LA PANDEMIA DA CORONAVIRUS TRA DATI OGGETTIVI E OPINIONI SOGGETTIVE

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    Articoli
  • wiwa70
    Partecipante
    Post totali: 203

    E’ sempre bello leggervi e ritrovarvi e sapere che ci siete! Condivido particolarmente le parole di tanaquilla sul cambiamento e sul fatto che facciamo sempre gli stessi errori e trovo interessante il concetto di trasformare piuttosto che trasmutare di mrosa…la trasformazione infatti è insita nel DNA dell’Umanità sotto forma di anelito ma la trasmutazione più profonda non è qualcosa che può avvenire SOLO in quanto agganciati ad un meccanismo di Verità di un percorso evolutivo di una Catena Iniziatica di una Tradizione Ortodossa millenaria e ininterrotta guidata dai Maestri preposti? In una corrente profana, di contro, a che cosa ci si dovrebbe agganciare….alle illusioni? E che respiro potranno mai avere le trasformazioni così condotte e portate avanti? Forse allora gli errori si ripetono perchè guardare in faccia la realtà e guardarsi dentro per “non raccontarsela”, come si dice dalle mie parti, è un processo duro e doloroso e renderebbe i tentativi di cambiamento inutili e persino improduttivi laddove non si avessero a disposizione gli strumenti e gli ausilii rituali adeguati, i quali ti permettono di procedere in modo pratico e veritiero,facendo un percorso che non segue tanto le logiche profane ma ti conduce all’essenziale… finchè un giorno non ti trovi a risollevarti da nodi/intrecci, di cui non eri neanche del tutto cosciente, ma che si sono dissolti grazie alla parola di un Maestro e contemporaneamente al lavorio costante in e su se stessi come è stato ben detto. Ciò che mi ha colpito in questa Pandemia è, che si evince, ancora più chiaramente, un grande paradosso: l’Uomo, con tutta la sua capacità intellettiva, è l’unico essere vivente che pur vivendo in Natura non è integrato in essa, e sembra non conoscere il suo posto e quasi non avere una sua collocazione …evidentemente l’integrazione con la Natura e i suoi meccanismi per noi non è affatto scontata,essa, infatti, prevede un percorso di coscienza e consapevolezza obbligati e rimane l’unica strada fattibile che abbiamo per procedere in modo sano e armonioso. Un caro saluto a tutti i naviganti

    kridom
    Partecipante
    Post totali: 75

    Prendo spunto dal post di seppiolina per condividere anche io che cosa ho imparato durante il “coprifuoco” in cui siamo stati confinati. Ebbene il lavoro è andato avanti ugualmente, anche se con meno riunioni e telefonate, quindi vuol dire che se ne facevano troppe e anche io contribuivo a dare importanza a cose non essenziali, ma queste cose mi assorbivano tempo ed energia e mi creavano stress. Parimenti ho annullato la vita sociale, quindi niente cene fuori, aperitivi, weekend in giro da qualche parte; anche questo tourbillon si è fermato e ne ho tratto giovamento rendendomi conto che anche questo era fonte di stress. Quindi ora che il Paese è nella fase 3, io rimango nella fase 1.5 🙂 cioè cerco di trovare un nuovo equilibrio che mi faccia sentire bene senza esagerare nè con gli impegni lavorativi nè con quelli sociali, non sempre utili sebbene apparentemente piacevoli.
    Quanto scritto da viwa70 sul guardarsi dentro mi stimola una riflessione sui nostri limiti. Certe volte mi sono accorto di continuare a puntare su alcuni miei pregi (veri o presunti) ma un giorno un mio amico mi disse che mi sarebbe convenuto di più agire sulle mie debolezze invece che insistere laddove ero già forte. Quel suo suggerimento mi provocò un certo dolore dentro ma sapevo che aveva detto una cosa vera. In questo la Schola, di cui noi abbiamo bisogno, ci aiuta sempre e ci sostiene nel momento giusto. Grazie

    m_rosa
    Moderatore
    Post totali: 240

    È vero,Kridom, occorre trovare un nuovo equilibrio, e, ma non vorrei parlare troppo in fretta, mi sembra che questa sia una esigenza di molti. Proprio l’altro giorno, una mia amica mi diceva, rispetto a delle cose che doveva fare, che non aveva nessuna intenzione di tornare ai ritmi frenetici che aveva prima del Covid. Non essere stati bombardati per diversi mesi su cose da fare, da acquistare, da vedere, luoghi da visitare, mete imperdibili, ginnastiche irrinunciabili…. forse, ha aiutato tutti a provare e assaporare un modo di vita maggiormente consono a ritmi più Naturali.
    Buona giornata a tutte/i

