia in questa nuova era , dal’altro canto mi chiedo se come umanità abbiamo parimenti raggiunto la sufficiente maturità per utilizzare in maniera consapevole queste conoscenze che , se di per sé sono neutre, la loro finalizzazione è nelle mani di chi le usa.
    Invece, in netta contrapposizione con la rapidità del progresso tecnologico , mi sembra di notare che l’approccio terapeutico alla malattia resti cristallizzato sempre sulle solite posizioni.

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 475

    …. “mi sembra di notare che l’approccio terapeutico alla malattia resti cristallizzato sempre sulle solite posizioni”.
    Pare ache a me, Gelsomino. Soprattutto noto che generalmente le persone non sono educate a conoscersi, a percepire le modificazioni del proprio organismo, a avvertire ogni novità nel funzionamento degli organi, nel proprio odore, a riconoscere ogni piccola differenza. Non sono educate all’attenzione a se stesse. Cosa che, invece, la Schola ci ha sempre indicato come conoscenza importante.

    catulla2008
    Partecipante
    Post totali: 178

    Leggendo studi sull’Antico Egitto mi ha molto colpito come all’epoca il medico specialista fosse meno avanzato del ‘generico’ considerato il punto di arrivo. Così come non vi fosse differenza tra farmacista e medico in quanto quest’ultimo faceva seguire alla diagnosi la cura, ed essendo i rimedi naturali ne era anche il preparatore.
    La leonessa Sekhnet presiedeva alla corporazione dei medici e mi ha fatto pensare alla bella figura che, sotto la Luna di mezz’estate, ha segnato la rappresentazione magistrale della nostra Agape di quest’anno.
    Fiat Salus!

    mandragola11
    Partecipante
    Post totali: 313

    Un passettino avanti nella cura del Parkinson: Trovato il segnale che aiuta a camminare.
    https://www.retemalattierare.it/2022-trovato-il-segnale-che-aiuta-a-camminare
    “…I ricercatori hanno sviluppato una nuova tecnica matematica che consente di individuare immediatamente questo cambio di frequenza. Grazie a questo segnale quindi, si potrà in futuro modulare la stimolazione cerebrale profonda per focalizzarla sui disturbi del Parkinson associati al cammino.”
    Scontato dierlo, ma quanto farebbero prima i ricercatori che si affannano a mettere insieme il puzzle dei meccanismi cerebrali se fossero all’interno dell’iter della Terapeutica Ermetica, aiutati da Chi tramanda conoscenze, antiche quanto la Vita?

    ippogrifo11
    Moderatore
    Post totali: 146

    Segnalo questo interessante articolo sugli straordinari progressi dell’ingegneria biomedica, che aprono impensabili prospettive agli ipovedenti.
    https://m.tio.ch/newsblog/avanti/1466177/lettere-impianto-forma-cecita-dispositivo

