La Scienza Ermetica nelle Arti

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  • mandragola11
    Partecipante
    Post totali: 238

    Infatti, sono d’accordo con te, Macrobio! Purtroppo il senso del rispetto per gli usi e le tradizioni, compresi i rituali con i quali gli Egizi intendevano rendere eterni i loro corpi, protetti da estranei, profanatori e prevaricatori, si è perso nei luoghi comuni del pensiero comune per mire comuni.
    E a proposito di luoghi …non comuni… quelli che hanno il Genius Loci, amato e custodito da chi vi abita, ieri il tg dava notizia che in Australia i turisti non potranno visitare più l’URURU, lo spettacolare monolito in arenaria, patrimonio dell’umanità e montagna sacra degli aborigeni Anangu. Ebbene proprio grazie alle loro richieste dal prossimo ottobre nessuno potrà più percorrerla e insudiciarla…

    Carissimi, come non pensare al nostro caro Ninfeo?

    Mercurius3
    Partecipante
    Post totali: 114

    Il Ninfeo!!! Certo Mandragola, che bella esperienza insieme…per tanto tempo successivo siamo tornati ad onorarlo con buste per l’immondizia in mano, ma…ce ne volevano sempre di piu’…sembrava facessero a gara a chi prima rinunciasse al rispetto. La situazione è veramente peggiorata, spero che non sia la carta di tornasole della condizione umana verso la Natura…poi ci lamentiamo delle sue risposte chiare atmosferiche…e magari ci preoccupiamo solo delle macchine butterate dalla grandine. La Natura grida, parla, comunica, ma ci vogliono orecchie per intenderla, ci vuole un cuore per amarla, ci vuole un’anima per integrarla. Confido molto nei giovani, organizzati per pulire spiagge e pinete, bellissimi da vedere con la loro gioia e buona volontà per un mondo …a misura d’uomo e non una Natura violentata a misura di omuncoli (logicamente non magici!)
    Un caldo abbraccio

    seppiolina74
    Partecipante
    Post totali: 81

    Buonasera a tutti i naviganti! Vorrei condividere il breve testo di un’opera lirica, un'” aria” intitolata ” Casta Diva, tratta da ” La Norma” di Vincenzo Bellini, 1831.
    Sarà nota ai più, non c’è alcun dubbio, eppure ascoltanto attentamente il testo, mi ha colpito come l’autore parla della Luna. È infatti a Lei, Casta e Diva, che egli dedica uno dei brani più toccanti, struggenti e passionali che siano mai stati composti e che alla sottoscritta, commossa, ha ricordato tanto l’Amore della Miriam.

    Il Testo è il seguente:
    ” …Casta Diva che inargenti queste sacre, antiche piante..A noi volgi il bel sembiante, senza nube e senza vel!
    Tempra, o’ Diva, tempra tu de’ cori ardenti, tempra ancora il zelo audace..
    Spargi in terra quella pace che regnar tu fai nel ciel..”

    Buona serata a tutti

    g_b
    Partecipante
    Post totali: 33

    Buonasera seppiolina74 e grazie per questa condivisione. All’ascolto dell’aria della Norma, mi piace associare questo dipinto di Caspar David Friedrich, grande pittore Tedesco contemporaneo al Bellini. “Uomini che osservano la luna”

    Buona notte a tutti

    guglielmo tell
    Partecipante
    Post totali: 107

    inno a venere con pronuncia classica, diversa da quella ecclesiastica studiata a scuola:

