NUOVE FRONTIERE DELLA MEDICINA

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    Articoli
  • tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 334

    A un certo punto, caro guglielmo tell, qualcosa si è intromesso nella nostra visione italica, sensata ed equilibrata, della vita e questa nuova versione annacquata di velenosa e falsa dolcezza, priva di spirito critico, e celante interessi venali non è nostra. Lo spirito critico non demolitore è la nostra eredità culturale. Le assurdità lasciamole agli altri che se ne baloccano, prima di doversene immancabilmente e purtroppo, pentire.

    guglielmo tell
    Partecipante
    Post totali: 74
    m_rosa
    Moderatore
    Post totali: 169

    Anche la medicina si sta accorgendo dell’importanza e della necessità per l’essere umano (in verità anche per gli animali, se pensiamo agli allevamenti intensivi…..) di riallinearsi ai ritmi naturali che, specie in questo periodo si va perdendo. La terapia, di cui ho letto su di un quotidiano nazionale, è utilizzata nel Centro Disturbi dell’Umore dell’ospedale San Raffaele di Milano.
    I terapeuti si sono resi conto che i pazienti ricoverati in stanze orientate ad est e dunque esposti a una luce più intensa, avevano dei ricoveri più brevi (2/3 giorni) a parità di terapia farmacologica, rispetto a quelli che occupavano le stanze a ovest e quindi esposti a minore irraggiamento. Dopo che le medesime osservazioni sono state fatte anche in Svizzera e Germania, i medici responsabili hanno creato un protocollo terapeutico specifico che prevede l’esposizione, per 30 minuti al giorno, sempre alla stessa ora (anche questo dato desunto dall’esperienza), o al risveglio, a una luce specifica che assomiglia a quella solare (nel caso del S. Raffaele si usano delle finte finestre che riproducono la luce naturale). L’unica condizione è che il paziente mantenga gli occhi aperti (senza bisogno di guardare la fonte di luce) affinché la luce colpisca la retina e da lì arrivi al cervello. Questa tecnica cronobiologica aiuta i pazienti a ristabilire il giusto ritmo sonno veglia che comporta (come nel caso delle depressioni) un miglioramento generale dell’umore e che arriva, a volte, a rendere superfluo l’uso dei farmaci, o comunque, a diminuirne i dosaggi. Per noi miriamici niente di nuovo se non la soddisfazione nel constatare di come Madre Natura fornisca sempre i rimedi più giusti per curare i suoi figli

    mandragola11
    Moderatore
    Post totali: 176

    Mi riaggancio al post di m_rosa. Per noi miriamici davvero non fa meraviglia che Madre Natura fornisca i rimedi e consenta di intuire i mali, specie a quegli esseri che hanno i sensi ancora poco sovrastrutturati, come nel caso della neonata che ha rifiutato il latte materno da un seno e la mamma insospettita ha scoperto di avere un tumore: “salvata dalla propria neonata che ha «annusato» il cancro al seno durante l’allattamento. La piccola Matilda che aveva appena ricevuto dalla madre il dono della vita, gliel’ha restituito appena venuta la mondo.”(Corriere della sera 2-2-2019). Le vie della vita sono davvero infinite, poco importa perché e percome, fatto sta che nella funzione materna qualcosa che si era inceppato ha permesso un epilogo buono, per la madre e per la figlia.No?
    Quando l’essere svolge la sua funzione naturale, i sensi funzionano e vanno in aiuto, come nel caso pure dei cani che col fiuto riconoscono la presenza del diabete e per questo sono utilizzati nella diagnostica.
    Ecco che una purificazione dei sensi diventa necessaria e in tal senso la sperimentazione offerta nella Schola con la Terapeutica Ermetica, è un’opportunità per me unica. E, dati i numerosi riscontri positivi, di questo non finirò mai di ringraziare!
    Un caro saluto