    anima critica
    Partecipante
    Post totali: 29

    Buongiorno a tutti e bentrovati!
    In questi ultimi tempi ho sentito dire più volte nei tg che i consumi sono crollati, fatta eccezione per i generi alimentari e per i farmaci. Allora, sul filo delle vostre considerazioni ho provato a fare una scala di priorità delle cose e la porto alla vostra attenzione:
    Ci sono delle cose assolutamente indispensabili;
    alcune sono necessarie;
    altre sono semplicemente utili;
    altre ancora, ma non troppe, sono opportune;
    tante sono voluttuarie;
    tantissime, infine, forse sono del tutto inutili, ma non ci appaiono tali per via dei condizionamenti ai quali siamo sottoposti.
    Ovviamente, il giudizio su come disporre su questa scala le cose che intervengono nella nostra vita è del tutto soggettivo; io ho provato a fare l’esercizio e ne è venuto fuori un risultato per certi aspetti sorprendente, che mi ha fatto pensare. Sarà stato un effetto della lunga quarantena forzata? Adesso aspetto di vedere se, col ritorno a una certa normalità, l’ordine della mia scala rimarrà inalterato oppure si ritroverà rimescolato.
    Buona giornata a tutti!

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 407

    Di certo in questo ultimo periodo abbiamo potuto constatare quante necessità superflue abbiamo inserito nella nostra vita. Prima fra tutte, la cosiddetta socialità quale stile di vita, e nel peggiore dei casi i bagni di folla. Lo schema di Anima Critica è esemplificativo.
    Questo periodo è stato utile per aspettarci di più dall’interiorità, e riflettere e comprendere, ora o in seguito, perché alcune abitudini eccessive che riflettono nostre problematiche, risultano “dannose” e in opposizione alla nostra evoluzione.
    E’questa presa di coscienza che ci può far sentire un po’ più tesi verso l’integrazione, come scrive Wiwa.
    Chi ieri si è bagnato con l’acqua di S.Giovanni? l’ho fatta e ho ripensato con gioia alle volte che, almeno alcuni di noi, l’abbiamo preparata insieme. Come abbiamo fatto alle volte insieme la Zweur-ka, da ripetere nel 2023 o alcune sperimentazione dalle Lunazioni.
    Un saluto fraterno pensando al nostro percorso comune

    catulla2008
    Partecipante
    Post totali: 164

    Forse la scala di anima critica si potrebbe applicare anche alla memoria e ai ricordi che ne derivano: memories, come dicono gli inglesi.
    Così facendo salveremmo probabilmente pochi istanti come davvero necessari e pochissimi quali indispensabili. Tutto il resto della vita potrebbe essere un mero accessorio, un orpello inutile di emozioni altalenanti messe insieme come altrettanto inutili ‘n’ pasti al giorno.
    Molto opportunamente c’è la morte a scremare le cianfrusaglie: signora temibile ma inevitabile, questa sorella dà una mano a creare vita nuova.
    E di fatto non c’è vita nuova senza che qualcosa muoia: un’illusione, un’abitudine, un affetto, um’idea.
    Chi di noi non l’ha provato?
    Poi, può essere, anche a morire ci si abitua e la scala delle priorità – appunto! – cambia.
    Se il valore delle cose emerge dal loro contrario, questo lockdown ci ha ricordato il valore della vita.
    Qui e adesso.

