LA PANDEMIA DA CORONAVIRUS TRA DATI OGGETTIVI E OPINIONI SOGGETTIVE

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  • m_rosa
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    Post totali: 226

    molto esauriente e chiara come al solito Buteo, grazie. Per quanto mi riguarda il plasma di un paziente appena guarito mi fa un pò paura, però, e con questo torno sul post di Angelo, per sapere cosa veramente si farà o non si farà in situazioni particolarmente critiche, nel prossimo atto, come dici tu, bisogna trovarcisi. E’ solo la prova dei fatti che ti da la certezza di ciò che sei, o meglio, di ciò che riesci ad essere, e qui mi viene bene inserire una frase utilizzata in un film
    “La vera autenticità non sta nell’essere come si è, ma nel riuscire a somigliare il più possibile al sogno che si ha di se stessi.”
    Questo per dire che il lavoro è quotidiano, passo dopo passo, l’unica cosa sicura è la Meta che vogliamo raggiungere, per noi, l’I-DEA, ma i tempi, il passo, le pause, le riprese, le discese e le risalite, quelle dipendono….
    ma come ci ricorda sempre mercurius, qui da noi non si è mai soli, e trovi, se vuoi, sempre chi è pronto a darti una mano nei passaggi più impervi.

    Seppiolina74
    Post totali: 0

    Mi sono persa a leggere gli ultimi interessantissimi interventi dei fratelli e sono d’accordo sul fatto che, in questo tentativo di riapertura, la fase 2, è venuta un po’ meno la paura del contagio. Paura e indubbiamente non panico. È più difficile mantenere alta la soglia di attenzione quando si è più rilassati ( e diciamolo, stanchi). Ieri ho accompagnato mia figlia a casa di una cara amica e, dopo averle rifatto il discorso del ” non stare troppo vicine, non baciarsi, tenere la mascherina, ecc”, ho assistito ad un vero e proprio assalto: si sono corse incontro abbracciandosi e urlando di contentezza….!! Ok, come non detto, lascia stare e …speriamo bene!! Ciò che al momento sembra avermi insegnato il virus è badare all’essenziale, a fare una selezione continua e massiccia di cose inutili e pensieri negativi…in pratica, è quello su cui mi ha fatto riflettere anche il mio essere miriamica!Unica differenza è che i Maestri me lo hanno insegnato con l’esempio, con Amore e con la tolleranza che li contraddistingue e non la paura e la costrizione. Un caro saluto a tutti!

    mercuriale2011
    Partecipante
    Post totali: 89

    Chissà cosa ci attende in questa famigerata fase 2. Anch’io ho notato che tutti stanno allentando lo stato di allerta e c’è tanta voglia di fare finta di niente…. quello che preoccupa è che si possano avere atteggiamenti poco prudenti e che i contagi risalgano ….Speriamo bene!
    Ho saputo che alcuni laboratori di analisi effettuano a pagamento il test seriologico, vorrei chiedere a Buteo cosa ne pensa, se può essere utile farlo per sapere se ci si è immunizzati.
    Buona serata a tutti i naviganti