    ippogrifo11
    Moderatore
    Post totali: 85

    Voglio condividere una notizia appena appresa: un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Candiolo in Piemonte, da tempo impegnati nella ricerca sul cancro, ha pubblicato sulla rivista Science un articolo nel quale si afferma che, analogamente ai batteri che sono in grado di sviluppare resistenze agli antibiotici, anche le cellule tumorali, per effetto della stessa terapia, che mira a impedirne la riproduzione incontrollata, evolvono modificando il proprio corredo genetico così da sfuggire all’azione delle terapie e riproporre la propria aggressività come avviene nel caso delle recidive.
    Questa condizione, chiamata “mutagenesi adattativa”, starebbe a dimostrare, una volta di più, che DNA cellulare e ambiente, in questo caso l’ambiente stesso della cellula, sono in stretta interazione e che il DNA è in grado di autoriprogrammarsi per opporre resistenza all’ambiente diventato ostile alla sua sopravvivenza e riproduzione.
    L’articolo mi ha fatto riflettere sulla tendenza innata della vita a difendere sé stessa e la propria capacità di riprodursi, indipendentemente dalla direzione in cui questo avviene. Nel caso della cellula tumorale la vita appare tutta e soltanto confinata nell’ambito della stessa cellula, avulsa cioè dalla sintesi vitale e unitaria dell’organismo preso nel suo insieme: perduta la coscienza del tutto, il fenomeno vitale si riduce e si esaurisce nella sfera circoscritta della realtà individuale, dunque sciolta dal principio ordinatore e funzionale che tiene insieme, compenetrandole, tutte le cellule dell’organismo. In definitiva si tratta, così mi pare, della perdita da parte della cellula tumorale, dell’equilibrio e della finalizzazione insita nel principio vitale dell’organismo di appartenenza e col quale, evidentemente, non è più in relazione. A questo punto, però, mi resta la domanda: perché la cellula a un certo punto perde tale contatto? E come fare per riportare la cellula all’equilibrio primigenio? La Terapeutica Ermetica va ad agire proprio in questa direzione?
    Scusate, avevo detto una domanda e in realtà me ne sono ritrovato tre.
    Una buona serata a tutti.

    • Questa risposta è stata modificata 5 giorni, 2 ore fa da  ippogrifo11.
    m_rosa
    Moderatore
    Post totali: 169

    Per collegarmi a Ippogrifo, è come se la cellula si facesse sopraffare da una forza centripeta che la chiude in se stessa e che la fa vivere solo per sè, facendole perdere il senso della Vita che riguarda l’organismo intero. E’ un principio egoistico che, come dici tu, le fa perdere la coscienza del tutto. Io non so rispondere alla domanda di come faccia la cellula a perdere il contatto, però so come faccia un essere umano a perdere il contatto con la Vita, è quando nutre esclusivamente le proprie esigenze, i propri bisogni, le proprie specificità, tendenze, personalismi, interrompendo, in tal modo, il contatto con l’Organismo Vita di cui è parte.
    Se devo continuare il ragionamento, portandolo alla realtà di noi Miriamici, potrei dire che l’unico modo per (ri)acquistare l’equilibrio è rivolgerci a quel Centro Propulsore dal quale proviene l’Energia che con la Terapeutica Ermetica ci va a sanare.
    Buona serata a tutte/i

    mandragola11
    Moderatore
    Post totali: 176

    Interessanti domande, caro Ippogrifo… mi piacerebbe che alla prima provassero a rispondere i ricercatori che hanno osservato il comportamento della cellula. Personalmente, non riuscendo a scindere un essere vivente dal tutto per quanto squilibrato e considerandolo una vita finchè respira, più che una perdita di contatto, penso a una scelta distruttiva, a quel libero arbitrio che ci fa scegliere da che parte andare…in quale faccia della medaglia rispecchiarsi…in questa vita…
    Ecco, questa per me è la difficoltà che si può incontrare: darsene una ragione di questa scelta distruttiva, da qui l’importanza, seguendo il ragionamento di m_rosa, di un organismo iniziatico ininterrotto che ha la visione di un percorso lungo le esistenze dell’individuo, tale da individuare le cause scatenanti le nostre scelte e ricondurci così a monte, ab origine …ed ermeticamente e terapeuticamente offrirci la possibilità di un risanamento profondo, vero, risolutivo, possibilità che sta poi a noi di cogliere… sempre grazie alla stessa libertà di scelta…o no?

