Comunicazione importante

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    Originariamente postato da mammolazzurra
    Il 04 Ottobre 2012 alle ore 10:20

    Sono un medico iscritto da circa 20 anni all’Associazione S.P.H.C.I.
    La mia iscrizione è avvenuta dopo un incontro diretto con il Maestro Iah Hel, grazie al Quale la frequenza, la pratica e lo studio della scienza ermetica sono divenuti per me, non pura astrazione, ma una tangibile, continua verifica di Bene, Amore, Luce, salute e Verità.
    L’applicazione della conoscenza e delle pratiche della Schola alla terapeutica è stata per me una fonte di continue verifiche del beneficio ottenuto nel sostegno e nella cura dei mali umani, a rafforzare l’effetto delle più comuni metodiche terapeutiche, a tingere di Amore i casi più critici, a guidare ed orientare la mia personale direzione nell’attività clinico-terapeutica quotidiana.
    Numerose le verifiche terapeutiche sia personali che di coloro i quali con fiducia si sono rivolti alla Luce della Miriam e nella loro giusta privacy ne ricordano ancora gli effetti benevoli.
    A Iah Hel, a J. M. Kremmerz, a Tutti I Delegati Generali e Maestri che con coraggio e fermezza hanno portato il testimone vivente dell’Unica Vera Continua Tradizione Scientifica Ermetica “pro salute populi” va il mio profondo e sincero ringraziamento.
    Grazie per la conoscenza profusa.
    Grazie per la sicurezza ed inviolabilità con la quale hanno tramandato sino ad oggi la Tradizione.
    Grazie per le Idee, gli spunti così innovativi che solo da pochi anni iniziano a ricevere conferme dalla scienza ufficiale, come gli attuali studi di fisica e biofisica medica sulle vibrazioni elettromagnetiche, sul suono (vedi i lavori sull’azione del suono come agente trasformatore di cellule staminali in cellule del miocardio, cioè del cuore!), sulla parola (si dice in PNL che la parola è magia!), sugli effetti di sequenze di parole sul sistema cellulare dell’organismo (con valutazioni obiettivate strumentalmente mediante elettroencefalogramma, RMN e termografia), sul ruolo delle lingue madri e della corrispondenza con la struttura biologica, psichica e comunicativa delle popolazioni corrispondenti (che dire quindi dell’uso terapeutico di antichi salmi della Tradizione Ermetica che rientrano in risonanza nella profondità delle vibrazioni cellulari, nella memoria ancestrale dell’essere umano?), sulla comunicazione più sottile nella materia biologica (in particolare nell’ambito della medicina omeopatica e funzionale), studi svolti in autorevoli centri di ricerca nazionali ed internazionali, in continua crescita, che avvalorano e rafforzano il mio senso critico di appartenenza all’Associazione S.P.H.C.I.
    Grazie!!!

    Anonimo
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    Post totali: 307

