ECCE QUAM BONUM ET QUAM IUCUNDUM HABITARE FRATRES IN UNUM

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  • seppiolina74
    Partecipante
    Post totali: 109

    Vorrei fare una semplice domanda relativa alla memoria dell’acqua che, lungi dall’essere retorica, vuole essere un sincero capire: pur ammettendo che l’acqua abbia, più di altri elementi naturali, una capacità magari più alta o ideale per trattenere e veicolare certe virtù o caratteristiche specifiche, perché non si parla della terra, ad esempio.Non ha memoria la terra? Le piante o gli alberi di un luogo, non sono veicoli ideali, magari da secoli, di proprietà terapeutiche? La memoria nelle generazioni locali di un territorio, non si trasforma in sapienza e si radica nel dna delle persone e quelle stesse persone la usano,nel loro piccolo, per tramandare e guarire? La ricerca accademiale suggerisce a mio parere che in un territorio esista un filo che lega tutto, quindi la memoria è in tutto il vivente: la fonte d’acqua che sgorga accanto all’albero, che germoglia e fruttifica, che viene usato per nutrirsi, guarire e tramandare. Forse intendevate qualcosa che mi sfugge, ma comunque mi ha suggerito queste domande e riflessioni! Buona serata a voi tutti!

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 451

    Concordo con te seppiolina, le tracce dell’identità di un territorio si trovano nei sui elementi, tutti. E’ sbagliato però secondo i fisici, parlare di memoria dell’acqua. Bisogna pensare, dicono, che l’acqua produce campi elettromagnetici i quali sono responsabili dell’attrazione chimica fra le molecole e del passaggio di informazioni. Non sono certa di aver ben inteso ma capisco che l’acqua è un mediatore fondamentale. Forse qualcuno di noi, più esperto, può dire questa cosa con parole semplici. La forza d’attrazione più di una volta l’abbiamo discussa qui, a proposito anche di altri argomenti.

    mandragola11
    Partecipante
    Post totali: 290

    Per seguire le riflessioni di seppiolina e tanaquilla pensiamo anche alla pietra che ha una capacità di memorizzazione eccezionale, infatti è esclusivamente grazie a una piccola porzione di silicio purissimo (migliaia di volte più piccolo di un capello) che i nostri computer riescono a memorizzare milioni di dati nel chip.
    Acqua, terra…fuoco, aria… Ogni elemento avrà la sua funzione memorizzante particolare?

    Mercurius3
    Partecipante
    Post totali: 123

    Acqua, terra, fuoco, aria…sarà per questo che è jucundum habitare in unum? Dove l’Uno è il tutto e in questo nucleo fertilizzato e fertilizzante troviamo anche che sia jucundum starci?

    Buteo
    Partecipante
    Post totali: 145

    In questo salotto vorrei discorrere di ‘Martin Eden’, un film che ho voluto vedere qualche settimana fa, perché considero l’interprete un grande attore. Tratto dall’omonimo romanzo di J. London, racconterebbe l’emancipazione di un proletario attraverso un processo di acculturamento, stimolato dall’incontro con la seducente Elena, appartenente al mondo dell’alta borghesia napoletana, la sua incredibile ascesa economica e sociale, la sua caduta.
    Non ho letto il libro, ma mi sembra riduttivo vedere nel film il solo tema dell’emancipazione di un ragazzo del popolo attraverso lo studio da autodidatta. C’è qualcosa che va oltre. Il gioco d’immagini analogiche che s’inframmezzano e s’intersecano al racconto, la figura ieratica di Elena, i fermo immagine dei suoi primi piani, quasi un dipinto ottocentesco, fanno di lei un’entità non umana.
    È come se non gli occhi di Martin la vedessero, ma quelli della sua anima e, come in uno specchio, si compenetrassero. Nell’innamorarsi, si accende in lui la scintilla che avvia un processo che si esteriorizzerà nella sua ascesa sociale. Martin è tenace, resistente agli ostacoli, alle sconfitte, ai dileggi. Resiste e persevera nel percorso in cui lei è il faro che, anche lontano, lo guida. Ma la via è lunga, le disfatte molte, il successo non arride. Martin dispera, i fallimenti pesano, piegano. Montano in lui la frustrazione, l’inadeguatezza, la disistima. La mente si annebbia e lo induce ad attribuire all’amata quel disprezzo che, in realtà, è lui a provare per se stesso. L’amore si tramuta in rabbia. E la rabbia esplode verso l’amata e il suo mondo. La oltraggia e si farà cacciare.
    Il processo evolutivo, però, ormai avviato, inesorabilmente procede e dà il suo frutto: il successo arriva. Finalmente ricchezza, riconoscimento e onori. Martin, ormai preda dei propri fantasmi, non può goderne. Eppure Elena insperabilmente torna da lui: è la sua anima a tendergli ancora la mano?… ma non può più accoglierla. Imbrigliato com’è nelle spire dell’amor proprio ferito e della rabbia, la respinge e allontana definitivamente. Ormai è un corpo vuoto, non avrà più senso vivere.
    Perché ne parlo? Perché mi chiedo, e giro la domanda, se sia proprio così. Possiamo noi incontrare l’anima, il nostro io interiore, solo tramite l’innamoramento? Cioè solo attraverso la sua proiezione su una donna o un uomo, che ne diventi il simulacro inconsapevole e possibilmente non sempre adeguato? Perché quand’anche incontrassimo nell’altro l’anima, come verosimilmente avviene a Martin, il rischio di rimanere invischiati o nell’involucro esteriore, cioè nella personalità di colei o colui di cui ci innamoriamo, o nei nostri fantasmi interiori, è grande e potenzialmente fatale. E allora, cos’è quella sensazione che chiamiamo innamoramento? Il desiderio fisico e mentale di quella donna o quell’uomo, che ci cattura e ci trasforma, o non piuttosto il nostro impellente e intimo bisogno di ricongiungerci al nostro essere interiore? E, soprattutto, come scindere o fondere le due cose, per giungervi?