    holvi49
    Partecipante
    Post totali: 75

    Il dogma centrale della biologia asseriva che l’informazione ereditaria scorresse in un’unica direzione: dal DNA alla proteina, tramite l’RNA ,e mai in senso opposto. Dunque, le informazioni ambientali non possono modificare il destino genetico. Questo significa che l’informazione genetica è disconnessa dall’ambiente.
    Nel 1975 Howard Temin ricevette il premio Nobel per aver scoperto la trascrittasi inversa,l’enzima che copia l’informazione dell’RNA nel codice del DNA. L’implicazione del suo lavoro è che attraverso l’elaborazione inversa i cambiamenti nel patrimonio genetico possono essere provocati intenzionalmente o attraverso l’influenza dell’ambiente, e non solo mediante mutazioni accidentali come si era supposto.
    Un’altra dottrina del dogma centrale fu demolita nel 1990 dal biologo Frederik Nijhout: i geni non sono “auto-emergenti” e non possono “accendersi e spegnersi da soli” Cosa è responsabile della lettura di un gene? Queste le parole di Nijhout: <<Quando è necessaria la produzione di un certo gene, un segnale proveniente dal suo ambiente, e non una proprietà del gene stesso, attiva l’espressione di quel gene>>. In parole povere, i segnali ambientali controllano l’attività dei geni.
    La scienza dell’epigenetica riconosce che è l’ambiente, e non il DNA racchiuso nel nucleo, a determinare le azioni della cellula. Le informazioni provenienti dall’ambiente sono tradotte in risposte biologiche attraverso l’azione della membrana cellulare, che funge da pelle nonché da cervello della cellula.
    Ed ora torniamo al post di Ippogrifo, le cui domande sottendono una infinità di considerazioni, alcune delle quali potrebbero articolarsi con quanto esposto sopra. Può, ad esempio, un comportamento (stile di vita) innescare uno stimolo che determini una risposta a livello genetico di una codificazione già insita( ereditarietà)? O, ancora, un qualsiasi segnale esterno, reiterato, modificare strutture che si manifesteranno,poi, con una patologia? E veniamo alla Scienza Ermetica. Qui è data libera facoltà ad ognuno di azzardare considerazioni in virtù della propria operatività che gli consente di intravedere, forse, una azione mirata al ristabilimento di un equilibrio per innumerevoli cause perduto o momentaneamente abbandonato.
    Vi abbraccio.