    BELL
    Partecipante
    Post totali: 73

    Ringrazio Ippogrifo per il suo post che mi permette di partecipare la mia esperienza riguardo un progetto di ricerca a cui ho partecipato nel 2017/2018. La nostra Cl. Oculistica è uno dei centri di riferimento nazionale per la diagnosi e cura delle Patologie Retiniche per cui ha partecipato ad un Trial sperimentale internazionale per la cura della cecità, tramite l’utilizzo di Microchip sottoretinici, in pazienti selezionati secondo parametri ben precisi.
    I soggetti arruolati nello studio erano affetti da Retinite Pigmentosa che è una patologia retinica, spesso geneticamente determinata, che comporta una progressiva scomparsa dei fotorecettori retinici, che sono le cellule nervose da cui inizia il processo di trasduzione dello stimolo luminoso in stimolo elettrico, con conseguente progressione verso la cecità.
    In sintesi, il metodo è quello di inserire un microchip, collegato ad una batteria esterna modulatrice, sotto la retina a livello della macula, che è l’area retinica in cui i fotorecettori hanno la più alta concentrazione, che ha il compito di sostituire la funzione svolta dalle cellule retiniche andate perdute e inviare, sotto stimolazione luminosa, impulsi elettrici che seguono la via fisiologica di trasmissione visiva (il n.ottico, i tratti ottici e la corteccia cerebrale occipitale dove gli stimoli elettrici sono assemblati per ricostruire l’immagine).
    I risultati ottenuti sono similari a quelli esposti dalla ricerca a cui fa riferimento Ippogrifo nel suo post; ritengo interessante mettere in luce due aspetti che mi hanno colpito.
    Il primo aspetto è che all’Esame del Campo Visivo di controllo, che misura lo spazio visivo percepito da ogni occhio, si notava una certa ripresa funzionale nella trasmissione visiva anche nel bulbo oculare contro laterale in cui non avevamo applicato il microchip; evidentemente si attivano meccanismi, la cui natura fisiologica è sconosciuta al momento, per cui anche l’altro occhio si riattivava.
    Il secondo aspetto è che nel tempo quasi tutti i pazienti, anche quelli che inizialmente erano i più entusiasti, riferivano di non accendere più il micro chip, cioè preferivano ritornare alla condizione di cecità. La motivazione addotta era che, in una condizione di cecità duratura per un periodo di anni, in modo innato si erano iper attivati gli altri organi di senso (udito, olfatto, senso tattile, senso pressorio ecc.) che avevano cercato di sopperire alla mancanza della funzione visiva. Nel momento della ricomparsa della visione, anche se elementare e spesso confusa, si erano trovati in una condizione di forte squilibrio sensoriale in cui a fronte di una piccola ripresa visiva c’era anche una riduzione della ipersensibilità delle altra funzioni sensoriali.Tutto ciò comportava una riduzione complessiva delle capacità di attendere alle normali attività della vita quotidiana.
    Personalmente ritengo che la funzione visiva sia estremamente complessa e solo parzialmente decifrata nei suoi meccanismi fisiologici per cui, nel rispetto e nella stima per le apprezzabili ricerche, ritengo non possa essere riprodotta da nessun apparecchio biomedico.
    Altresì ritengo che debba essere incentivata l’attività di ricerca di rigenerazione delle cellule nervose andate perdute come per esempio le cellule staminali (v. post in questa discussione del 08/12/2017 pag.4) che sono presenti anche nel tessuto retinico.
    Per poter fare un salto qualitativo in queste ricerche Biologiche e Mediche ritengo che bisogna allargare, cosa non facile ma fattibile, il raggio di azione non confinandolo a cercare di costruire un modello riproducibile e uguale per tutti.
    Personalmente, entro i miei limiti, se analizzo la modalità in cui affrontavo un caso clinico o chirurgico venti anni fa posso constatare che, grazie al mio percorso all’interno della Schola, oggi sicuramente, nel pieno rispetto di quelle che sono le linee guida officiali, sono molto meno rigido e schematico anche se questo spesso non porta onori ma critiche e malumori in ambito scientifico.
    Di questo devo ringraziare la Schola e non è poco!

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 475

    Grazie Bell per la tua interessante descrizione della sperimentazione per la cura della cecità. Mi hanno colpita il rifiuto dei pazienti di utilizzare il micro chip e le loro motivazioni. Altrettanto interessanti le tue osservazioni su come dovrebbe procedere la ricerca biologica e medica,
    condividendo pienamente che si superi il limite di un modello uguale e riproducibile per tutti. Perché ogni organismo reagisce e trova i suoi equilibri in modo diverso e, come giustamente scrivi da medico e miriamico, questa verità naturale trova conferma nella pratica ermetica della Schola.

    Alef2006
    Partecipante
    Post totali: 85

    Ringrazio anche io BELL per l’importante testimonianza fornita. Chiedo se anche i pazienti affetti da cecità da meno tempo non abbiano accettato l’impianto del microchip. Ricordo ancora quel giorno in cui busso alla mia porta (non sono un medico) un giovane laureando di belle speranze che sarebbe diventato cieco in pochi anni. Mi chiedeva se conoscessi qualche tecnologia in grado di restituirgli la vista quando l’avrebbe perduta. Cercammo insieme nella letteratura scientifica e finalmente trovammo un dispositivo biomedicale che stava conoscendo uno sviluppo tecnologico abbastanza veloce. Fu immensamente felice di questa scoperta ed io lo fui altrettanto per lui: gli brillavano gli occhi. Certo questa è una testimonianza soggettiva, un episodio che come tale non può scalfire la veridicità e l’oggettività di uno studio serio sul piano scientifico (come quello di BELL) tuttavia ritenevo utile condividerla per manifestare ancora una volta come la soggettività possa avere un ruolo significativo nelle esperienze di ciascuno di noi…