    Buteo
    Partecipante
    Post totali: 118

    Da domani avremo la possibilità di uscire e incontrarci, di frequentare ambienti di lavoro e di svago. Riprendo da un collega il link a un articolo di Erin Bromage, docente di biologia all’università del Massachusetts di Dartmouth USA, che, anche se un po’ lungo, è di veloce lettura e soprattutto espone in modo preciso la modalità con cui il SARS-CoV-2 possa infettarci e, quindi, come evitare le situazioni a rischio.
    https://www.internazionale.it/notizie/erin-bromage/2020/05/15/rischi-contagio-conoscerli-evitarli
    Nell’articolo è spiegato che “le linee guida sul distanziamento sociale sono inefficaci negli spazi chiusi in cui si trascorre molto tempo”, che “nei casi analizzati sono state infettate anche persone posizionate a diversi metri di distanza” e che “tutti i contagi si sono verificati in spazi chiusi, con un’elevata densità e un’abbondanza di conversazioni, urla e canti.”
    Se è vero che all’aria aperta il rischio di contagio è basso, così non è in caso di assembramento. Sappiamo quanto accadde in seguito alla partita disputata il 19 febbraio al Meazza fra l’Atalanta di Bergamo e il Valencia, dove confluirono 45 mila tifosi, tra italiani e iberici. A Milano in piazza Duomo e sulla linea metro che porta a San Siro si ritrovarono tifosi spagnoli e dell’Atalanta di ogni età e arrivati da ogni vallata: si scambiarono bicchieri di birra, sciarpe, gagliardetti, abbracci. E chi rimase in città a Bergamo e nel bergamasco, si riunì nei locali e nelle abitazioni per tifare insieme.
    https://www.corrieredellosport.it/news/calcio/serie-a/atalanta/2020/03/21-68062489/atalanta-valencia_birra_in_comune_e_metro_piena_cosi_si_e_scatenato_il_contagio/
    Secondo quanto si ricostruirà, una settima prima della partita il virus aveva già colpito il sud della Spagna con un morto nella zona di Valencia. Verosimile che tra i 2.500 tifosi arrivati dalla Spagna per la partita ci fossero diversi positivi. In una conferenza il capo della Protezione Civile italiana ammetterà poi che giocare quella partita sia stato un potenziale detonatore dell’innesco della bomba epidemica in Lombardia. E oggi sappiamo che non solo starnuti e colpi di tosse, ma anche urlare cantare e parlare a voce alta provochi cospicua emissione di droplets, quindi di virus da parte di soggetti infetti asintomatici.
    Leggo ora la tua domanda Mercuriale2011, ti rispondo a parte.

    mandragola11
    Partecipante
    Post totali: 238

    cara buteo,confermi le mie preoccupazioni sull’esame di stato in presenza che obbliga una marea di gente a stare in spazi al chiuso (areazione solo con le finestre in pieno caldo) e a parlare in tempi lunghi (ogni alunno almeno 1 ora)
    L’idea comune è che basti prendere le precauzioni. Ma quali, se ancora siamo all’ABC della conoscenza del covid che in fase incubatoria non è individuabile, come ho sentito dire stamani su rai3 dall’infettivologo Prof.Galli?
    Fatti i pro e i contro di una riapertura momentanea in funzione della maturità, dopo mesi di didattica a distanza, a fronte di atenei che laureano perfino online, mi pare assurdo e non necessario riaprire contesti che da sempre sono un covo di virus e batteri.
    Che ne pensi?

    wiwa70
    Partecipante
    Post totali: 191

    Molto interessante la differenza tra immunizzazione passiva e attiva che non conoscevo, grazie Buteo! È la dimostrazione ennesima che essere attivi (anche biologicamente) piuttosto che passivi conviene a tutti i livelli! Intervistando Ricciardi dell’OMS sulla RAI,dicevano che il vaccino sarà pronto già nel 2021 e quindi in tempi record,in quanto normalmente s impiegano non meno di 5/7 anni per sperimentarlo sull uomo, cosa che negli USA pare stia già accadendo e mi domando se tutta questa fretta non porterà ad un esito superficiale e a risultati poco sicuri per un eventuale prossimo vaccino….se invece così non sarà lo aspetteremo a braccia aperte naturalmente, anche perché credo ,personalmente ,che sia l unica vera soluzione per uscire da tutta questa precarietà e di contro, non mi sembra plausibile o credibile né la teoria che questo virus passerà da solo né dell’immunità di gregge visto che è talmente cangiante e mutevole che se non è questo ne arriverà sicuramente un altro simile …un parente o cugino e affini considerando che il coronavirus è un ceppo ,una grande famiglia, non un virus singolo …se non sbaglio!!??