    Originariamente postato da tanaquilla9
    Il 04 Ottobre 2012 alle ore 11:10

    In calce riporto un breve brano del Maestro Kremmerz, scritto ai tempi del Commentarium, che ci potrà far meglio comprendere l’atteggiamento equilibrato che fu del Maestro (e dei Maestri Suoi successori) rispetto ai detrattori, e quanto il gratuito odio altrui, condito di terrorismo, calunnie e farneticazioni, miri solo a demolire l’Idea ermetica e Chi la trasmette. Perché? Una delle ragioni ce la espone anima critica nel suo benvenuto post. “Affermare la propria identità per contrapposizione” scrive anima critica è azione di chi aspira a sentirsi leader; per ottenere ciò bisogna che egli “mostri – non dimostri, si badi bene – di saperne più degli altri …”, facendo degenerare il dialogo “in una congerie di asserzioni… finalizzate unicamente alla ricerca del reciproco consenso attraverso l’altrui demolizione. E anche questo può rientrare nella logica tipica di quei gruppi che sono privi di autentici valori di riferimento e aggregazione”. E’, dal mio punto di vista, un atteggiamento patologico (se non criminale) e potenzialmente pericoloso – come ha già evidenziato sphci. Circa poi la convinzione di tali persone di poter mantenere a lungo l’anonimato ho seri dubbi al proposito, e mi risulta siano state anche bannate da alcuni forum per motivi, fra gli altri, di “aggressività, avversione e malizia nell’offendere”.
    Noi ascritti alla SPHCI, serenamente e lontani da inutili polemiche, continuiamo nell’esperimento pratico della terapeutica ermetica, consapevoli di poter giovare ai sofferenti e di quanto i Maestri hanno sempre detto: “la missione degli ascritti è di dimostrare con l’opera efficace e l’esempio che noi facciamo il meglio possibile, non il perfetto che non è umano”. E invitiamo ad un dialogo costruttivo sulle potenzialità scientifiche dell’Ermetismo tutti coloro che le intravedono.
    Ecco il brano:
    “La demolizione qui, nel nostro paese, abbiamo l’abitudine di farla solo con le nostre iniziative, con le iniziative paesane cioè, analizzandole nel modo peggiore per soffocarle, e quando le iniziative resistono alla critica si cominciano a discreditare i propugnatori delle idee nuove, con quel cinismo calunnioso che è speciale attributo della gente socialmente quotata per onesta…N.R. Ottaviano ci direbbe: fiato sprecato, la bestia umana specialmente se monta in cattedra è intollerante……se qualcuno ti calunnia per colpire e discreditare l’Idea nell’uomo o negli uomini che la propugnano tu non riuscirai a liberarti della rogna che ti appiccicano a meno che non reagisci tirando loro la coda per sentirli gridare come gatti idrofobi un aiuto a Maometto”. Io non dico né si e né no. Continuo a fare appello alla buona volontà e metto te, o novizio, in guardia perché tu intenda che la Schola non è persona ma idea, anche il sottoscritto potrebbe essere un’idea che non ha persona. Le persone, gli uomini, le donne, le bestie, i vegetali, i batteri passano: chi se ne infischia più dei morti e della gente che passa? Ma tu analizza bene l’idea, non adorare e non odiare le bestie e le cose che passano… sii demolitore delle frottole e comincia ad aver fede e coscienza in noi…Noi? Chi voglio indicare con questo pronome da presidente di alta accademia? Noi è il sottoscritto? Noi è il manipolo della coltura della nostra Schola? Neanche per sogno. Abbi fede e coscienza in Noi, cioè in te e in tutti quelli che pensano come te e io pensiamo”. (Commentarium, I volume, p. 232-233)

    Anonimo
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    Post totali: 307