    kridom
    Partecipante
    Post totali: 109

    Venerdi sera su Rai2 ho assistito ad un documentario che trattava dei CRISPR. E’ stato riscontrato che i batteri per difendersi dai virus copiano nel loro DNA una porzione della sequenza genomica del virus, in questo modo quando il virus attacca il DNA dell’ospite, questi lo riconosce subito e produce un’adeguata risposta immunitaria per distruggere il virus. Il CRISPR (che sta per Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats) è proprio questo pezzettino di DNA virale ricopiato nel DNA del batterio intervallato da sequenze del DNA sempre identiche.
    Successivamente, è stata scoperta dalla chimica americana Jennifer Doudna e dalla microbiologa francese Emmanuelle Charpentier la proteina Cas9 che è quella che taglia il DNA per aggiungere o modificare una sequenza e che quindi determina i CRISPR nel DNA dei batteri. Le due scienziate hanno vinto proprio quest’anno il Premio Nobel per la Chimica.
    Tali scoperte permetteranno di intervenire sul DNA umano per eliminare i geni difettosi che causano malattie genetiche, pertanto si tratta di scoperte portentose che, come sempre accade, presentano due facce: quella positiva che consiste nella guarigione delle persone dall’anemia mediterranea, dall’emofilia, da alcune forme tumorali, ecc… e quella negativa legata alla fabbricazione di bambini che abbiano le caratteristiche fisiche o estetiche desiderate dai genitori.
    Visto che dopo le due bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, a nessuno governo è venuto in mente di farne esplodere altre, mi auguro che tali scoperte scientifiche siano usate soltanto per il bene.
    Vi lascio un paio di link dove è ben spiegato ciò che ho tentato di riportare sopra.

    https://www.fisv.org/foto-articoli/71/varie/L_editing_del%20genoma_e_il_sistema_CRISPR-Cas9.pdf
    https://it.wikipedia.org/wiki/CRISPR

    Buona serata

    wiwa70
    Partecipante
    Post totali: 239

    https://webapi-unionesarda-it.cdn.ampproject.org/v/s/webapi.unionesarda.it/articoloamp/salute/2020/11/03/tumori-scoperta-la-proteina-che-da-il-la-alle-metastasi-verso-lo-69-1078673.html?amp_js_v=a6&amp_gsa=1&usqp=mq331AQFKAGwASA%3D#aoh=16044951686311&referrer=https%3A%2F%2Fwww.google.com&amp_tf=Da%20%251%24s
    Una buona notizia in campo oncologico: è stata scoperta la proteina che dà inizio alle metastasi detta “diapason” in quanto in grado di avvertire le vibrazioni generate nelle cellule. Grazie a questa scoperta, si potrà procedere allo studio di farmaci più mirati ed efficaci

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 475

    Una buona notizia del tg di oggi riguarda l’uso terapeutico della musica. Ancona, ieri per la prima volta in una sala operatoria, durante l’intervento di asportazione di un duplice tumore al cervello ad un bambino di 10 anni, ha suonato un pianoforte. Il neurochirurgo che ha operato sostiene che la musica di Emiliano Toso (biologo molecolare e musicista compositore) ha avuto affetti miracolosi sia sull’ambiente terapeutico sia sul bambino operato in anestesia totale, come dimostra il tracciato dell’encefalogramma. Il piano ha suonato a 432 hertz. A questa frequenza la musica, i cui suoni non sono tutti udibili ma percepiti dal nostro corpo, pare produrre armonie che incidono positivamente sul battito cardiaco e sulle funzioni del cervello. L’equipe medica di Ancona ha dosato anche i markers bioumorali del bambino per documentare gli effetti terapeutici della musica sullo stress e sui sistemi di regolazione della risposta immunitaria e infiammatoria.L’intervento di 4 ore è riuscito e il bimbo è ora in rianimazione pediatrica.
    La musica di Toso, della quale non sapevo, è detta translational music, è vicina alla biologia, e pare già utilizzata per i suoi effetti benefici anche su patologie cronico-degenerative.
    Sarebbe interessante capire meglio. Qualche medico fra di noi ne sa qualcosa?

    Nicolò Parisotto
    Partecipante
    Post totali: 11

    L’argomento è molto interessante si, c’è un errore però in quello che scrivi Tanaquilla. Le frequenze udibili dall’uomo vanno dai 20 hertz fino ai 20.000 hertz nei bimbi per poi diminuire progressivamente con l’età. Quindi non è che non è udibile, semplificando e a soldoni è una frequenza diversa per intonare uno strumento. E’ stato proprio grazie a Giuseppe Verdi che il 432 divenne l’accordatura di riferimento dalla fine dell’800 fino a… Joseph Goebbels… Ebbene si il nazismo riuscì a far diventare ufficiale l’accordatura a 440hz, frequenza più disarmonica e che sembri aumenti l’aggressività, utilizzata inizialmente per gli soldati in guerra, e tutt’ora il 99% della musica che si ascolta attualmente è accordata a 440hz.

    Non conosco Emiiano Toso, ma comunque per dirne due su tutti Mozart e Pink Flyod usavano il 432hz come riferimento.

    Se volete leggere qualcosa di più tecnico e specifico a riguardo: http://www.amadeux.net/sublimen/dossier/musica-intonazione-432-hz.html

    Sembrano cose nuove ma pare che il padre del 432 sia Pitagora! Curioso!

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