    Mercurius3
    Partecipante
    Post totali: 118

    Buonasera!
    “Pan demos” , tutto il popolo. Ma il popolo è troppo vasto per poterlo sintetizzare in uno schema.
    Condivido Anima critica che riflette sull’essenziale che puo’ essere estrappolato in questa fetta di vita: alimenti e farmaci. Ma cio’ che mi ha colpito, è stata la quantità, la qualità, la modalità.
    Il primo rifornimento alimentare ha avuto una modalità scandalosa, per l’approvvigionamento, disperato e senza ragione. Poi, fortunatamente, è entrata il gioco la qualità dell’organizzazione.
    Questo mi ha fatto pensare ad un’ analogia…ho pensato ad un neofita che si approccia ad un percorso iniziatico; all’inizio è come l’essere pandemico, si approvvigiona di tutto, di ogni strumento, di laudi, di detti e consigli, di tutto ciò che potrebbe tornargli utile, anzi indispensabile. Poi, col tempo, passata la foga, impara ad analizzare la nuova vita con maggiore passo certo, sa come e dove, capisce perché, impara il rispetto di ogni passo
    Inizia solo allora ad “essere” e a partecipare alla sua stessa esistenza.
    Oggi, non siamo fuori dal rischio, ma siamo fuori dallo smarrimento.
    In che modo siamo venuti fuori? Come ci siamo organizzati ? Ed ecco la titolazione di questa Sezione: dati oggettivi e opinioni soggettive.
    Sull’oggettivo, medici di rispetto, virologi, sociologi veri, passo passo. ci aggiornano.
    Sul soggettivo , solo ognuno di noi puo’…e rileggo con tanta condivisione Wiwa che riflette sul pericolo dell’introspezione, che puo’ portare fuoristrada, in contorti meandri, ma… se risvegliati dagli input dei Maestri , potrebbe venir fuori il bimbo dormiente , potrebbe essere anche, chissà (! ) Il regalo nascosto di questo difficile momento storico.
    Tempo fa parlavo di talenti ricevuti nei due mesi di lockdown e della loro messa a frutto.
    Vediamo un po’ tra le mie opinioni soggettive…mi ha colpito il “non possiamo cambiare gli altri, ma possiamo cambiare noi stessi”. Ecco allora, l’equidistanza dalle cose, dai particolari, dal caos, dal tutto, per giungere , e mi rifaccio ad Anima Critica, alla scelta dell’essenziale, e alla vergogna che provo per l’inutilità che mi ha spesso accompagnata
    Buona serata

    Rrosalinda
    Partecipante
    Post totali: 25

    Buongiorno, per quanto riguarda il periodo di quarantena e poi l’avvicinarsi a piccoli passi a quella che si può definire normalità, ma che normalità non è per quanto mi riguarda, volevo condividere con voi la mia esperienza. Mentre nuotavo nel mare della vita, ho scelto di legarmi a una zavorra che mi trascinato nelle profondità e mentre discendevo ho realizzato cosa mi aveva portato ad affondare,mi sono liberata del peso e sono risalita con la certezza che sia nella discesa che nella risalita neanche per un attimo mi sono sentita sola. Ora sono riaffiorata per continuare a nuotare, ma si è aggiunta una nuova prospettiva, ora quando guardo un quadro non solo lo vedo ma ci sono dentro e me ne sento parte. Ringrazio i MAESTRI e i fratelli che mi sono stati vicini.

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 407

    E’ bello partecipare ai tuoi nuovi positivi risultati, Rosalinda.

    m_rosa
    Moderatore
    Post totali: 240

    Cara Rosalinda sono sicura che ora nuoterai molto più leggera…Questo che tu hai descritto è uno dei mille modi di affrontare i propri nodi e scioglierli, non è facile, ma ne vale la pena!

