NUOVE FRONTIERE DELLA MEDICINA

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  • garrulo1
    Partecipante
    Post totali: 331

    Davvero interessante la notizia scientifica a cui fa riferimento BELL. Ricordo di aver letto anni fa, che organismi di base quali protozoi e più in generale forme monocellulari, reagivano con microvibrazioni di slancio verso una soluzione di zucchero liquefatto e viceversa di fuga al cospetto di una soluzione acida (nel primo caso tendevano all’espansione, nel secondo verso una forma di contrazione). Questo, in sintesi poteva e può significare che uno dei meccanismi fondamentali all’origine di ogni forma di vita, ricerca del piacere e fuga dal dolore, è inscritto anche in questi microrganismi. Aggiungo che su questa massima, Madre Natura non ammette dubbi, figuriamoci ad esempio se un cucciolo di un qualunque mammifero manifestasse indecisioni sul piacere della poppata e sull’impulso a seguirla che in ogni attimo deve essere enfuso nella figura della madre, non potrebbe sopravvivere nel proprio ambiente. La citazione di BELL dimostra che i batteri, nel loro ciclo evolutivo, hanno sviluppato forme di interazione una volta più raffinate per conservarsi sia individualmente che come famiglia, agendo in estrema sintesi come un unico organismo.
    Un caro saluto ed una buona festa.

    ippogrifo11
    Moderatore
    Post totali: 146

    Buonasera a tutti,
    ho trovato “per caso” l’interessantissimo articolo al quale vi rinvia il link sottostante. Sembra proprio che quando il “caso” ci mette mano vengano fuori scoperte che spalancano prospettive terapeutiche inimmaginabili. Ma lascio ai medici iscritti ogni commento, sicuramente più autorevole e attendibile rispetto alle “sensazioni” da me provate nel leggere l’articolo.
    Buona serata a tutti.
    https://www.lastampa.it/cronaca/2020/01/21/news/scoperta-per-caso-la-cellula-amica-nella-cura-dei-tumori-1.38362573

    m_rosa
    Moderatore
    Post totali: 291

    Oltre alla notizia in se, che se fosse confermata sarebbe un enorme passo avanti per la salute dell’umanità (io non sono medico ma mi sembra che i tumori stiano aumentando vertiginosamente) mi ha colpito la funzione di UNCINO di queste cellule T di cui si parla. Dell’Uncino nelle diverse valenze ne ha parlato diffusamente l’Accademia Vergiliana nel suo Quaderno che adesso mi vado a rileggere.
    Forse i simboli delle nostre Accademie hanno valenze e significati di cui non riusciamo a vedere la fine…Buona serata

    guglielmo tell
    Partecipante
    Post totali: 140

    Per quanto trovi la notizia positiva, non posso fare a meno di provare i brividi quando leggo di topi con tumore umano e sistema immunitario umano.. non so se al momento del bisogno, consapevole dei mezzi utilizzati per produrre una terapia così, me la farei somministrare.. un abbraccio a tutti.

    m_rosa
    Moderatore
    Post totali: 291

    Per quanto ne ho capito io, la cellula immunitaria T portatrice del recettore a uncino che aggancia le cellule tumorali, è autoprodotta dall’organismo, oppure esiste ma non è sempre attiva, come ippogrifo aspetto lumi dai medici.
    Ps:anche io provo una pena infinita per tutte le torture che devono subire glia animali da laboratorio e mi chiedo se è vero, come dice la maggior parte degli scienziati, che grazie alle cavie la medicina ha potuto avanzare nelle scoperte che ha fatto

    cogitoergosum
    Partecipante
    Post totali: 23

    Buongiorno a tutti, volevo segnalare una notizia apparsa oggi su scienze.it che riporta che è stato identificato per la prima volta nella sua complessità un codice inedito del DNA: si tratta di una configurazione simile a un fiore, con alla base particolari strutture di DNA cruciformi. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature e dicono che segna un significativo avanzamento nella comprensione del codice della vita. Ai posteri…
    Ciao a tutti

    guglielmo tell
    Partecipante
    Post totali: 140
    Fleurdelys
    Partecipante
    Post totali: 26

