Lo spirito di fratellanza secondo Giuliano Kremmerz

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    Così al 1897 io ho ideato questa antologia cui detti il titolo di Mondo Secreto, perché io cerco di trasfondervi e raccogliere quanto si dice e si può dire sul mondo delle anime.

    Il congresso organizzato dal sig. Dawson Rogers ha avuto il successo più lieto sotto il programma dell’unione spirituale dei militi e duci dell’idea spirituale, e deve il suo coronamento finale al nessun particolarismo che è sempre e continuamente la serpe che divide la famiglia umana in sette ed eresie, e i duci classifica in tanti piccoli pontefici di cui ognuno è fiero della sua chiesa… Io credo, e il mio credo non è dettato dal desiderio della concordia vaga, che il lavoro di tutti coloro che veramente credono e veramente sperano debba stringerli in una sola famiglia, cui ognuno porta il suo contributo di propaganda e il prodotto dei suoi studii… Anche se la lettera ci dovesse dividere, lo spirito di amore per la verità ci deve unire nella verità assoluta destinata a manifestarsi a tutti quelli che ne sono degni. (MS,I,435) – Se si riflette che tutti gli ordini religiosi e monastici di tutte le religioni del Mondo sono, come nella natura visibile, fondati sulla gerarchia e sull’obbedienza, e che gli spiriti elevati capaci dell’ascesa completa sono comparsi e compariscono in tutti gli ordini delle religioni diverse, e che nella gerarchia e nell’obbedienza le Unità indipendenti si formano senza squilibrio, scaturisce limpido che in Magia è nel falso colui che crede staccare il fratello dal fratello, il compagno dal compagno, il discepolo dal maestro per creare la sinagoga satanica del disaccordo e della divisione, generatrici di passioni di odio terribili, che impediscono il progresso dello spirito nella zona altissima della verità…Chi è che forma l’Unità mentale del Logos nell’iniziando, la Luce divina o lo spirito della terra? L’obbedienza o l’orgoglio? Lo spirito dell’Universo o l’alito della bestia?…L’intendimento è falso quando in chi comincia predomina lo spirito della terra. E’ lo spirito di obbedienza e di amore che è essenzialmente divino. Se si riflette a tutti i giuochi e i sofismi che lo spirito individuale di orgoglio può fare in questo enunciato di obbedienza e di amore si comprenderà che catastrofe aspetta colui che torce le interpretazioni a suo modo (A,320-321) – E’ legittimo che ogni uomo pensi a se, che rivolga il suo studio, il suo intelletto, le sue aspirazioni a riconquistare ciò che il tipico Adamo dei cabalisti, prevaricando, perdette. Ma non bisogna dimenticare che l’umanità è una, e che la solidarietà umana è un dovere imprescindibile di ognuno che aspira alla corona regale della verità. E’ idealismo? Non sorridere, o lettore, perché nel senso volgare non ho abbastanza isterismo per creare illusioni a me e agli altri. E’ la realtà della vita, che lo impone. L’uomo muore e rinasce. Raccoglie rinascendo il frutto che ha seminato; sulla terra i terrigeni son sempre gli stessi, mentre nei cimiteri le ossa si convertono in carbonato di calce, i morti rivivono. Noi siamo sempre gli stessi, membri della stessa famiglia. Di comune abbiamo il sangue, la carne, le ossa che la terra ci restituisce; la pace, i dolori e le aspirazioni che sono prodotti della nostra giustizia, delle nostre colpe, e della nostra esperienza antica. La ragione, la comunità di origine, la convivenza ci obbligano a non rifiutare a chi è più infelice di noi la mano aperta che tutto dà, senza desiderio di compenso o di premio. (C,II,160) – L’Unità è sintesi completa in basso come in alto – nell’infinitamente piccolo e nell’infinitamente grande – è il sigillo della solidarietà umana  sulla immensa distesa di questa piccola terra – è sinonimo di carità e di amore, quando le due parole vogliono infrangere le barriere di pregiudizio che separano gli uomini e le nazioni tra loro – è l’espressione numerica del creato infinito indefinibile, anima di tutte le anime e corpo di tutti i corpi – è valore assoluto della intelligenza che presiede al sistema dei mondi e alla catena gerarchica delle anime – è valore relativo nel monos – è virtù nella essenza pitagorica delle cose separate e unite. Uno è il Tutto…Unus è un segno di progresso perché tutte le tendenze alla unità sintesi sono simbolizzate in questo ascenso ideale della Unità piccola alla Unità complessa, che abbraccia ogni manifestazione della civiltà. Nella scienza l’aspirazione è alla conoscenza unica; nella vita sociale, come i comuni si fondono nelle nazioni, queste tendono all’aggruppamento etnografico per poi aspirare alla sintesi unitaria della razza e poi alla fusione della razza nella umanità. La barbarie si separa dal mondo moderno pel carattere della fusione del piccolo separato nel grande omogeneo. Unus, la formola matematica ideale del dio somma delle anime terrestri. (C,I,39) – Il materialismo brutale ha conquistato le masse per due ragioni sodissime: l’una positiva, l’altra negativa. Positivamente percepisce la civiltà come la maggiore copia di bene sensibile da offrire alle moltitudini in soddisfazione dei bisogni di tutti i momenti…Negativamente perché sorride innanzi alla impotenza delle vecchie organizzazioni spiritualiste religiose che non possono dare niente in questa valle di lacrime e tutto rimandano a dopo…che ci è venuto un tiro secco…L’idea della maggiore copia di benefici al popolo sulla terra non è