ECCE QUAM BONUM ET QUAM IUCUNDUM HABITARE FRATRES IN UNUM

Home/Il Forum della Schola/ECCE QUAM BONUM ET QUAM IUCUNDUM HABITARE FRATRES IN UNUM

Home Page Forum Il Forum della Schola ECCE QUAM BONUM ET QUAM IUCUNDUM HABITARE FRATRES IN UNUM

Stai vedendo 10 articoli - dal 676 a 685 (di 685 totali)
  • Autore
    Articoli
  • Buteo
    Partecipante
    Post totali: 121

    Nelle immagini del video postato da Guglielmo Tell il 7 maggio, c’è qualcosa di conosciuto ma non più compreso. Sono segni antichi che si affacciano all’artista che li compone seguendo forse un inconsapevole impulso interiore. Sono spirali vortici cerchi concentrici raggi girandole lune stelle-fiore stelle… elementi della nostra tradizione. Parlano un linguaggio antico, che i nostri avi lasciarono impresso su rocce e disposto in pietre, e ripeterono poi nei santuari e sulle case. E come quelli nascevano dalla terra, qui ora dalla sabbia si espandono al cielo al sole all’aria all’acqua al vento alle onde alla luna alle stelle… La loro transitorietà è divenire, si compongono e si distruggono per ricostituirsi in forme e colori che evocano cose che non sappiamo più ricordare… in un continuo nascere e morire. E più la forma è semplice, più fluisce e affascina, tanto più libera è da sovra-strutture, tanto più è pura e segue il movimento della vita. Così se le composizioni più complesse possono farsi ammirare per difficoltà di elaborazione e precisione, è nella loro scomposizione e riduzione alle forme semplici che si manifesta il linguaggio vero, anche se non compreso…
    E l’artista che si raccoglie in feto, come vede Macrobio, all’interno dei cerchi raggiati e concentrici esplicita la mandorla mistica o cerchio in cui schiere di artisti medioevali involsero il Creatore, dipingendolo su più e più pareti e volte nelle chiese.

    Alef2006
    Partecipante
    Post totali: 67

    mi riaggancio, con un po’ di ritardo, ad alcuni post di Tanaquilla e Gelsomino sulle mutate condizioni di vita di questo lungo periodo di distanziamento sociale. Mi rendo conto che in molti avranno potuto sperimentare un maggiore contatto con il proprio Io grazie al distanziamento sociale ed avranno goduto di un nuovo punto di vista su ciò che è realmente importante per la nostra esistenza. Tuttavia, in molti altri casi, la necessità di lavorare in smart working ha completamente liquefatto le nostre esistenze: prima del Covid le nostre giornate avevano una struttura ed un ordine all’interno dei quali erano allocati diversi tipi di attività. Oggi, ogni singolo istante è potenzialmente uguale al precedente, e chi lavora da casa si ritrova assorbito in un multi-verso telematico all’interno del quale deve trovare il proprio assetto mentre partecipa a tantissime riunioni online, affronta le contingenze della quotidianità domestica e si fa carico di piccole e grandi responsabilità. Noi miriamici abbiamo la grande fortuna di poterci agganciare al Centro per orientarci in questa nuova realtà iper-dimensionale e tuttavia non è semplicissimo tenere testa a queste nuove condizioni alienanti in cui ogni singolo istante raccoglie un’intera giornata. Non so quali possano essere sul lungo periodo le ripercussioni psico-fisiche di questa nuova realtà dove tutto è vicino e tutto è lontano allo stesso tempo e si ha l’illusione di essere ovunque senza essere in alcun luogo: in queste condizioni il distanziamento sociale rischia di allontanarci anche da noi stessi…

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 405

    Si, caro Alef, le difficoltà ci sono sempre in tutte le situazioni. Ma non lavoro in smart working e quindi non ne ho esperienza. Per ogni cosa c’è il tempo giusto. Anche chi fra noi ha tentato di vivere questo ultimo difficile periodo con più attenzione al mondo della Natura, o con minore distrazione da se stesso, deve trovare un nuovo equilibrio. Le situazioni di vita cambiano in continuo e la ricerca di nuovi equilibri è parimenti continua. Vale per tutti. Come per tutti è negativa la passiva ripetitività delle azioni. Sicuramente ciò che ci aiuta in questo è la Schola.

    • Questa risposta è stata modificata 1 mese, 2 settimane fa da  tanaquilla9.
    ippogrifo11
    Moderatore
    Post totali: 128

    La quale Schola, per riagganciarmi al post di Tanaquilla9, non è, come ben sappiamo, un’entità astratta bensì è concreta e operativa nella quotidianità di ciascuno di noi, quando, indotti dalla mutevolezza delle contingenze della vita, siamo chiamati alla revisione delle nostre convinzioni, alla verifica del grado di consapevolezza che poniamo nelle scelte, alla messa in gioco della nostra capacità di adattamento, al riallineamento della nostra volontà all’esigenza primaria di trasformare, come ci ricorda il Maestro Kremmerz e come è nella finalità che abbiamo abbracciato, il male in Bene e dunque i problemi e i disagi in opportunità di crescita. Infine, è concreta e operativa nel riscontro alle oggettivazioni del nostro essere e nelle conferme e/o nelle indicazioni correttive che ne seguono. La Schola è nella nostra vita, così come la nostra vita è nella Schola, tenendo però sempre ben presente una condizione fondamentale: la Prima non ha bisogno della seconda, mentre è la nostra vita ad avere bisogno della Schola e a non poterne più fare a meno non appena se ne intuisce la grandiosità dell’Opera.