    Molto interessante la notizia, cui fa cenno Ippogrifo, riguardante la scoperta di speciali cellule T, le killers del sistema immunitario, osservate casualmente in campioni di sangue provenienti dalla banca del sangue del Galles ad opera dei ricercatori dell’Università inglese di Cardiff. Queste cellule singolari esprimono sulla loro superficie in modo spontaneo un recettore (Tcr) capace di legarsi a una molecola (Mr1) presente sulle cellule tumorali di tessuti di numerosi organi (pelle, sangue, colon, mammella, ossa, prostata, ovaie, reni e collo dell’utero) distruggendole.
    Già in passato è stato possibile programmare geneticamente in laboratorio cellule T inducendo recettori specifici per le cellule leucemiche di pazienti selezionati, ma si trattava di terapie ad hoc per un determinato paziente e mai per tumori solidi. In questo caso, invece, le cellule scoperte sono naturalmente pronte ad agire su forme tumorali liquide e solide di qualsiasi paziente, essendo la molecola Mr1 presente sempre identica sulle cellule neoplastiche. Pare quindi che sia stata trovato uno stipite cellulare che possa agire efficacemente su tumori diversi di diversi pazienti e che potrebbero addirittura essere istituite banche di cellule immunitarie speciali per un trattamento immediato “pronto all’uso”. La sperimentazione su tumori umani innestati su animali da laboratorio con un sistema immunitario simile a quello umano è favorevole e presto potrebbe essere trasferita sull’essere umano. Resta da capire perché questo recettore si attiva sui linfociti di alcuni soggetti e non in tutti i portatori di neoplasia.
    Altrettanto interessante la notizia segnalata da Guglielmo Tell sugli studi che Vittorio Sebastiano, un giovane ricercatore, nostro connazionale, sta conducendo a Stanford in California sulla scia della scoperta che ha valso il premio Nobel nel 2012 allo scienziato giapponese Shinya Yamanaka. Yamanaka aveva dimostrato che si poteva indurre in una cellula matura una regressione verso una fase di totipotenza tipica delle cellule staminali e grazie a questo rigenerare tessuti e ripristinare funzioni che erano state perdute.
    Il Dr. Sebastiano grazie ad un cospicuo investimento nella sua ricerca sta sfruttando un aspetto della suddetta scoperta e cioè che la cellula totipotente staminale così ottenuta è anche biologicamente più giovane e quindi con un’aspettativa di vita più lunga. La sperimentazione di Stanford vuole conservare alle cellule trattate la specificità tessutale d’origine inducendo solo un ringiovanimento biologico e funzionale. Ad esempio il tessuto cardiaco potrebbe tornare ad essere più efficiente, così come il tessuto muscolare e osseo, ma anche pelle, cartilagini, retina, vasi e nervi. La tecnica prevede l’esposizione di cellule ultrasessantacinquenni all’azione di sei molecole di RNA messaggero che induce la sintesi di proteine attivanti siti genici cellulari. L’epigenetica infatti insegna che con l’invecchiamento il meccanismo di regolazione genetica dell’attività cellulare si inceppa inducendo infiammazione che induce l’invecchiamento. L’esposizione per soli quattro giorni a questa stimolazione ringiovanisce la cellula di otto anni che diventano 20 o 30 nel caso delle cellule muscolari. Si sta valutando attualmente l’effetto di una stimolazione ripetuta per vedere se è possibile sommare l’effetto di ringiovanimento.
    Due notizie davvero straordinarie: la prima, che ribadisce la capacità di terapia insita nella Natura stessa, che, nonostante i danni che l’uomo opera sull’ecosistema, pare voglia conservare la specie sul pianeta; la seconda, che offre qualche spunto di riflessione sull’utilità o meno di prolungare la vita umana, fermo restando che qualunque scoperta migliori la qualità di vita è la benvenuta.
    L’elisir di lunga vita è servito!