    Aēnĕădūm gĕnĕtrīx, hŏmĭnūm dīvūmquĕ vŏlūptās,
    ālmă Vĕnūs, caēlī sūbtēr lābēntĭă sīgnă
    quaē mărĕ nāvĭgĕrūm, quaē tērrās frūgĭfĕrēntīs
    cōncĕlĕbrās, pēr tē quŏnĭām gĕnŭs ōmne ănĭmāntūm
    5cōncĭpĭtūr vīsītque ēxōrtūm lūmĭnă sōlīs:
    tē, dĕă, tē fŭgĭūnt vēntī, tē nūbĭlă caēlī
    ādvēntūmquĕ tŭūm, tĭbĭ suāvīs daēdălă tēllūs
    sūmmīttīt flōrēs, tĭbĭ rīdēnt aēquŏră pōntī
    plācātūmquĕ nĭtēt dīffūsō lūmĭnĕ caēlūm.
    10Nām sĭmŭl āc spĕcĭēs pătĕfāctāst vērnă dĭēī
    ēt rĕsĕrātă vĭgēt gĕnĭtābĭlĭs aūră făvōnī,
    āĕrĭaē prīmūm vŏlŭcrēs tē, dīvă, tŭūmquĕ
    sīgnĭfĭcānt ĭnĭtūm pērcūlsaē cōrdă tŭā vī.
    Īndĕ fĕraē pĕcŭdēs pērsūltānt pābŭlă laētă
    15ēt răpĭdōs trānānt āmnīs: ĭtă cāptă lĕpōrĕ
    tē sĕquĭtūr cŭpĭdē quō quāmque īndūcĕrĕ pērgīs.
    Dēnĭquĕ pēr mărĭa āc mōntīs flŭvĭōsquĕ răpācēs
    frōndĭfĕrāsquĕ dŏmōs ăvĭūm cāmpōsquĕ vĭrēntīs
    ōmnĭbŭs īncŭtĭēns blāndūm pēr pēctŏra ămōrēm
    20ēffĭcĭs ūt cŭpĭdē gĕnĕrātīm saēclă prŏpāgēnt.
    Quaē quŏnĭām rērūm nātūrām sōlă gŭbērnās
    nēc sĭnĕ tē quīcquām dīās īn lūmĭnĭs ōrās
    ēxŏrĭtūr nĕquĕ fīt laētūm nĕque ămābĭlĕ quīcquām,
    tē sŏcĭām stŭdĕō scrībēndīs vērsĭbŭs ēssĕ
    25quōs ĕgŏ dē rērūm nātūrā pāngĕrĕ cōnōr
    Mēmmĭădaē nōstrō, quēm tū, dĕă, tēmpŏre ĭn ōmnī
    ōmnĭbŭs ōrnātūm vŏlŭīsti ēxcēllĕrĕ rēbūs.
    Quō măgĭs aētērnūm dā dīctīs, dīvă, lĕpōrēm.
    Ēffĭce ŭt īntĕrĕā fĕră moēnĕră mīlĭtĭāī
    30pēr mărĭa āc tērrās ōmnīs sōpītă quĭēscānt.
    Nām tū sōlă pŏtēs trānquīllā pācĕ iŭvārĕ
    mōrtālīs, quŏnĭām bēllī fĕră moēnĕră Māvōrs
    ārmĭpŏtēns rĕgĭt, īn grĕmĭūm quī saēpĕ tŭūm sē
    rēĭcĭt aētērnō dēvīctūs vūlnĕre ămōrīs,
    35ātque ĭtă sūspĭcĭēns tĕrĕtī cērvīcĕ rĕpōstā
    pāscĭt ămōre ăvĭdōs ĭnhĭāns īn tē, dĕă, vīsūs,
    ēquĕ tŭō pēndēt rĕsŭpīnī spīrĭtŭs ōrĕ.
    Hūnc tū, dīvă, tŭō rĕcŭbāntēm cōrpŏrĕ sānctō
    cīrcūmfūsă sŭpēr, suāvīs ēx ōrĕ lŏquēlās
    40fūndĕ pĕtēns plăcĭdām Rōmānīs, īnclŭtă, pācēm.
    Nām nĕquĕ nōs ăgĕre hōc pătrĭāī tēmpŏre ĭnīquō
    pōssŭmŭs aēquo ănĭmō nēc Mēmmī clāră prŏpāgŏ
    tālĭbŭs īn rēbūs cōmmūnī dēssĕ sălūtī.
    O genitrice degli Eneadi, godimento degli uomini e degli dei,
    divina Venere, che sotto i segni mutevoli del cielo
    il mare che sostiene le navi e le terre che producono i raccolti
    vivifichi, perché grazie a te ogni genere di viventi
    viene concepito e giunge a visitare, una volta nato, i lumi del sole:
    te, dea, te fuggono i venti, te le nubi del cielo
    e il tuo arrivo, sotto di te la terra operosa soavi
    fiori distende, a te sorridono le distese del mare
    e, rasserenato, il cielo risplende di luce diffusa.
    Infatti non appena si è manifestato l’aspetto primaverile del giorno
    e, dischiusasi, prende vigore l’aura generatrice di favonio,
    prima di tutto gli uccelli dell’aria te, o dea, e il tuo
    ingresso segnalano, risvegliàti nei cuori dalla tua forza.
    Quindi fiere le greggi balzano attraverso i pascoli rigogliosi
    e attraversano a nuoto i fiumi vorticosi: a tal punto, colto dalla bellezza,
    ciascuno ti segue con desiderio dove ti accingi a condurlo.
    Infine per mari e monti e fiumi impetuosi
    e frondose case di uccelli e campagne verdeggianti
    in tutti infondendo nei petti un dolce amore
    fai sì che con desiderio, genere per genere, propaghino le specie.
    E poiché tu sola governi la natura delle cose
    né senza te alle luminose sponde della luce alcunché
    sorge né si produce alcunché di lieto né di amabile,
    desidero che tu sia collaboratrice per scrivere i versi
    che io sulla natura delle cose tento di comporre
    per il nostro Memmiade, che tu, o dea, in ogni occasione
    hai voluto si distinguesse dotato di tutte le qualità.
    Per cui a maggior ragione da’, o divina, eterna bellezza alle parole.
    Fai in modo che frattanto i feroci effetti della milizia
    per i mari e le terre tutte riposino assopiti.
    Infatti tu sola puoi con la tranquilla pace aiutare
    i mortali, poiché i feroci effetti della guerra Marte
    signore delle armi gestisce, lui che spesso nel tuo grembo si
    getta sconfitto dall’eterna ferita di amore,
    e così guardando in alto con il tenero collo ripiegato
    soddisfa gli sguardi avidi di amore stando a bocca aperta verso di te, dea,
    e dal tuo volto non si stacca il respiro di lui che giace.
    Tu, o dea, col tuo corpo santo sopra di lui che giace
    stando abbracciata, soavi parole dalla bocca
    effondi chiedendo per i Romani, o divina, una pace serena.
    Infatti né noi in questo momento turbolento della patria
    possiamo vivere con animo sereno né la gloriosa discendenza di Memmio
    in tali situazioni (può) mancare al bene comune.