    garrulo1
    Partecipante
    Post totali: 315

    Il post di Rrosalinda che rievoca una “zavorra che mi trascinato nelle profondità e mentre discendevo ho realizzato cosa mi aveva portato ad affondare” mi ha suggerito una riflessione. Quanto scritto mi ha fatto ritornare in mente una regola filosofica, citata dallo stesso Maestro Kremmerz e presente anche in Libri Alchemici, e colgo l’occasione per riprenderla. Ho cercato su alcuni libri che ho a casa, e finalmente ho rintracciato la massima su “La Fenice” Edizioni Rebis 1987. Alla Pagina 30, che riprende quanto pubblicato sulla Rivista Bimestrale di Studi Esoterici “Ibis” mesi di Marzo e Aprile 1950, in calce compaiono le seguenti righe: ”Ricordarsi, peraltro, che prima di iniziare l’opera, è necessario imparare a conoscere sé stesso, e, di esso, la sua vera natura, la sua origine, la sua potenza, il suo scopo. Tale è il senso riassunto nel vocabolo alchimico: VITRIOLUM : “ VISITABIS INTERIORE TERRAE, RECTIFICANDO INVENIES OCCULTUM LAPIDEM, VERAM MEDICINAM”, che completa l’antica massima degl’Istruttori: “Lege, relege, labora, ora et invenies”. La fortuna se così si può dire, immensa è che noi tutti in questa continua discesa nel profondo di noi stessi, sia che come immagine usiamo l’oceano stile “Maiorca” che tutti noi diversamente giovani ricordiamo per la bravura ad approcciare i fondali, sia che utilizziamo l’immagine della discesa passando dall’antro terrigeno, non siamo mai soli, e le esperienze nel “mare della vita”, specialmente quando qualcosa non torna, vanno messe a verifica, oggettivate.
    Mi ha colpito anche e parecchio quanto ha scritto Catulla nel post del 26 giugno u.s., quando ci ricorda che la morte, questa signora dalle prerogative ineluttabili è foriera di vita nova, ma con inesorabile repulisti delle “cianfrusaglie”, mantenendo credo, concentrata, la sintesi delle esperienze di ognuno. Credo inoltre, che questa “sintesi” rappresenti poi le inclinazioni che a tempo e ora, costituiranno parte dell’individualità dell’essere, e diciamo così, mi dà forza e in altri momenti potrei dire mi rassicura, una massima del Maestro Kremmerz che da un senso pratico alle cose fatte durante tutta una vita, meglio, molto meglio se in una certa direzione anziché in un’altra, che cito a memoria ma sono sicuro di non sbagliare : “E si rinasce poeti con le rime nella cuffia di battesimo”.
    Un caro saluto a tutti i naviganti con l’augurio di una buona domenica.

    mercuriale2011
    Partecipante
    Post totali: 96

    E’ bello leggere quanto scrive Rosalinda a proposito della sua esperienza, ed è proprio vero in questo cammino non siamo mai soli!
    Senza morte, senza crisi non vi è rinascita. L’aggancio alla Schola ci da la possibilità di affrontare e superare i “necessari” momenti di crisi. Ciascuno di noi lo può testimoniare.
    Questo continuo confronto sull’esperienze soggettive è molto utile e stimolante….è il caso di dire che siamo tutti sulla stessa barca, e come qualcuno ha scritto tempo fa, per nostra fortuna ben timonata!
    Buona domenica a tutti

    mandragola11
    Partecipante
    Post totali: 251

    Cara Rrosalinda, io ringrazio te della tua testimonianza!E’ bello come dici guardare un quadro e sentirsene parte…
    ti abbraccio fraternamente