    Buteo
    Partecipante
    Post totali: 118

    Riguardo alla domanda che poni, Merculriale2011, sull’opportunità o meno di eseguire il test sierologico per il SARS-CoV-2, il Ministero della Salute chiarisce che la ricerca del virus con il tampone rimane l’approccio diagnostico più attendibile per la diagnosi dell’infezione e che i test sierologici possono essere, a oggi, utili ai fini di una valutazione epidemiologica (=stimare la diffusione del virus nella comunità), ma non ancora al singolo. Infatti, l’assenza di anticorpi (test negativo) può indicare che la persona non è stata infettata, o che lo è stata molto recentemente (meno di 8-10 giorni prima) e non ha ancora sviluppato la risposta anticorpale, o che è stata infettata ma il titolo di anticorpi, al momento dell’esecuzione del test, è sotto il livello di rilevazione. E il loro riscontro (test positivo), non dice se gli anticorpi persistano a lungo termine, dando immunità (= se proteggano dalla reinfezione).
    Ripercorriamo, a grandi linee, la complessa reazione di difesa che s’innesca per contrastare ed eliminare un agente infettante che penetri nell’organismo, soffermandoci alla sola risposta anticorpale, che è quella indagata dai test.
    Immaginiamo le nostre cellule di difesa, i globuli bianchi, come soldati in pattuglia armati coi colpi in canna, pronti sparare a qualunque estraneo: questi sono gli anticorpi aspecifici, diretti contro componenti strutturali che i vari agenti infettanti possono avere in comune fra loro (come stesse parole in frasi diverse) e che l’organismo riconosce come estranee. Siamo nella fase precoce, in cui il SARS-Cov-2 entra nel naso-faringe: il test sarà negativo, IgM- e IgG-, il soggetto sarà asintomatico o pauci-sintomatico, ma altamente infettante (= emette virus con il respiro).
    Mentre combattono al fronte, i globuli bianchi avviano diversi tentativi di produzione di armi per sparare proiettili più perfezionati e, in 7 – 10 giorni circa, inizia la produzione di IgM (Immunoglobuline di classe M) dirette contro il SARS-CoV-2. Sono la prima risposta anticorpale specifica e può essere rilevata coi test sierologici. Il test sarà IgM+ e IgG- e indicherà l’avvenuta infezione. Il soggetto sarà contagioso e potrà mantenersi asintomatico, pauci-sintomatico o iniziare a manifestare la malattia.
    In una quindicina di giorni i globuli bianchi riescono ad approntare le armi per sparare il top dei proiettili: le IgG specifiche contro quel virus (Immunoglobuline di classe G). Siamo nella fase conclamata della malattia, oppure il soggetto è rimasto asintomatico; il test sarà IgM+ e IgG+, e l’infettività dovrebbe andare esaurendosi. Si è visto, infatti, che dopo i primi 9-10 giorni di malattia anche grave, non si riesce più a isolare il virus dal muco prelevato dal lavaggio bronco-alveolare.
    La produzione vira dalle IgM, che andranno scomparendo nelle fasi tardive e dopo la guarigione, alle IgG; il test sarà IgM- e IgG+. A oggi non si conosce ancora se le IgG, dirette contro il SARS-CoV-2, garantiscano immunità duratura (=non mi ammalerò più della stessa malattia, come nel caso del morbillo) o meno, anche se è verosimile una copertura di almeno qualche mese.
    Disponiamo di 2 tipi di test sierologici:
    1) test rapidi, da eseguirsi su sangue capillare, con pungi-dito, a risposta immediata. Sono test ‘qualitativi’ perché verificano solo la presenza o l’assenza degli anticorpi, ma non il titolo (= la quantità); inoltre la lettura delle bande per le IgG o le IgM, essendo affidata all’operatore, può essere imprecisa. I molti kit in commercio, poi, provenendo in gran parte dalla Cina, hanno soglia di risposta stabilita dal produttore sulle caratteristiche anticorpali della popolazione cinese, non è applicabile a quella europea e italiana.
    2) test quantitativi, più costosi, eseguiti in laboratorio con tecniche più sofisticate, su prelievo venoso; danno il titolo anticorpale (= la “dose” di anticorpi presenti). Pur essendo già sul mercato, occorre ancora tempo ai nostri ricercatori per completare la caratterizzazione della risposta anticorpale nella popolazione italiana, individuare gli anticorpi di classe IgM e IgG neutralizzanti (=in grado eliminare il virus) e stabilirne il valore soglia (= fissare il limite sopra al quale il test sia positivo).
    Per essere affidabili devono essere sensibili (non dare ‘falsi negativi’) e specifici (non dare ‘falsi positivi’). I test quantitativi in commercio ancora non dosano le IgM, perché, per “cross-reazione con i coronavirus, responsabili del comune raffreddore, il risultato sarebbe un falso positivo Se il test è eseguito prima dei 7-10 giorni necessari per l’avvio della produzione di IgM, risulterà negativo, anche se il paziente è infetto.
    L’esecuzione del test, su iniziativa del cittadino, non sembra al momento utile, perché non fornisce le risposte che cerca.