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 395

    Davvero cattura l’attenzione la pronuncia classica di una lingua antica che ci è appartenuta. Grazie guglielmo tell di aver segnalato questo inno a venere.

    g_b
    Partecipante
    Post totali: 33

    Grazie guglielmo tell, un momento magnifico di questa giornata che finisce , la pronuncia nel video e quella voce , vibrano in ogni cellula e la sanano dalle fatiche. Riascolto subito per la seconda volta … sinceramente grato. Buonanotte a tutti

    m_rosa
    Moderatore
    Post totali: 226

    Grazie guglielmo tell che ci regali sempre queste perle. Questa in particolare è bellissima, sia nel ritmo che nella musicalità dei versi, sembra di riconoscersi e riconoscerle quelle parole! e sia nel senso. Un inno all’Amore che mitighi la furia guerriera di Marte, in questo momento è quanto di meglio si possa chiedere!

    mandragola11
    Partecipante
    Post totali: 238

    Ma grazie, cari amici e fratelli, per questi bei video che postate!

    mercuriale2011
    Partecipante
    Post totali: 89

    Bellissima grazie!!

    seppiolina74
    Partecipante
    Post totali: 81

    Si percepiscono subito armonia e dolcezza in questo inno, un’idea, in effetti, diversa dal tecnicismo un po’ duro che avevo sempre avvertito nella lingua latina. Bello, davvero.