    Originariamente postato da persevero
    Il 05 Ottobre 2012 alle ore 13:06

    Leggendo i post precedenti non posso che concordare, oltre che con i contenuti, con l’equilibrio dei modi con cui chi ha scritto ha fornito risposta ad uno dei tanti attacchi di cui un’organizzazione iniziatica effettiva difficilmente può andare esente. Personalmente ho praticato con diversi “gruppi” che utilizzavano la rituaria Kremmerziana, nel corso di più di trent’ anni. Professionalmente abituato al pensiero critico, nonché alle dinamiche della psicologia individuale e di gruppo cui fa riferimento l’interessante post di anima critica ( apprezzabile il suo cenno alla inevitabile auto referenzialità dei gruppi caratterizzati da forte identità e coerenza ), mi sono avvicinato dopo lungo peregrinare alla SCHOLA non per ragioni emotive, ma perché persuaso dalle argomentazioni storiche inerenti la legittimità iniziatica ( di cui quella giuridica non è che il riflesso sociale ). Provenendo da anni di frequentazione del gruppo che gravitò intorno alla inappuntabile figura del prof. Verginelli sono stato di necessità – direi anche per deformazione professionale oltre che per tendenza personale – attento e critico osservatore della coerenza, della attendibilità, del disinteresse che ci si deve attendere da un’organizzazione cui si intenda affidare una parte così importante della propria vita. Non solo, ma appartenendo dichiaratamente alla esigua schiera residua dei maschilisti convinti e professanti, anche in questo senso sono stato di necessità osservatore attento e critico della sua ( uso termini profani ) “ leadership” . Oggi, dopo diversi anni, non posso che confermare la percezione di assoluta integrità umana ed iniziatica, anche quando espressa in termini austeri e prevedibilmente non a tutti graditi, che ha caratterizzato, da quando ne faccio parte, l’operato della SCHOLA e dei suoi Vertici, e che, in particolare nella persona del M° IAH – HEL, sento perciò qui il bisogno di pubblicamente ringraziare.
    Relativamente al tema non entro nel merito delle critiche di contenuto, perché altri lo hanno già fatto esaurientemente nei post precedenti. Professionalmente sono più che avvezzo, come psicoterapeuta, alle variegate manifestazioni della aggressività umana che ormai, se contenute nei limiti ordinari della polemica e del conflitto verbale, non riescono più di tanto a turbarmi. Alcune personalità, senza averne colpa, soggiacciono al condizionamento per cui , per affermare il proprio valore, occorre demolire quello altrui. Non è certo cosa rara nella dinamica sociale, in particolare nel genere maschile. Verrebbe voglia di avvolgere in un abbraccio rassicurante le anime sofferenti che troppo soccombono a questo bisogno, quando se ne intuisce l’origine. Anche quando dotate di buona intelligenza e cultura, e di efficace vigore polemico, sono ( almeno lo sospetto, non essendoci modo di conoscere l’interessato direttamente nel caso in oggetto ) in qualche modo vittime di un intimo disagio che tendono a spandere intorno a sé, surrogando non di rado il nascosto bisogno di amore e riconoscimento a suo tempo deluso con la dolorosa e dispendiosa tensione al prevalere. Se di questo si tratta, vada dunque anche a loro l’abbraccio affettuoso della MIRIAM, simbolo dolcissimo di amore materno, nella speranza che ne abbiano pace ed aiuto nella loro ricerca evolutiva, che presumo sincera, anche se turbolenta….. Siamo solo esseri umani, fallibili e imperfetti, ma almeno nella comune intenzione, consapevolmente incamminati nella via dell’amore e quindi, se solo le circostanze lo consentono, del perdono.

    Anonimo
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    Originariamente postato da fleurdelys
    Il 05 Ottobre 2012 alle ore 15:58

    Un caro saluto alla Direzione e agli iscritti tutti!
    Ci sono anche io, poco assiduo scrittore ma attento lettore del blog, a testimoniare la mia adesione sincera e motivata alla sperimentazione della terapeutica ufficiale da oltre trent’anni in qualità di medico chirurgo e di quella ermetica da oltre venti come iscritto alla SPHCI.
    A dire il vero, il mio primo approccio alla terapeutica ermetica è avvenuto da paziente, in quanto ho usufruito dell’aiuto terapeutico per un problema che pareva dovesse portare danni irreversibili e che invece non ha avuto sequele..e chi ha sofferto di emorragia retinica può comprendere!
    Ottenuta la guarigione, non ho più avuto alcun dubbio a proporre ad altri la terapeutica ermetica , all’inizio con prudenza e poi con sempre maggiore sicurezza, vista la buona percentuale di risposte positive ottenute in ambito non solo puramente fisico, ma anche psicologico ed evolutivo in senso lato. Lo studio della realtà e della medicina secondo i canoni della Schola ha progressivamente smussato il contrasto tra la forma mentis acquisita in ambito accademico e la visione di più ampia prospettiva che man mano andavo acquisendo, grazie alla scientificità della seconda, sino al punto di considerare perfettamente integrati i due approcci.
    Il fatto di esercitare la professione medica, poi, mi ha permesso anche di confrontare l’evoluzione delle patologie a cui si applicavano le sole strategie della medicina ufficiale rispetto a quella in cui si affiancava anche la terapeutica ermetica. Il riscontro ad una presa di coscienza dell’ammalato insieme ad un atteggiamento di positiva determinazione a guarire, secondo i dettami della terapeutica ermetica, è sempre stato un decorso più breve ed un esito sicuramente migliore in termini di guarigione, minore sofferenza e maggiore rapidità di ripresa. E anche quando il decorso è stato infausto l’exitus è avvenuto in un’atmosfera serena e direi confortata. Riguardo ai benefici, che la terapeutica ermetica apporti all’essere al di là della vita contingente, non posso che prestare fede a quello che scrive il Maestro Kremmerz non avendo esperienza personale in proposito.
    Non è di parte dire che, in ogni occasione, gli iscritti della Schola di ogni ordine e grado e in particolar modo il Maestro Iah-hel sono stati presenti e determinanti per le numerose sperimentazioni effettuate, generosi e disponibili,con spirito di abnegazione senza eguali.
    Se questa è la verità, cara anima critica, perché la devo tacere?
    Riguardo invece le provocazioni che periodicamente vengono esercitate nei confronti della Schola e di chi la rappresenta, contravvenendo alla mia abituale tolleranza per ogni difformità di espressione, se lecita, mi sento in dovere di condannare senza scuse il volgare e ignorante tentativo di diffamare una realtà così bella e pura, non certo per personale risentimento ma per difendere l’Idea che la ispira e in cui credo con tutto me stesso. Una realtà da cui originano fatti concreti e non parole affidate all’etere, esercitata alla luce del sole e valorizzata da tutte le manifestazioni che la Schola nel corso degli anni ha intrapreso per diffonderne la conoscenza e permetterne la fruizione da parte di chiunque volesse.
    Intanto, anche grazie alle provocazioni e alle offese che la irrobustiscono, l’Idea continua a sviluppare, dal seme piantato dal Maestro Kremmerz oltre un secolo fa, una pianta rigogliosa e viva, la cui bellezza metterà a tacere ogni maldicenza e la proteggerà da ogni attacco.
    Per concludere… provo un sentimento di sincera invidia nei confronti di tutti coloro che hanno così tanto tempo da potersi permettere di sprecarlo a far del male al prossimo: a me non basta quello che ho a disposizione nemmeno per essere più presente qui!!!

