La S.P.H.C.I. Fr+Tm+ di Miriam è solo Terapeutica ?

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  • mandragola11
    Partecipante
    Post totali: 96

    Leggendo il tuo post, Gelsomino, di primo acchito mi viene di dire che la Schola si sia occupata degli argomenti e dei campi più disparati di tutto lo scibile umano: dalla filosofia alla storia e alla filologia, dall’alchimia alle arti in generale, dalla comunicazione alle scienze di frontiera ecc. ecc., come testimoniano anche le pubblicazioni che nel corso del tempo sono state fatte.
    Naturalmente il tutto affrontato in chiave iniziatica, ovvero con una modalità che differisce dall’approccio profano meramente culturale. Comunque, continuerò a rifletterci e nel frattempo ti abbraccio.

    ippogrifo11
    Moderatore
    Post totali: 61

    Caro Gelsomino, il tema quanto mai opportuno che proponi evoca un malinteso comune a molti di coloro che non conoscono la reale dimensione della Fratellanza di Miriam: o perché, da esterni, ne hanno ricevuto informazioni parziali, approssimative e inesatte, o perché hanno avuto o hanno a che fare con imitazioni e contraffazioni dell’unica legittima, ortodossa e vera Fratellanza Terapeutica Magica di Miriam. Purtroppo, capita anche di osservare come questo stesso malinteso non sia estraneo a chi, magari perché entrato da poco o relativamente da poco, non ha ancora avuto modo di mettere bene a fuoco la questione dell’esercizio della terapeutica e la connessione intima di questo esercizio con il percorso iniziatico additato dalla Schola, percorso che essendo “integrale” e “integrante” non può perciò che svilupparsi a tutto tondo, come lascia ben intuire il post di Mandragola.
    Bisogna perciò che sia ben esplicitato il concetto seguente: l’esercizio della terapeutica è la sola modalità che, per Pragmatica Fondamentale, il miriamico può e deve perseguire allorquando, nell’utilizzare gli strumenti rituali che gli sono stati affidati, scende sul terreno dell’applicazione e della verifica del percorso iniziatico-evolutivo intrapreso. Del resto, non bisogna dimenticare che all’esercizio della terapeutica è associata una “finalità indiscussa di Bene”, finalità che mette al riparo il praticante dalle insidie provenienti da aspirazioni egoistiche e personalistiche.
    Dunque, la limitazione, sempre che abbia senso parlare di limitazione, riguarda il solo campo di sperimentazione entro il quale il miriamico circoscrive la propria azione e non, come impropriamente qualcuno può essere indotto a pensare, lo sviluppo possibile connesso con l’ascenso ermetico. Sempre a proposito di “limitazione”, inviterei poi a riflette sulla seguente domanda: attestato che l’azione “terapeutica” include il risanamento e il riequilibrio dell’essere in senso lato, come è possibile separare, anche solo concettualmente, risanamento e riequilibrio da un percorso evolutivo integrale?

    • Questa risposta è stata modificata 1 mese, 3 settimane fa da  ippogrifo11.
    holvi49
    Partecipante
    Post totali: 55

    Grazie, ippogrifo, per questa chiarissima, necessaria e quanto mai tempestiva puntualizzazione. Non sempre questo dubbio sulla “limitazione” riesce a far capolino dagli occultamenti delle proprie insicurezze.

    catulla2008
    Partecipante
    Post totali: 100

    “Solo Terapeutica?”: sarà che è passato del tempo dentro la Schola e non mi sono resa conto di cambiare prospettiva ma questo interrogativo, apparentemente logico, mi lascia oggi perplessa e non posso che associarmi a Ippogrifo nel suo quesito finale. Quindi riformulo in questo post la domanda chiedendo: c’è qualcosa che attiene l’evoluzione, lo sviluppo, il progresso umano e scientifico, il Bene, la Salute, la Verità che NON sia anche e intimamente Terapeutica?
    Ricordo che nei miei vent’anni passavo ore a cercare nei libri la spiegazione a quel passaggio enigmatico del Maestro Kremmerz: “L’uomo in ipotesi è appena il contenente di un angelo decaduto: l’involuzione dello spirito angelico è appunto la sua umanizzazione come la sua evoluzione è la integrazione, la riconquista della sua libertà divina, vale a dire la sua completa spiritualizzazione; il nirvana o stasi di beatitudine, e le esistenze terrene non sono che tante righe di una pagina compresa tra gli estremi: involuzione e reintegrazione completa”.
    Poi, però, da quando ho iniziato a praticare in seno alla Miriam ortodossa, mi sono resa conto che ogni pezzettino minuscolo di cattiva abitudine, vizio o intemperanza costa quintali di sangue e sudore per dissolverlo e, come risultato fra i tanti, nei libri cerco molto meno. Tuttavia ho cominciato a capire che gli istanti di Luce arrivano nel fugace momento in cui davvero siamo in stato di “grazia”, dimentichi di tutto ciò che solitamente ci attanaglia e ci appassiona e semplicemente concentrati su quello che ‘vogliamo’: con lo stesso spirito con cui raccogliamo da terra un pezzetto di carta, senza aspettarci nulla dalla carta né dal pavimento né dalla stanza tutta, eppure con la volontà che quel pezzetto di carta torni su… e subito dimentichi del gesto compiuto.
    Se…non ci fossero le passioni, i bisogni, i desideri; se…non fossimo preda delle nostre fisime, di quello che crediamo di sapere e ci impedisce di imparare altro e oltre; se…se…se…
    La Terapeutica e il suo esercizio sono una continua, faticosa, individuazione e dissoluzione di questi “SE” e la Fratellanza, questo grande contenitore di Bene in cui la Miriam delle Gerarchie fino alle più pure incontra la Miriam dei numeri tutti, è la nostra forza, la nostra catarsi, e…la nostra fede: etimologicamente intesa.

    m_rosa
    Moderatore
    Post totali: 97

    Mi fa piacere constatare come, il nostro evolverci, ci porta tutti ad una visione sempre più unitaria del concetto di terapeutica, convergente, in ultima analisi con il nostro quotidiano sforzarci per cercare di mantenere l’equilibrio su quel percorso che, non dimentichiamolo, abbiamo liberamente intrapreso, di “Reintegrazione completa” di cui parlava Il Kremmerz e che Catulla ricordava. Terapeutica dunque, come mezzo per raggiungere le stato di equilibrio coincidente con la finalità assoluta di Bene, di Salute e di Luce . Per capire meglio come Essa sia mezzo e fine, forma e sostanza del nostro cammino evolutivo, non dobbiamo confonderla con il profano concetto di curare, ma, piuttosto, con il “prendersi cura”, l’ “aver cura”, di se’, di altri, di tutti gli esseri viventi che, sofferenti, troviamo sul nostro cammino e che in qualche modo chiedono aiuto.
    Nel prendersi cura c’è il volere che l’ammalato guarisca ma c’è anche un Amore illimitato verso quell’essere, chiunque esso sia, granello di vita su questa terra. Ed è in questo Amore che si palesa in tutta la sua potenza, la finalità terapeutica della Miriam

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