    Buteo
    Partecipante
    Post totali: 130

    Leggo le vostre emozioni sentimenti considerazioni e le rileggo e mi fermo per sentire le mie.
    Ho forse recepito distrattamente le prime notizie dalla Cina. La SARS, la suina, l’Ebola avevano abituato noi medici a intimorirci e a veder poi ridursi in rivoli, se non prosciugarsi, i casi. Poi arrivarono le notizie di Wuhan e le immagini e le grida allucinate fra i palazzi. Fatico a riportarle alla mente: sono passati pochi mesi ed è un peso da gettar via. Mi allontanerei immemore da immagini e report delle rianimazioni lombarde, ma ritorno alle analisi dei dati, ai processi patologici che si vanno chiarendo, agli studi sui farmaci impiegati.
    Il 23 febbraio non potei astenermi dal partecipare a una festa organizzata da amici, ma quello fu l’ultimo giorno di contatti sociali. Ben accolsi il lockdown: con un carattere tendenzialmente solitario, poco incline ai convenevoli, potevo dedicarmi solo a ciò che m’interessava.. studiare, capire.. Per fortuna i bambini non si sono ammalati. Non avrei saputo seguirli, quali terapie utilizzare, per quali sintomi allarmarmi. Scuole e asili chiusi, e poi, quasi subito, la maggior parte dei genitori a casa. Questo è stato il grande aiuto. Non dovevo preoccuparmi per una possibile diffusione virale dai bambini febbrili che visitavo, qualunque virus avessero, in quella fase i cui non c’erano strumenti per la diagnosi. I genitori sono stati preoccupati, sono stati attenti. Direi che lo sono tuttora. Chi fra loro abbia la possibilità, ha già deciso che non porterà a settembre i figli all’asilo. A oggi so di una sola madre tornata a lasciarvi la bimba di due anni. È angosciata. È infermiera in RSA, il marito ha un impiego a Milano, nessuno per accudirla, e licenziarsi sarebbe troppo gravoso. Penso al ‘diritto’ delle donne al lavoro, un imperativo assoluto, che sia un lavoro da sguattera o da professionista, che sia gratificante o pesante e mal retribuito. È un diritto? Io vedo rassegnazione e silenzio nella mamma che lascia la bimba di tre mesi al nido per riprendere il grembiule d’inserviente nell’impresa di pulizia. Le spetterebbe o nessuna o forse una miserrima retribuzione per altri due mesi. Potrebbe lavorare solo il marito. Sì, se ci fosse. E quandanche ci fosse, perché la donna dovrebbe rinunciare al suo diritto al lavoro? Chiediamole allora quanto la renda felice sapere da mattino a sera la sua bimba in mani appena conosciute. Chiediamole se, mentre espleta il suo diritto al lavoro, la sua mente non sia piuttosto alla piccola. Sarà sola? sarà nel lettino? magari bagnata? magari piange o magari ha smesso, magari sorride… Questo si vuole quando si reclama il diritto al lavoro per la donna madre? Io vedo un gravoso dovere impostole che non tutela né lei né men che meno il bimbo, la cui crescita interiore si struttura nella prima infanzia nella costanza fisica con la madre, come è per tutti i cuccioli in natura.
    Se la favola della socializzazione al nido fra bambini (di pochi mesi?) fino a ieri anestetizzava le coscienze, da oggi in madri e padri leggo consapevolezza ineluttabilità e sconforto. Vorrebbero i loro bimbi a casa. Ma nessun aiuto reale, solo contraddizione in termini.Sì,
    perché, essendoci fra gli studiosi accordo unanime sulla necessità del distanziamento fra le persone per evitare il contagio, deve esser in modo incontrovertibile detto a loro, e a me, in quali studi sia emerso che la promiscuità fra i bambini preservi indenni gli stessi dall’infezione del SARS-CoV-2. E non voglio aggiungere il mio anonimo parere a quello degli esperti sul virus ormai no o sul virus ancor sì, diatriba che rasenterebbe il ridicolo, se non fosse per la drammaticità del caso.

    mandragola11
    Partecipante
    Post totali: 251

    Come non essere pienamente d’accordo con te, Buteo? Hai zoomato su un quotidiano molto triste e vero.
    Pensando ai bambini, alle donne, ai vecchi, alle fasce più deboli di questa società anomala, incentrata sull’efficienza economica e sulla conquista dell’apparenza a discapito della sostanza, senza vere tutele, senza mezzi realmente efficaci per vivere in un mondo globalizzato e uniformato a stereotipi innaturali, che possiamo fare?
    Se qualcosa ci ha insegnato questa pandemia,ci ha fatto prendere consapevolezza che come sono emersi i valori basilari dell’esistenza – vita, morte, salute, età, nutrimento, forza, giustizia, amore, bene ecc. – ci si è resi conto della fragilità e della pochezza dei mezzi umani. Oggi, nella corrente comune fatta di ingiustizie e disvalori, di abbandoni e mancanza di cura, anche il senso del “nido” sembra perdere la sua naturale funzione di spazio sacro alla crescita della vita.
    Fino a pochi decenni fa c’era un senso di responsabilità verso i figli delle altre (pensiamo al ruolo delle balie) e non era raro vedere donne che crescevano spontaneamente i figli di ragazze madri, senza troppe complicanze.
    Nelle prime civiltà matrilineari i bimbi erano i figli di tutte e tutte se ne prendevano cura per cui, specialmente le anziane, le donne sagge, spesso sciamane, entravano nel merito della crescita del piccolo/a. Era l’dea di un nido senza confini, ampio, dilatato al bene comune.
    Ma oggi, che il “nido” coincide con la “famiglia”, nel processo di disgregamento della famiglia stessa, dove ritroviamo la naturale funzione del “nido”, quando l’idea di “natura” cozza con quella di “sociale”?
    Ma oggi, in cui noi donne per le prime abbiamo perso il senso di una maternità senza frontiere, più universale e consacrata esclusivamente alla vita in tutte le sue forme, come possiamo dare un contributo?
    Ecco perchè personalmente ringrazio la Miriam e l’Opera dei Maestri che nell’iter ermetico danno la possibilità di un lavacro da queste sovrastrutture umane e sociali, per ritrovare il senso di una natura vera, speculare al nostro io profondo.
    Non è facile, ma l’importante è poter fare.

    BUona domenica!

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