    Anonimo
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    Originariamente postato da smeraldo888
    Il 07 Ottobre 2012 alle ore 12:15

    Buona domenica.
    Complimenti per i post a tutti voi… anche se può apparire auto-celebrativo detto da chi ormai è convinto praticante!
    Grazie bumble bee, per la tua inattesa testimonianza e tutta la mia ammirazione per aver avuto il coraggio di esporti con tanta serena semplicità sulle tue gravi traversie, anche se sfociate in un sorprendente esito positivo, e auguri sinceri per tutto quanto il tuo cuore desidera.
    Mi unisco a persevero nella via dell’amore, ma vorrei tanto comprendere quali sono le “circostanze” che consentano, e quelle che non consentano “il perdono”, per verificarle o sperimentarle entrambe.
    Spero che anima critica, che con grande professionalità è riuscito a fare una così puntuale verifica di cassa sugli ipotetici introiti del Kremmerz e dell’Ordine Egizio, non ne faccia una segnalazione all’Agenzia delle Entrate per presunta evasione fiscale, dati i tempi che corrono! Ma, a parte gli scherzi, volevo dirgli che anch’io prima di essere ammesso nella Schola ho letto attentamente il sito e preso visione ad uno ad uno dei documenti del carteggio del Galleani ivi pubblicati. Successivamente, e allorché mi è stato concesso consultarne alcuni originali, sono addivenuto alle sue stesse conclusioni nell’attribuire la mia fiducia a questo galantuomo d’altri tempi che aveva annotato scrupolosamente ogni fremito d’aria intorno a lui, ininterrottamente, fino alla morte. E di certo, se qualcosa non gli fosse quadrata in oltre 20 anni, sul Maestro e sulla Schola, o sull’Ordine, l’avrebbe segnalata in rosso nei suoi appunti, o addirittura denunciata, se non altro per semplice pignoleria o per deformazione professionale (dato che era un Prefetto).
    Anche dal mio modesto punto di vista, quindi, almeno fino al 1921, le testimonianze manoscritte del Maestro Iesboama, alias Luciano Galleani, costituiscono l’unica fonte storica e iniziatica certa cui attingere e fare riferimento per qualsiasi corretta documentazione e interpretazione su fatti, personaggi e situazioni inerenti il primo venticinquennio della nostra Schola Hermetica.