prettamente materialista. Il fondamento essenziale della Carità e dell’Amore …presuppone il comune vantaggio dei beni della natura e della cooperazione scientifica dei più progrediti in uomini associati…carità e amore presuppongono la solidarietà nella specie, socialmente e idealmente…Voi, o lettori, sappiate che la mano aperta è simbolo di liberalità e di franchezza e, ai nostri compagni di studio, che la nostra parola accompagnano alla pratica, noi non ci stanchiamo mai di ripetere che come cittadini devono essere esempio costante di rettitudine e come uomini di solidarietà e di altruismo inteso nel senso classico di carità ed amore, nella vita privata e pubblica, onde nella serena concezione della vita possano trovare l’equilibrio che aprì nell’animo la parola di quell’ermete misterioso e divino che porta la luce e il potere di una buona volontà attiva nel bene, tollerante della inferiorità morale dei meno evoluti e perpetuamente pronti a soccorrerli, col pensiero, la parola, l’azione, senza speranza  di un  premio anche  morale, perché i bambini e gli uomini inferiori sono essenzialmente ingrati.  (C,I,52-54) – Nella società umana, come in tutte le società animali, gli esseri si giovano dei mezzi che sono messi a loro disposizione per soddisfare i propri bisogni e farsi innanzi bramosi di dominio e signoria. La società che riunisce gli uomini e dovrebbe affratellarli è, contrariamente a tutto ciò che si scrive nei libri, un campo chiuso di lotte continue tra uomini, tra famiglie, tra classi – e la lotta negli strati bassi è per la sola esistenza o pel pane, negli strati più alti è pel dominio e per la ricchezza o per gli onori. (SM,I,138) –  Siamo  fratelli, fratres tutti noi che seguiamo gli stessi studi, le stesse investigazioni, lo stesso ideale. Fuori qualunque ordine monastico, nel passato, si chiamarono fratelli i Cabalisti sparsi per il mondo, gli Alchimisti e gli Ermetisti, tutti investigatori del grande arcano della natura umana. Fratelli che personalmente ci conosciamo o no, che discorriamo insieme o che non ci vediamo mai, o che non ci siamo conosciuti né ci conosceremo mai…Il sentimento della solidarietà umana si presenta a noi quando pensiamo ai nostri simili, partecipanti al beneficio trovato, investigato e raccolto da noi…Questa è la Maria ideale, la Myriam, scritta all’ebraica e cabalisticamente, che è la maternità di una tanto enorme accolta di fratelli che hanno succhiato lo stesso latte e son dispersi nell’universo alla continua ricerca del Grande Arcano della Natura. (D,63-65) –  Colui il quale si iscrive alla Fratellanza deve aver già compreso che il mondo universo non è estraneo all’uomo e che l’uomo è un tutto completo con la società umana di cui è una cellula infinitesima. Quindi egli non considera gli uomini come esseri singoli, estranei a lui per una individualità in eterno, ma come sangue del suo sangue, carne della sua carne, pensiero del suo pensiero. Questa teoria dell’unità, parrà a prima vista una utopia come quella dell’uomo perfetto, ma non la è, perché nel fondo dell’uomo più volgare esistono quotidiane ed ininterrotte prove che egli non è estraneo neanche alle cose considerate inanimate che colpiscono i nostri sensi. Gli uomini meno proclivi ad occuparsi del loro prossimo, si commuovono del pianto di un bambino martoriato, del lamento di un sofferente, delle grida di una vedova, delle lacrime di un’orfana. Che significa tutto ciò se non un senso misterioso di verità che è nel fondo di ogni essere pensante, il quale avvisa che il pianto, il lamento, le grida, le lacrime lo riguardano più da vicino di quanto apparentemente creda? La civiltà e il progresso dei popoli moderni sono fondati sulla maturità di questi sentimenti. Per le quali ragioni tutti coloro che si sentono uniti alle gioie e ai dolori dei propri simili, sono esseri perfettibili fino all’assoluta santità e diventano soldati anonimi di una grande società di perfettibili che lavorano pel bene dei meno progrediti. (SM,III,258-259) – L’uomo è un numero partecipante della gioia e del dolore della società umana in cui vive; La famiglia è ricca di bene quando il contributo di bene di tutti i suoi figli è costante. (SM,III,520) – La Scuola Ermetica deve essere considerata da ogni ascritto come un Ente benefico, alle cui simboliche fonti ogni ascritto deve sapienza e grazia – e la Fratellanza una immensa corrente di bene e di Luce. La personalità collettiva e grandiosa di questa Fratellanza Ideale, famiglia di perfettibili senza altra pretesa che di progredire e spandere dovunque e comunque l’esempio di una grande opera civile, che si manifesta con un insegnamento progressivo a tutti gli uomini di buona volontà, non deve essere menomata, posposta o impersonata da un nome o da alcuni nomi, anche se questo uno o questi più ripetano i miracoli taumaturgici dei grandi iniziati di tutti i tempi e di tutte le razze. Ogni adepto di questa scuola quindi non può emergere né lo deve a detrimento della personalità collettiva della Scuola e Fratellanza, anche che il Nume lo renda degno di riverenza e fama. Non per principio di falsa umiltà comune a diverse sette, ma perché ognuno di noi deve considerarsi un numero, che tanto esplica le sue funzioni virtuose nella realtà della vita per quanto il proprio valore è originato, aumentato e intensificato dalla grande corrente psichica di una catena di volontà che può diventare immensa, pur passando ignorata dalla folla. (art. 49 P+F+)