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 451

    Per Buteo. Capisco le domande che ti poni. Diotima, una sacerdotessa, (in Simposio, Platone) dice che vi è una gradualità nell’innamoramento: dall’amore per un bel corpo, a tutti i bei corpi, dall’amore per una bella anima, alle belle istituzioni e alle belle conoscenze. Fino all’amore per la bellezza in sé e il riconoscimento di cosa sia la bellezza in sé. “E’ questo, o mio caro Socrate, (dice Diotima) il momento della vita che più di ogni altro è per l’uomo degno di essere vissuto”.
    Per me, fra i tantissimi altri che provengono dalla Schola, è motivo di incoraggiamento l’augurio della Direzione per la Primavera 2019.

    Buteo
    Partecipante
    Post totali: 145

    <Grazie Tanaquilla9 per i rimandi

    ippogrifo11
    Moderatore
    Post totali: 139

    Buona sera a tutti! Entro nel salotto (adotto la stessa immagine di Mercurius per questo spazio) in punta di piedi per non far rumore: magari qualcuno si è appisolato e non vorrei svegliarlo! D’altra parte, il tempo uggioso (almeno alle mie latitudini) di questo autunno inoltrato, invita molto al raccoglimento e al silenzio discreto, se non fosse che il mumble mumble di ciascuno di noi, che più o meno spesso è transitato e transita da queste parti, lo si può percepire come un vociare allegro, gioioso, che giunge fino a qui per chissà quale misterioso canale e nel quale ogni voce cerca quella a lei familiare. È la ricerca del contatto, così mi pare di percepire… o forse è solo una mia suggestione, indotta dal titolo del thread, che sembra un cartello appeso alla porta del salotto per ricordarci lo stato d’animo che impregna l’ambiente.
    Ecco, ho fatto capolino e ho dato forma al mio mumble. E mi pare che l’autunno sia diventato un po’ meno uggioso e anche meno malinconico. Anzi, mi sento in compagnia! In gioconda e fraterna compagnia!
    Buona serata e una gioiosa domenica a tutti.

    catulla2008
    Partecipante
    Post totali: 175

    Tauridi Leonidi Geminidi… Sono tanti gli sciami meteorici che passano in Autunno. Pare che le Leonidi ritornino ogni ano intorno al 17 novembre quando la cometa Tempel-Tuttle passa accanto al Sole e ne vediamo la scia allineata alla costellazione del Leone.
    Ecco, quando viene la notte riusciamo a vedere oltre noi stessi, oltre la Terra, là dove ci sono altri milioni di Soli ed altri mondi. Vediamo la fissità e la caduta, vediamo gli sciami e le costellazioni e possiamo avere dimensione della nostra piccolezza. Della nostra nullità nonostante la scintilla di coscienza che ce ne fa rendere conto e ci unisce al Tutto.
    Domani sarà nuovamente giorno e la nostra Stella con la sua luce coprirà ogni altra cosa, ogni realtà: che appartenga al nostro sistema o sia talmente distante da manifestarsi a noi quando di fatto già non esiste più.
    Così, mi pare, viviamo: barcamenandoci tra l’io che si nutre della stella cui appartiene e la tensione al cosmo verso cui siamo attratti inesorabilmente fino a perderci.E nel mezzo questo spazio fraterno, in cui è bello poter sostare, ristorarsi, confrontarsi, respirare Luce. GRAZIE.
    Buonanotte a Tutti i naviganti!