    Buteo
    Partecipante
    Post totali: 60

    Condivido l’osservazione di Ippogrifo11 quando parla di “tendenza innata della vita a difendere se stessa e la propria capacità di riprodursi, indipendentemente dalla direzione in cui questo avviene”.
    Lo vediamo in qualsiasi cellula, conformemente alla propria specializzazione. Negli organismi, semplici o complessi, ogni cellula contribuisce con la propria attività al funzionamento dell’organo e, quindi, all’esistenza dell’organismo di cui è parte integrante e dal quale riceve a sua volta ciò che le occorre per mantenere se stessa viva.
    Quando un evento causa l’alterazione di una o più strutture o quando difettino le sostanze necessarie al suo funzionamento, la cellula, se riesce, prende dall’ambiente in cui è immersa ciò che possa confarsi alle mutate necessità. Non è una scelta consapevole, è un espediente intelligente cui ricorre per mantenersi attiva, cioè in vita. È verosimile che, proprio grazie a questa capacità adattativa e intelligente della materia, la vita abbia avuto inizio e continui a evolversi nelle sue infinite forme che vediamo sulla Terra.
    Se la cellula fosse consapevole, attuerebbe (ove possibile) quelle strategie che consentano la sopravvivenza sua e quella dell’organismo che la contiene. Può invece succedere che le nuove competenze e capacità replicative della cellula vengano a collidere con la condizione di sanità dell’organo di cui è parte, generando malattia, se non exitus dell’organismo e quindi della stessa cellula. Morte che, sappiamo, lungi dall’essere morte della materia, è invece ‘principio di vita nova’.
    Ai ‘fini’ della vita in sé, appare indifferente quali pieghe prendano le attività delle varie cellule. Non così per un organismo individuato, quale il nostro, che soffre e perisce. Ippogrifo11 ci invita quindi ad attivarci per conservare o riacquisire la sanità di ogni nostra cellula. E nel farlo ci propone immagini in cui è sottesa un’implicita analogia fra la cellula e la nostra personalità umana, là dove parla di vita “confinata nell’ambito della stessa cellula, avulsa cioè dalla sintesi vitale e unitaria” di perdita “dell’equilibrio e della finalizzazione insita nel principio vitale dell’organismo di appartenenza” di ripristino del “principio ordinatore e funzionale che tiene insieme, compenetrandole, tutte le cellule dell’organismo”. Organismo nel quale ogni cellula è un uomo.

    garrulo1
    Partecipante
    Post totali: 230

    Gli ultimi post mi portano ad una riflessione, se vogliamo di sintesi, molto terra/terra, non ho competenze per avventurarmi in questioni troppo scientifiche sull’argomento. Mi sembra però evidente che una cellula tumorale possa essere definita quale perfetto esempio di egoismo esasperato, nulla le interessa di un’organizzazione collettiva e finalizzata a benessere e sopravvivenza di un intero complesso vitale, ma solamente avviluppata all’interno di un meccanismo di autoprotezione, in completa scissione rispetto all’ambiente circostante. Aggiungo ancora una considerazione: questa estrema esaltazione della componente egocentrica, in combinazione con un’assoluta assenza di consapevolezza “in proiezione”, porterà inevitabilmente la cellula tumorale verso la distruzione, o perché l’organismo nella sua interezza, attraverso la terapia, ha reagito annientando il nemico, oppure perché, in caso di vittoria del ribelle, la casa madre, inevitabilmente crollerà in testa all’ospite indesiderato, coinvolgendolo fino in fondo nel crollo di tutto il castello. Anche da qui, pare di capire quanto siano pericolosi gli eccessi egoistici.
    Un caro saluto a tutti

    GELSOMINO
    Partecipante
    Post totali: 84

    <<Quando è necessaria la produzione di un certo gene, un segnale proveniente dal suo ambiente, e non una proprietà del gene stesso, attiva l’espressione di quel gene>>. In parole povere, i segnali ambientali controllano l’attività dei geni.
    La scienza dell’epigenetica riconosce che è l’ambiente, e non il DNA racchiuso nel nucleo, a determinare le azioni della cellula.
    Riporto questo pezzo dal post di Holvi per pormi una domanda : è mai possibile che nel DNA siano a priori presenti tutti geni per rispondere a qualsiasi stimolo ambientale ?
    Siccome mi riesce difficile crederlo, mi immagino che alla fine si arriverà a dire che il DNA ha la capacità di programmarsi per rispondere agli stimoli dell’ambiente

    GELSOMINO
    Partecipante
    Post totali: 84

    Mi ritrovo con Garrulo , perché è sicuramente vero che anche la cellula tumorale persegue il suo fine ,ma la sua finalità non è più in linea con l’obiettivo complessivo (per il quale tra l’altro era inizialmente progettata) ,per cui il risultato finale non è più raggiunto (lo stato di sanità e di efficienza dell’organismo di cui è parte)

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