    Alef2006
    Partecipante
    Post totali: 85

    La portata della scoperta del Dr. Sebastiano va oltre la possibilità di allungare l’aspettativa di vita. Approcciare la condizione di amortalità potrebbe avere un impatto devastante sull’umanità e paradossalmente potrebbe annientarla nel tentativo di renderla immortale. Immaginiamo, per assurdo, di poter vivere per 1000 anni grazie ai progressi della medicina ma di poter perire in qualsiasi momento a causa di un incidente. Durante una vita così lunga la probabilità che si verifichino incidenti alle persone care sarebbe molto elevato e vivere mille anni con molteplici episodi che generano sofferenze atroci non sarebbe facile. Per sfuggire a questa condizione potremmo impazzire oppure sviluppare un’affettività estrema che ci renda incapaci di amare… in ambo i casi sarebbe peggio che morire se si considerasse un singolo individuo. Riportando il ragionamento all’umanità intera si produrrebbe l’annientamento della specie per “eccesso di aspettativa di vita”. E’ uno scenario paradossale: quanto può essere realistico? Vi abbraccio Fratelli…

    mara329
    Partecipante
    Post totali: 88

    Grazie ai chiarimenti di Fleurdylis. Sono molto promettenti le nuove scoperte in campo medico. Sarebbe un bene immenso trovare una cura per i tumori che non intacchi il resto dell’organismo.Ho sempre pensato che ciò che è stato centrato, non può danneggiare altri piani, semmai al contrario li favorisce. Mi ha messo di buon umore anche l’ironia di Alef2006 su…”l’annientamento della specie per “eccesso di aspettativa di vita”. Se, però, questa ricerca di Sebastiano può aiutare, riportando le cellule indietro di qualche anno, chi soffre di malattie invalidanti e degenerative, migliorerebbe la loro qualità di vita.Insomma nonostante le troppe brutte cose che si sentono una parte della scienza va avanti a favore dell’umanità.
    Fermo restando che anche per me il desiderio di prolungare la vita all’infinito è un non senso, e parte – mi pare di capire – dall’attaccamento ai più bassi impulsi.Ricordo di aver letto qualcosa su questo desiderio negli scritti del M. Kremmerz, perchè evidentemente anche ai primi del ‘900 si cercava in questo senso.

    mercuriale2011
    Partecipante
    Post totali: 120

    Buongiorno a tutti
    Trovo interessantissime le ultime notizie sui progressi fatti dalla ricerca scientifica e soprattutto mi provocano un sentimento di gioia e speranza.
    Inoltre, a mio avviso, danno una risposta scientifica al processo di autoguarigione praticato nella medicina ermetica.
    Mi auguro che la visione del futuro descritto da Alef non si avveri, ma mi porta a riflettere sul fatto che è fondamentale la finalità e il campo di applicazione della ricerca, pertanto spero che queste importanti scoperte siano utilizzati per alleviare sofferenze e portino SALUTE all’umanità.
    Buona giornata a tutti

    tulipano
    Partecipante
    Post totali: 61

    Il post di Ippogrifo che cita l’articolo sulla scoperta della cellula T, mi ha riportato alla mente una convinzione che avevo tempo fa ed ho tutt’ora ed è quella che ogni uomo a livello potenziale possieda tutto ciò che serve per la propria guarigione sia fesica che psichica, ma per svariate ragioni queste potenzialità sono quiescenti e proprio come la cellula T non in tutti si riattivano: Quest’idea ha trovato conferma nella Schola e nella sua Tradizione. Inoltre mi ha riportato alla mente il simbolo della farfalla nel Timbro dell’Accademia Sebezia. Un abbraccio a tutti!