    m_rosa
    Moderatore
    Post totali: 278

    “Ascolta, ascolta. Il vento sta parlando” disse Giovannino.
    “Dici che non saremo più capaci di udirlo quando saremo grandi, Mary Poppins?”
    “Lo udrete benissimo ma non lo comprenderete.”
    Mary Poppins

    tanaquilla9
    Moderatore
    Post totali: 451

    Certo dipende dal vento. Una volta a Cefalù una sciroccata violenta mi ha fatto capire perché si dice a qualcuno “sei proprio uno sciroccato”, per indicare che è stordito, confuso imbambolato. Lo scirocco (che prende nome dalla Siria) infatti fa sbattere ogni finestra e ogni porta, fa tintinnare violentemente ogni cosa, fa rotolare rumorosamente tutto ciò che trova sul suo cammino. Insomma crea davvero uno stato di grande confusione a tutti i livelli. A parte ciò capisco cosa volesse dire Mary Poppins (il musical versione italiana è ora a Roma e poi a Milano). In effetti a ognuno di noi può capitare di “captare” un messaggio dalla Natura, solo in determinate condizioni. Finché siamo coinvolti dalla corrente profana non credo sia possibile. Un’altra delle famose affermazioni di Mary è che tutto può accadere se ci credi.

    ondina
    Partecipante
    Post totali: 49

    I post di m rosa e Tanaquilla mi fanno riflettere sul fatto che per captare i segnali che ci provengono dalla natura dobbiamo essere in una condizione particolare….privi di sovrastrutture che ci provengono dalla corrente profana. Ecco perché i bambini “sentono le parole le parole del vento”…. loro non sono stati ancora condizionati
    Allora è proprio necessario mettersi al lavoro per tentare di ripulire quei canali sensoriali che con il tempo abbiamo rivestito di inutili strati… così da poter riascoltare il vento… vedere le stelle e comprende il linguaggio della Natura!!
    Buona domenica a tutti

    andy60
    Partecipante
    Post totali: 13

    Buondì, vorrei condividere questa notizia che mi fa chiedere ancora una volta quante cose ci sarebbero da capire per chi ha avesse capacità di comprendere e mi chiedo anche se non richiami aspetti della nostra tradizione. saluti
    http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/arte/2019/12/02/leonardo-con-luomo-vitruviano-svela-lalgoritmo-dellarte.-esclusiva-ansa_0b4fdb1e-32f8-4e52-8f87-c8336a08cabe.html

    mandragola11
    Partecipante
    Post totali: 290

    Caro Andy60, carina la notizia!
    Certo che Leonardo (come molti altri) si deve essere divertito un sacco con tutti i suoi messaggi criptati, scritti al contrario, da destra a sinistra e da sotto a sopra e in più allo specchio! Del resto genialità è anche fare… il nero di seppia (a proposito di colori) che in genere gli alchimisti veri o presunti hanno utilizzato abbondantemente, infatti, dopo secoli c’è ancora chi si cimenta in questi rompicapi!

    Venendo all’algoritmo scoperto, mi sorge una domanda: ma non era il numero aureo la chiave della “divina proporzione” che rendeva le opere a immagine dell’armonia micro-macro-cosmica?

    wiwa70
    Partecipante
    Post totali: 226

    Ciao a tutti! Mi ha affascinato il tema del vento di cui avete parlato e per caso ho scoperto che non è solo un fenomeno terrestre ma anche cosmico: un’ansa di ieri della rubrica “Spazio e Astronomia” titola “Il soffio di un buco nero può accendere le stelle, anche alla distanza di un milione di anni luce” . Uno studio dell’Istituto Nazionale di Astrofisica coordinato dall’italiano Roberto Gilli, sostiene che i buchi neri non godono solo di una cattiva reputazione di voraci cannibali cosmici, capaci di divorare tutto ciò che capiti loro vicino, compresa la luce, ma sono anche in grado di accendere nuove stelle, fino ad un milione di anni luce. Infatti, si è scoperto che getti di materia espulsi dal buco nero mentre divora quella circostante, grazie al suo irresistibile abbraccio gravitazionale, possono creare onde d’urto, le quali, propagandosi, riescono a raggiungere altre galassie e a comprimere a tal punto il gas contenuto al loro interno da farlo condensare in nuove stelle. Per Gilli è la prima volta che vediamo un singolo buco nero accendere delle stelle in più galassie contemporaneamente, ritenendo incredibile che una galassia possa aver voce in capitolo su ciò che accade in altre galassie a miliardi di miliardi di chilometri di distanza. Riflettendoci, in verità, non mi è parso così incredibile visto che nell’Universo tutto è UNO e quindi interdipendente e interconnesso… forse allora in futuro i buchi neri non saranno considerati solo un pozzo cieco senza fondo ma magari un giorno si scoprirà che rappresentano un trait d’union e passaggio tra mondi adiacenti e paralleli a conferma del fatto che ogni cosa è collegata all’altra! Buona giornata e un caro saluto a tutti i naviganti

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