    scarica il pdf La Parola al Maestro

    admin Kremmerz
    Amministratore del forum
    Post totali: 839

    Non posso né aggiungere ne quanto meno togliere niente alle parole sacre del Maestro, posso solo riferire di condividere tutto quanto sopra riportato, promettendomi di leggere e rileggere i suoi scritti ed augurandomi di comprendere sempre un “granellino” in più della sua Scienza – delle sue parole di Amore.

    admin Kremmerz
    Amministratore del forum
    Post totali: 839

    La crescente informazione e la comunicazione globale hanno spogliato la religione del suo fascino togliendone incontrovertibilità dogmatica e intaccandone la fede indispensabile. Per contro, quella scienza ufficiale che doveva porgere i perché si è perduta nella specificazione di settore e non ha saputo dare alla vita il senso che solo un progetto unitario può restituire. Esistono quindi, ancor più di un tempo, tante frammentazioni della Verità che disgregano la certezza in Qualcosa di eterno cui poter aggrappare il proprio domani: giovani e non più giovani vivono male, e non solo per la crisi economica.
    La Tradizione Iniziatica occidentale, faticosamente, fra varie dottrine orientaleggianti e le insidie di una sensorialità fine a sé stessa, si delinea come possibilità di conciliare la scienza di frontiera e la ricerca storica, la sperimentazione pratica e l’idealità di una filosofia antichissima: quindi attrae, nonostante la velocità dei ritmi quotidiani renda faticosa la com-prensione.
    Oltre un secolo fa Kremmerz, già ‘globale’ prima che una rete informatica desse corpo alla rete che ci affratella umani, per mandato ricevuto fondava una Schola svincolata dalle aristocrazie di maniera e da ogni pretesa di élite sociale e proponeva un cammino per riti, volto a restituire alla buona volontà-capacità del singolo (quale che fosse tale singolo e a prescindere dalla sua provenienza) la misura del proprio ascenso e la qualità del suo contributo alla società. In quel Pragmatismo che pose le fondamenta di una filosofia nuova, per quanto millenaria, gli alcuni di un tempo sono diventati i parecchi del nostro e forse saranno i molti di domani.
    Quindi credo, profondamente credo perché ne sento l’eco vibrante dentro di me, che di là dai suoi appartenenti, siano essi Maestri o no, la Fratellanza di Miriam sia una curvatura: come nella nota serie di fantascienza, Essa consente lo scatto propulsivo alla nave della mentalità e concretizza la speranza di un significato. La pratica, via via, in forza di un distillato di secoli, dà materia a quanto di Numinoso può esistere nell’essere umano e, contemporaneamente, restituisce alla matrice cerebrale l’anelito alla mirionima Bellezza della Natura: anelito senza il quale non si può vivere bene e, soprattutto, non si dà vita al Bene.
    Original author: sal