    seppiolina74
    Partecipante
    Post totali: 121

    Buonasera! Giorni fa,hanno intervistato in televisione un medico riguardo la possibilità di prevenire malattie e disturbi, da lievi a patologici,grazie ad uno ” stile di vita” attento e sano. E fin qui, si sapeva ( seppur non sempre si faceva!)…
    La cosa che mi ha colpito è stata che, mentre si sottolineava l’evidente peso della genetica in fatto di ereditarietà dei malanni, è risultata molto più influente, secondo gli ultimi studi in merito, la così detta ” epigenetica”. Da definizione, essa è una branca della biologia molecolare che studia le mutazioni genetiche e la trasmissione di caratteri ereditari non attribuibili direttamente alla sequenza del DNA ( dal greco ” epí”, sopra e “gennetikòs”, ovvero, relativo all’ereditá familiare). La conclusione del medico, insomma, è stata che al di là delle tare genetiche che abbiamo, sono le nostre scelte ( a 360 gradi) che possono e, di fatto modificano, il nostro codice genomico.
    Mi sono detta che questo corrisponde esattamente a quello che i Maestri ci hanno sempre detto e che una rituaria, quindi un aggancio costante al Centro, può davvero fare la differenza per la nostra Salute! Non sono un medico e quindi mi scuso se ho usato termini e concetti in modo non approfondito…ma davvero ho trovato interessante ritrovare le parole espresse ante litteram dal Maestro, il quale più volte ci ha aiutato a focalizzarci su di noi e sul nostro stato di salute.
    Forse i fratelli medici potranno essere più esaustivi! A presto

    Buteo
    Partecipante
    Post totali: 148

    Questa sera mi ha telefonato un’amica chiedendomi aiuto perché la mamma 98enne, allettata da 3 settimane, rifiuta il cibo e il medico non acconsente a posizionarle il sondino naso-gastrico per la nutrizione enterale: “sarebbe un’inutile sofferenza”… “non ne vale la pena”…
    Vorrei condividere con voi le domande che mi sono sorte…
    E cioè, se siano queste le considerazioni che devono guidare l’atto medico verso un paziente che, per l’età, si ritiene prossimo al fine vita. Io, medico, posso arrogarmi il diritto di emettere non una prognosi, bensì un giudizio soggettivo sulla quantità di vita che lo attende? E posso negargli il supporto terapeutico e nutrizionale che darei a un soggetto giovane, perché giudico che quella qualità di vita non valga la pena di essere vissuta?
    Dove pongo, quindi, la linea di separazione tra una giusta terapia e un accanimento?
    Devo riconoscere che per me è stato illuminante e dirimente l’insegnamento della Schola Ermetica: l’aiuto terapeutico va dato solo ogni qual volta sia richiesto e non può essere imposto. È legge di assoluto rispetto dell’essere umano, e in accordo con il codice etico di Ippocrate. E ho fatto mia una frase di U. Galimberti: “Non si muore perché ci si ammala. Ci si ammala perché si deve morire”…
    Il corpo-mente che ha esaurito le risorse… semplicemente muore.
    La persona che vuole guarire e vivere, chiede aiuto. E quando un paziente non sia in grado di esprimersi, io medico posso lasciare che per lui parlino i segnali del corpo: se è in atto un miglioramento clinico, l’organismo ha ancora risorse e, qualunque siano l’età e le condizioni, non sono autorizzato a decretarne la fine…
    La mamma della mia amica è ancora parzialmente consapevole. Ho ritenuto di suggerirle di ascoltarla, di coglierne la volontà e di rispettarla…

    Angelo
    Partecipante
    Post totali: 66

    Io sono nuovo in questa Schola, mi ci sono avvicnato da poco anche se la sento ormai come parte di me.
    Per esperienza personale, ho attraversato molti momenti difficili, sia per i miei cari che per me stesso. Credo, anzi, sono convinto, che il rispetto della volontà di chi soffre sia l’aspetto primario della questione, mettendo da parte le aspettative personali, a volte egoistiche, di mantenere vicino a se chi invece se ne sta andando perchè non se la sente più di soffrire. La paura della morte, accompagna molte persone, e la sofferenza che i nostri cari ci abbandonino è grandissima. Ma premesso questo, chi soffre a volte, se non trova la forza dentro di se di voler resistere, decide consapevolmente di arrendersi e di smettere di combattere, per libera scelta. E credo si debbe smpre rispettare la volontà di ognuno. Si deve ascoltare, capire e comprendere. Non è semplice e non è facile.

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