    g_b
    Partecipante
    Post totali: 33

    Buon pomeriggio a tutti, naviganti di queste acque limpide di kremmerz.it e di altre più torbide del quotidiano.
    A proposito di Venere, la pianta myrtus coniugalis, come ci dice Plinio nel suo Hist.Nat.( cap xv), il nostro Mirto, tesoro della Sardegna, era la pianta associata alla Dea. Ora riguardando la pittura del periodo neoplatonico, mi viene sotto gli occhi il capolavoro di Tiziano ” Allegoria del d’Avalos”, che in realtà non ha nulla a che vedere con questo valoroso generale.
    Nel dipinto un signore in armatura accarezza con rispettoso affetto il seno di una giovane, la quale tiene vicino al grembo un Globo di vetro. Con loro, nel dipinto, l’omaggio di tre figure: Cupido alato, una ragazza coronata di mirto devotissima nello sguardo alla giovane donna ed infine una terza figura che solleva in cielo gioiosamente una cesta di Rose! Apparentemente la scena di un omaggio ad un condottiere che parte per la guerra…ma a ben guardarci ( come già sostenne Erwin Panofsky nei suoi studi sul rinascimento), stiamo assistendo alla felice unione di due giovani. E chi sono questi due giovani? e di quale matrimonio ci sta raccontando Tiziano?
    Sappiamo molto dagli studi di iconologia ad oggi, che il fascio che porta Cupido al posto delle armi, è un simbolo di unità, che le rose denotano “la piacevolezza quale sempre deve esserci tra gli amici, essendo fra loro continua unione di volontà”.
    Per questo vi ho pensato e vi scrivo. Ma invece quella sfera rimane ad oggi il più grande mistero della rappresentazione per immagini.
    Pensate che in tanti anni ad oggi rimane il globo, il simbolo con le più variabili nelle “equazioni” iconografiche.
    E’ cosi misterioso anche per noi?
    Cari saluti a tutti

    Guglielmo tell
    Post totali: 0

    Bella domanda G.B. …una possibile interpretazione della sfera (da wikipedia):
    La donna tiene una sfera di cristallo, come se volesse scrutare il futuro. Le espressioni malinconiche dei protagonisti sono state lette come un riferimento alla possibile morte o partenza di uno dei due coniugi.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Allegoria_coniugale
    abbracci

    mandragola11
    Partecipante
    Post totali: 238

    Qualcuno c’ha visto anche il “mundus amoris amor mundus”, che se non sbaglio significa “il mondo del mondo l’amore”. Qui La sfera sarebbe il MONDO (?)
    In Amor sacro e Amor profano mi pare che Tiziano rappresenti qualcosa di simile: due donne alla presenza di Amore che però è distratto più dalle cose sue che dal farsi coinvolgere, mentre una donna ha in mano un vaso coppa invece della sfera.
    Caro G_B, questo globo, qualunque sia l’interpretazione iconografica più o meno sottile del quadro, certamente è un simbolo quanto mai reale e concreto, attuale dato quello che stiamo vivendo. Per cui molte grazie dell’interessante spunto di riflessione…

    m_rosa
    Moderatore
    Post totali: 226

    questa, credo, sia la sezione più adatta dove postare un pensiero e un ringraziamento a Ezio Bosso, musicista, compositore, direttore d’orchestra, che oggi, a 48 anni è mancato a causa di una grave malattia neurodegenerativa. Come era solito dire, per lui la “bacchetta” era una “bacchetta magica”, la musica ero lo strumento col quale superava i suoi limiti, non quelli (o non solo quelli) imposti della grave patologia che lo affliggeva, ma quelli che condivideva con l’umanità intera. Era affascinante il suo modo di dirigere, riusciva a creare, con ogni strumento, un canale particolare, unico, personale, e nel contempo riusciva ad amalgamare tutti in una cosa unica.
    Che è esattamente quanto fa con noi il nostro amato Maestro e Delegato Generale Iah Hel (oltre a tanto altro ancora, ovviamente…)

    • Questa risposta è stata modificata 2 settimane, 3 giorni fa da  m_rosa.
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