    mercuriale2011
    Partecipante
    Post totali: 89

    Grazie mille Buteo per la precisa e esaustiva risposta.
    un caro saluto a tutti

    kridom
    Partecipante
    Post totali: 61

    Lunedi mattina sono andato dal dentista per due otturazioni e, per poter fare le otturazioni, mi ha preventivamente sottoposto al test pungidito, ovviamente a mie spese. Non mi hanno rilasciato nessun documento con l’esito del test ma, qualora fosse stato positivo, mi avrebbero segnalato alla ASST e al mio medico di famiglia per farmi fare il test, sebbene non vi sia certezza che mi avrebbero contattato. Mi sono trovato un pò spiazzato perchè dovrebbere essere il sistema sanitario a farmi fare il test sierologico altrimenti dovrebbe essere proibito agli studi dentistici di richiedere un test che, anche sulla base di quanto scritto da Buteo, ha una valenza molto bassa a livello individuale e quindi non tutela nemmeno i dentisti o altri operatori sanitari.

    seppiolina74
    Partecipante
    Post totali: 80

    A proposito di immunizzazione attiva, che Buteo ha spiegato così bene, mi chiedo se, in fondo, non sia questo ciò che accade nella terapeutica ermetica che si esplica attraverso una rituaria costante e puntuale, ma anche ” ciclica” perché terminato un rito, lo “riattiviamo” il giorno dopo, mese dopo mese e oltre. Ogni faticosa, piccola conquista per il nostro Essere più profondo, è dunque un po’ come un vaccino? È una conquista che rimarrà con noi per sempre?

    Buteo
    Partecipante
    Post totali: 118

    Cara Mandragola11, bel problema la scuola! Gli epidemiologi concordano sull’efficacia del provvedimento di chiusura delle scuole nel contenimento della diffusione del virus, misura assunta tempestivamente pressoché in tutti gli Stati.
    Il problema con ragazzi e adolescenti si riassume bene nell’episodio dell’incontro della figlia con l’amica, raccontatoci da Seppiolina74. L’entusiasmo e la freschezza giovanili fanno dimenticare i migliori propositi. Immaginiamo quando a incontrarsi sarà la scolaresca…
    In Giappone, ad esempio, dove sembrava che la situazione fosse, come si suol dire, ‘sotto controllo’, alla riapertura delle scuole si è registrata la risalita esponenziale della curva dei contagi. Eppure il popolo nipponico è disciplinato, indossa le mascherine, spontaneamente per rispetto o timore del contagio esce poco e per attitudine mantiene una distanza sociale, evitando contatto fisico interpersonale. Tokyo e ovunque nel mondo sono soprattutto le grandi metropoli, come New York, Madrid, Milano a essere le più colpite. Giocoforza avere il maggior numero di contagi dove maggiore è la densità abitativa.
    Al link qui riportato è fotografata la distribuzione della densità della popolazione in Italia.
    https://www.scinardo.it/wp-content/uploads/2020/05/95831833_1125219484527140_3246494134696935424_o.jpg
    Avremmo dovuto aspettarci che in Italia il virus atterrasse in Lombardia, sulla scia degli intensi traffici commerciali con la Cina e che qui si diffondesse, perché qui sono le aree più industrializzate, più ricche di scambi e di movimento di persone, e che vi finissero ricomprese le Marche, dove negli anni molte industrie lombarde si sono trasferite.
    Nel successivo link https://www.tuttitalia.it/regioni/densita/ possiamo vedere che la Lombardia con densità di popolazione di 422 abitanti/km2, conta 10 milioni di abitanti, il doppio rispetto al vicino Veneto, più agricolo. Stessa densità abitativa della Campania, che però, avendo poco più della metà della popolazione lombarda e scarso tessuto industriale, è incorsa in molto minor diffusione del contagio. Ora, a differenza di febbraio, il virus ha girato un po’ ovunque su e giù per l’Italia, probabilmente annidandosi nei nuclei familiari, isolati dal distanziamento sociale imposto dal lockdown, che però si è concluso..
    Ritornando alla scuola e in particolare agli esami di maturità, ritengo anch’io fosse meglio evitarli ‘in presenza’, non solo per il fatto di ritrovarsi in aula, ma per il raggruppamento di ragazzi che inevitabilmente si creerà. Comunque proprio perché nella fase d’incubazione della virosi il soggetto è altamente infettante, ma, essendo asintomatico, non sa di esserlo e può non tenere le dovute precauzioni, ritengo sia opportuna la misurazione della temperatura all’ingresso, ovviamente anche per i docenti, lavaggio o disinfezione delle mani, evitabili i guanti, e che in aula si mantengano mascherine, distanze, seduta sfalsata se ci si fronteggia e finestre aperte. Il maggior rischio di contagio si avrebbe se uno dei commissari d’esame fosse infetto, perché la sua permanenza continua nella stanza potrebbe creare una carica virale infettante. E personalmente, superfluo che lo ricordi io, gli strumenti di prevenzione trasmessi dalla Schola.