    tulipano
    Partecipante
    Post totali: 46

    Grazie Buteo, le tue riflessioni danno la giusta interpretazione alle emozioni che le immagini del video mi hanno suscitato e che non sono riuscita a focalizzare ed a concretizzare facendo il giusto collegamento con ciò che provai tempo fa nel vedere i sigilli del neolitico al Museo del Sigillo a La Spezia. La loro simbologia semplice ed essenziale, senza fronzoli ed orpelli, rende i sigilli stessi immediatamente leggibili se paragonati a quelli delle epoche successive di cui, se pur fregiati di qualche universale simbologia, non si coglie subito il significato.

    Alef2006
    Partecipante
    Post totali: 67

    Grazie Ippogrifio, Tanaquilla e tutti: leggerVi mi consente di recuperare l’equilibrio in questa nuova fase di vita iper-connessa. Bellissimo il passaggio “La Schola è nella nostra vita, così come la nostra vita è nella Schola… la Prima non ha bisogno della seconda, mentre è la nostra vita ad avere bisogno della Schola e a non poterne più fare a meno non appena se ne intuisce la grandiosità dell’Opera.” E’ una frase di una esattezza ineccepibile. Vi abbraccio. Alef

    seppiolina74
    Partecipante
    Post totali: 88

    In occasione della notte di san Giovanni, mi sono imbattuta in diversi articoli su internet, più di tipo amatoriale che altro, ma alcuni erano più divertenti perché parlavano degli usi e costumi della tradizione popolare. Una notte magica, insomma. Una tradizione popolare racconta che le ragazze in cerca di “buon partito”, possono mettere 3 fave sotto al cuscino: una intera, l’altra scorticata a metà e l’ultima totalmente senza buccia. Al mattino, infilando la mano sotto il guanciale, si dovrebbe pescare la fava del destino! Uomo ricco ( fava intera), uomo benestante( fava a metà) e uomo povero in canna ( fava nuda). Inutile dire che avrei fatto carte false per beccare almeno la benestante….ah ah!
    Altre leggende sono legate al buon raccolto dei contadini o, curiosa questa, alla depilazione! Si dice infatti che, se ci si depila (strappando alla radice il pelo), in quella determinata zona la peluria non ricrescerá più…Mah! Infine, pare sia un concentrato di bellezza e salute, la rugiada raccolta sui fiori tenuti tutta la notte alla luce della luna. Un’acqua profumatissima….A presto!

    m_rosa
    Moderatore
    Post totali: 236

    Ehi Seppiolina, sembra che oggi siamo io e te in casa!
    Ricordo che il Maestro+++++ Iah Hel, nella prima riunione plenaria diede le indicazioni su come preparare l’Acqua di San Giovanni, la si trova nella “Relazione sui lavori collettivi della prima riunione plenaria (aprile 2018)”
    Il rileggere quel documento ha scatenato una profonda nostalgia…Beh! se anche dobbiamo pazientare ancora un pò, sento che questo tempo sarà utile per ritrovarci, quando sarà il momento, tutti un pò “cresciuti” (non solo nel peso!)

    mercuriale2011
    Partecipante
    Post totali: 96

    Grazie Sorelle, menomale che avete parlato dell’acqua di san Giovanni…mi ero distratta e stavo per dimenticarmene!
    …a domani Buona notte

    seppiolina74
    Partecipante
    Post totali: 88

    Cara M Rosa, ricordo di aver preparato l’acqua di San Giovanni l’anno scorso e di essere rimasta piacevolmente colpita dal profumo spiccato che l’acqua aveva assorbito, tanto che,sull’onda dell’entusiasmo, mi ero ripromessa di cominciare a produrmi da sola tonici per il viso! Ad esempio, quello al rosmarino,dalle proprietà antinfiammatorie e depurative; oppure il tonico ai petali di rosa e hamamelis, addolcente ed idratante… Poi, ovviamente, presa da mille cose, non ho più tentato e il tonico me lo sono andato a comprare già fatto!! Comunque, è stato interessante accorgersi che il fare qualcosa con le nostre mani, un po’ come si faceva una volta, genera pensieri creativi. Oggi non siamo più abituati a farci le cose da soli ( almeno la maggior parte delle persone), ma credo davvero che ne varrebbe la pena. Ritenteró! Un abbraccio a tutti i fratelli e ai Maestri!

Stai vedendo 10 articoli - dal 676 a 685 (di 685 totali)
Rispondi a: ECCE QUAM BONUM ET QUAM IUCUNDUM HABITARE FRATRES IN UNUM
Le tue informazioni:




Iscriviti alla Nostra Newsletter

Normativa Privacy