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 457

    “…nessun particolarismo che è sempre e continuamente la serpe che divide la famiglia umana in sette ed eresie, e i duci classifica in tanti piccoli pontefici di cui ognuno è fiero della sua chiesa.” Le parole del Maestro Kremmerz mi fanno molto riflettere su me stessa e di conseguenza sul comportamento in genere degli individui. Ognuno vuole sentirsi un po’ speciale, un po’ unico. Questo mi pare sia il particolarismo, la serpe che divide. Nella Schola noi siamo educati ad essere tramiti, numeri, ad agire impersonalmente e disinteressatamente, a non sentirci degni o al contrario indegni. Quindi il compiere in catena in riti della Schola, agganciati per irraggiamento al Centro, unitamente all’azione personale di riflessione e critica costruttiva, può far raggiungere il punto di equilibrio tra la propria individualità più profonda e l’impersonalità. E può farci sentire fratres, uniti dallo stesso Ideale e nutriti dallo stesso latte. Infatti il Maestro Kremmerz nell’articolo della P+F+ riportato dice: “…il proprio valore è originato, aumentato e intensificato dalla grande corrente psichica di una catena di volontà che può diventare immensa, pur passando ignorata dalla folla” . Bisognerebbe non scordalo mai.

    ulisse
    Partecipante
    Post totali: 12

    “Voi, o lettori, sappiate che la mano aperta è simbolo di liberalità e di franchezza…”. Non poteva l’aureo Kremmerz non riferirsi al linguaggio della mano. Qual simbolo e strumento è la mano! Per Aristotele la mano era organo degli organi, strumento degli strumenti nel corpo umano; Anassagora – pare – dicesse che nella sua forma compaiono segni indicatori e tendenze dello spirito. Quante cose sono create dalle mani, e altrettante sono indicate e suggerite già dai lontani tempi paleolitici che ci hanno lasciato in eredità impronte di mani e mani aperte nelle loro caverne-tempio. Così come molte delle prime sculture di grandi madri e sacerdotesse erano plasmate nell’atto di alzare in alto ambedue le mani, mostrando il palmo e le dita separate. Alcuni traggono dalla radice MA = misurare, costruire, il termine. Ma la parola sembra avere pari radice anche col termine manifestazione, assurgendo la mano, così, a simbolo di passaggio dall’idea al reale. Molte le terminazioni nervose concentrate nella mano la quale, in particolare la destra, è nelle tradizioni, associata al “dare”. Tanto che nell’antica Roma manu-mittere significava lasciare andare dalla mano, ossia mettere in libertà. Solo oggi ha acquistato un significato negativo. E ci sarebbe molto altro da dire. Per ora vi saluto cordialmente tutti

    admin Kremmerz
    Amministratore del forum
    Post totali: 839

    In realtà la società spesso vede i rapporti sociali nettamente divisi in: mistico amore con invasione di privacy per imposizione dei propri presupposti “credi”, oppure rispettosa equidistanza dalle problematiche altrui, molto simile al disinteresse totale.
    Il Maestro, come sempre, dettaglia una visione Myriamica, costituita da Amore per l’intera umanità, in nome di un patto liberale, fraterno e rispettoso.
    Questo patto nella sua elevatezza ama perfino chi non si conosce o che “non si conoscerà mai” nella piena acettazione dell’universalità ed impersonalità.
    La “cellula infinitesima” che costituisce il proprio numero è garanzia di appartenenza al corpo universale ma di non esserne materia invadente.
    Quale inesorabile bellezza nell’aver incontrato in questa vita la consapevolezza del proprio numero?
    Original author: Mercurius3

    mara329
    Partecipante
    Post totali: 88

    “Colui il quale si iscrive alla Fratellanza deve aver già compreso che il mondo universo non è estraneo all’uomo e che l’uomo è un tutto completo con la società umana di cui è una cellula infinitesima”. Faccio riferimento a questo fondamentale concetto del maestro Kremmerz, per commentare la trasmissione di ieri sera “Ulisse” sui rituali, sacri o profani, detti dagli antropologi Riti di Passaggio. Bene che se ne parli, ma possibile che non vi sia uno sviluppo di questi studi? Giustamente è stato chiarito che tali riti non sono solo legati alla vita dell’individuo ma anche alla Natura, così i solstizi e gli equinozi che hanno dato vita a cerimonie che uniscono tutta la comunità con riti particolari. Ma gli antropologi suppongono che alcuni riti siano nati dalla paura che la luce potesse non succedere alle tenebre e che perciò si operava per scongiurare tale pericolo, arrivando anche a dare la nascita a divinità della luce, come Mitra o Gesù, intorno al 24-25 dicembre. Ciò che mi lascia interdetta è che si possa ancora credere che gli uomini del passato fossero così stupidi da non accorgersi che al buio inverno seguiva sempre l’aumento della luce, e il conseguente pensiero che oggi l’uomo non ha più bisogno di questi riti perché sa come stanno le cose. Questa concezione è ancora frutto dell’universo-macchina? Come mai tutte le discipline scientifiche non si uniformano agli sviluppi della scienza di frontiera e della fisica più all’avanguardia? Perché non guardano all’Ermetismo che di riti parla e spiega?

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