    Buteo
    Partecipante
    Post totali: 118

    Riguardo a quanto riferisci Kridom, sul test sierologico rapido cui sei stato sottoposto preventivamente nello studio dentistico, posso ipotizzare che sia richiesto a tutela legale del datore di lavoro (il collega odontoiatra) verso l’assistente alla poltrona, perché il datore di lavoro diventa responsabile della malattia occorsa al dipendente in ambito lavorativo, se non può dimostrare di aver adottato tutte le misure a tutela della salute dello stesso. E gli interventi odontoiatrici, in caso di paziente infetto, generano grande diffusione del virus e sono pertanto a grande rischio, anche per la distanza ravvicinata a cui si deve operare. Qualcosa potrei magari dire su come ti è stato proposto il test. Meglio sarebbe stato chiederti il consenso firmato sia all’esecuzione, cui non ti saresti opposto, avendo bisogno di cure, sia all’eventuale comunicazione all’Azienda Sanitaria, che in caso di positività ti avrebbe visto obbligato a una quarantena di almeno 15 giorni, in attesa della comparsa o meno della malattia, perché, essendo asintomatico, probabilmente non saresti stato sottoposto al tampone, causa la nota carenza di reagenti a livello nazionale. Inoltre sarebbe stato tuo diritto, avendolo anche pagato, ricevere referto e indicazione della ditta produttrice. Nel caso, avresti potuto anche fare una successiva verifica del grado di attendibilità del kit utilizzato per il test.

    mandragola11
    Partecipante
    Post totali: 238

    Hai detto bene a conclusione del tuo post molto chiaro come sempre, cara Buteo. Fondamentali e benedetti gli strumenti della SCHOLA per cautelarsi dal contagio, perchè, se invece speriamo nelle misure adottate dalla scuola, se ne sente di ogni, specialmente dai “medici”improvvisati.

    Buteo
    Partecipante
    Post totali: 118

    Nella prima metà degli anni Sessanta sono stati identificati 4 coronavirus umani detti comuni, perché molto diffusi fra la popolazione e responsabili di forme respiratorie in genere lievi, soprattutto raffreddore. Può essere che a infettarci siano anche di più, ma questi noi conosciamo. Conosciamo anche molti dei coronavirus che infettano mammiferi e uccelli. In particolare sono oggetto di studio quelli infettanti pipistrelli e camelidi, perché negli ultimi 20 anni ne sono stati identificati 3 che, facendo il salto di specie (spillover) sull’uomo, hanno acquisito la capacità di trasmissione inter-umana, causando epidemie.
    Il primo fu il SARS-CoV, individuato in Cina nel 2002, responsabile dell’epidemia mondiale di circa 8000 casi di SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome), con una stima di oltre 700 decessi in pochi mesi, che andò a esaurirsi con l’estate del 2003, per non essere più rilevato il virus nella popolazione. In quel caso, il contagio era trasmesso però solo dai soggetti malati, facilmente identificabili e isolabili.
    Poi fu il MERS-CoV, isolato nel 2012 in Arabia; a oggi avrebbe causato MERS (Middle East Respiratory Syndrome) a circa 2500 persone, causando poco più di 900 decessi (quasi 1 ogni 3 persone affette). Ci furono focolai epidemici fra il 2014-15, soprattutto nei paesi del medio-oriente, ma anche in Corea del Sud e Cina. Per la persistenza di casi sporadici (segnalati 15 nel mese di marzo con 5 morti) è ancora attivo da parte dell’OMS il sistema di allarme verso questo virus.
    Il terzo ha fatto la sua apparizione alla fine del 2019 in Cina, il SARS-CoV-2 (nome del coronavirus), responsabile della pandemia in corso di CoViD-19 (nome della malattia).
    Appartenendo tutti alla famiglia dei Coronaviridae, se avessimo avuto disponibile un vaccino verso almeno uno dei precedenti 2 virus, avremmo potuto molto probabilmente ‘reimpostarlo’ contro l’attuale coronavirus.
    Successe però che, nonostante le ricerche di un vaccino per la SARS fossero avviate quasi immediatamente dopo la mappatura del virus, per la quale occorsero allora quattro mesi, contro le poche settimane impiegate oggi per il SARS-CoV-2, occorresse, con le tecnologie di allora, oltre un anno per avere un primo vaccino sperimentale. Ma alla fine del 2004 l’epidemia risultava esaurita e la ricerca fu abbandonata.
    Con la MERS i tempi di mappatura del coronavirus furono un po’ più rapidi, ma lo studio di un vaccino si rivelò troppo dispendioso per scarsa la diffusione della malattia.
    Un articolo de Il Post del 23 aprile, cui rimando per eventuale approfondimento, https://www.ilpost.it/2020/04/23/vaccini-coronavirus-covid-19/, riporta che “dall’avvio alla commercializzazione i costi per un vaccino possono aggirarsi intorno a un miliardo di dollari, una spesa enorme e difficilmente alla portata di singoli centri di ricerca, che avviano quindi collaborazioni con le aziende farmaceutiche per proseguire le loro attività o provano ad accedere a fondi di iniziative internazionali benefiche.”…“Sia dal punto di vista sanitario sia da quello economico, sviluppare un vaccino è come fare una scommessa: si punta su una soluzione investendo grandi risorse, confidando che questa si riveli efficace e che nel frattempo l’esigenza di avere un vaccino resti alta”… “se la malattia è poco diffusa e porta a contagi piuttosto sporadici, viene meno l’esigenza di produrre un vaccino per contrastarla…” Negli scorsi anni furono questi i motivi a frenare la ricerca di un vaccino contro i coronavirus responsabili di SARS e di MERS.
    Ma ora, con 5.267.419 di casi confermati nel mondo dall’inizio dell’epidemia al 25/05/20 e 341.155 morti dichiarati, c’è urgenza di mettere a punto un vaccino efficace.
    La sperimentazione di un vaccino ricalca l’iter dell’approvazione di un farmaco, (v. post del 17/03). Essendo indicato a scopo preventivo in soggetti sani, occorre dimostrarne non solo l’assenza di effetti collaterali imprevisti, anche se rari, ma essere certi che l’immunizzazione sia efficace, quindi che prevenga davvero lo sviluppo della malattia, e conoscere quanto tempo persista l’immunizzazione, cioè la protezione del vaccino nei confronti dello sviluppo della malattia.
    Innanzitutto si deve essere certi del tipo di memoria indotta dall’infezione naturale, cioè se duratura o limitata nel tempo. Sappiamo che per i comuni coronavirus, responsabili del raffreddore, la copertura immunologica è di circa un anno, dopo di che la forma può ripresentarsi. Se così fosse anche per il SARS-CoV-2, occorrerebbe ripetere la vaccinazione annualmente, come per l’influenza.
    Inoltre se il virus tendesse a mutazioni frequenti, cioè a successive modifiche di alcune delle proprie strutture, non sarebbe più riconosciuto dagli anticorpi indotti dal vaccino, perché diretti contro strutture che ora il virus non esprime più. Il vaccino perderebbe efficacia, dovrebbe essere riformulato, quindi sottoposto a un ulteriore iter per l’approvazione e, tuttavia, la velocità di mutazione del virus potrebbe essere tale da non riuscire ‘a stargli dietro’.
    Questi sono i motivi che, come dicevi tu, Wiwa70, prolungano per anni l’osservazione dei soggetti sottoposti alla sperimentazione del vaccino. L’OSM ha comunicato che in marzo Stati Uniti e Inghilterra hanno già avviato la sperimentazione di due vaccini sugli esseri umani e c’è chi ipotizza si possa giungere al risultato nel corso del prossimo anno. Personalmente non so esprimermi, posso però ritenere che la posta in gioco e gli investimenti necessari per la produzione del vaccino su scala mondiale siano tali da far sì che nessuno si arrischi a finanziare e immettere sul mercato un vaccino che non abbia dato concreta prova di efficacia e sicurezza.

    Mercurius3
    Partecipante
    Post totali: 114

    Buongiorno amici, fratelli, Maestri, naviganti casuali
    Rileggo con molta attenzione i vostri post, soprattutto quelli di Buteo, che con cognizione di causa spiega, cronologicamente le infezioni ed evoluzioni da virus, e riflessioni su quanto oggi si va, via via , cercando di tentare nella risoluzione.
    Le sintesi obiettive ed informative sono quelle di cui abbiamo bisogno per essere a conoscenza consapevolmente e praticamente, in un mondo di chiacchiere (per non usare un termine piu’ appropriato ma inurbano) che ci circondano, spesso soltanto con volontà speculative .
    Ecco l’importanza del Sito. Espressioni libere personali, contatti virtuali sostitutivi in questo periodo e, apprendimenti necessari.
    Io vorrei fare una riflessione, ora che siamo in Fase 2
    Queste sequenze numeriche le trovo un po’ pericolose, perché se non si è fortemente responsabili, si vanno a leggere come aperture a diritti e possibilità.
    Il virus c è, circola. Questo è.
    Non è un’apertura fino a quando le condizioni scientifiche e sanitarie non ci dicano cose diverse.
    Superficialità sull’uso dei mezzi protettivi e sfrenatezza sui rapporti sociali sono solo una ricaduta della immaturità del vivere.
    Per tornare alla Fase 1, io credo che la vita ci abbia messo nelle mani un pacchetto. La sento un po’ dire cosi: “ti regalo due mesi di vita diversa; fammi vedere come li spendi; puoi interrompere tutto e non dare piu’ colpe alle necessità impellenti; le necessità si sono ridotte, esisti tu e il tempo”
    E qui si sono aperte le operazioni di utilizzo: chi si è dedicato ferocemente alla preparazione di cibi improbabili, chi ha fatto rifornimenti da bunker terroristi, chi si è dedicato a sanificare la casa spostando impossibili mobili, chi ha ripreso dalla biblioteca libri mai letti, chi ha aperto contenziosi con i congiunti sequestrati, chi si è collegato con le videochiamate pettinandosi e cambiando maglietta col pigiama a stelline di sotto (tanto non si vedeva), ecc ecc , ma c è anche chi in questo inatteso periodo ha ritrovato se stesso, ha parlato col suo essere piu profondo ed ha fatto amicizia con quella parte trascurata e calpestata, chi ha dato sacro valore alla Vita che con ritmo diverso ha proseguimento la sacralità dell’ esistenza, chi sapientemente ha guardato fuori dalla finestra, dove la Natura, equidistante dai fatti e misfatti, ha continuato il suo cammino evolutivo e ritmico .
    Ora in Fase 2, siamo quelli che hanno utilizzato i talenti.
    Ci sarà chi ritiene di recuperare il tempo profano accellerando corse, spese, recuperi… speriamo non il virus (!)
    Chi si ritroverà con più Forza, Fiducia e ringraziamento alla Suprema Miriam, che non conoscendo sequenze umane di numeri , c’è e ci sarà sempre, per aiutare comunque tutti nell’evoluzione, e li’ dove c’è difficoltà a capire, ci consegnerà i Maestri perché la Vita prosegue ma chiede rispetto.

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