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    Originariamente postato da mens.libera
    Il 08 Ottobre 2012 alle ore 00:23

    Ho l’onore di essere iscritto dal 1976 e di aver visto l’opera e l’esempio di vita dei Maestri che si sono succeduti in tale Ufficio. Testimonio la correttezza della loro attività e la totale gratuità dell’impegno di vita profuso nell’Ortodossia. I risultati della Terapeutica si sono verificati a beneficio di tanti ricorrenti e anche l’evoluzione di tanti iscritti. Entrare nella Fratellanza non è facile ed è sempre su base volontaria, uscire è semplicissimo: nessuno ti trattiene. Vige la massima libertà. Leggere su mediocri blog le solite critiche basate su vicende vecchie di un secolo e superate, basandosi su evidenze manipolate è indice di povertà di pensiero e argomentazione, orchestrate ad arte da professionisti incompetenti ed ignoranti del fango, che passono il loro inutile tempo (forse non avendo altro da fare, non lavorando) a denigrare senza sapere nulla. Anzi attribuendosi fantomaici poteri. Siamo nel campo del delirio e della pura superstizione. Nulla di scientifico e di dimostrabile. Costoro si mettessero in gioco pubblicamente. E’ troppo facile tentare di distruggere dal comodo anonimato. Ma la Fratellanza prospera da 100 anni e andrà avanti, nonostante c’è chi pesca nel torbido, per seguire propri invidiosi disegni egemonici. L’Opera è pro salute populi, non è una vicenda personale. Un abbraccio a tutti i Fratelli e Sorelle e a chi sinceramente opera per il Bene.

    Anonimo
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    Originariamente postato da volo
    Il 10 Ottobre 2012 alle ore 19:37

    Sono medico ed esercito la mia professione da diversi anni. A un certo punto percepii un limite nella pratica della medicina, avvertendo l’esistenza di ‘altro’, oltre la fisicità della malattia. Mi iscrissi a una scuola di psicoterapia, al cui interno trovai però situazioni conflittuali molto pesanti, per cui lasciai quella scuola.
    In un viaggio in Nepal venni a contatto con il lamaismo tibetano; al ritorno volli avvicinarmi alla meditazione Vipassana. Entrambe esperienze di notevole interesse. Sentivo tuttavia la necessità di altro.
    Frequentai un corso sull’Alchimia c/o una scuola di psicoterapeuti. Qui fui informata sia su ritiri in cui un maestro di ispirazione Advajta dava insegnamenti (a mio avviso secondo un’ottica molto soggettiva) sia sulla tradizione esoterica italica.
    Lessi kremmerz, seppi che la Schola da lui fondata esisteva ancora. Volli fortemente farne parte e cercai il contatto con un componente della Schola.
    Qui trovo ciò che cercavo. Qui non vedo circolar moneta, non vedo circolar illusioni. L’intento è la terapeutica ermetica, il fine e il mezzo. Qui è possibile impegnarsi nel lavoro su se stessi. Un lavoro gravoso? Direi adeguato a ciò che si è. Il risultato? Si intuisce a poco a poco; perseverando si manifesta. Una trasformazione di se stesso; una ‘guarigione’ di sè e un rendersi sempre più disponibile a essere il tramite verso guarigioni altrui.

    Anonimo
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    Originariamente postato da persevero
    Il 11 Ottobre 2012 alle ore 12:40

    Sollecitato da Smeraldo 888 , due parole sul perdono e sulle circostanze che lo rendono praticabile. Discorso difficile perché sottoposto alle più diverse valutazioni soggettive. A guardare la storia umana, proprio quella che si studia già dalle elementari , le più incredibili nefandezze sono state compiute e ripetute nei secoli da uomini “in buona fede”. Dalla evoluta cultura greca al pietismo cristiano che entrambi giustificarono in vari modi la schiavitù, passando attraverso lo sterminio di milioni e milioni di vite umane attuato da dittature, anche recenti, del più diverso segno per “rendere migliore“ l’umanità, giungiamo alle attuali “missioni di pace” che caratterizzano la nuova logologia del potere imperiale, sterminatore come sempre, anche se con un “bon ton” adeguato ai tempi…..
    E’ verosimile che moltissimi individui in ciò coinvolti abbiano ucciso, depredato, distrutto, prevaricato “in buona fede”, cioè in buona coscienza e militante ignoranza, credendo davvero di stare facendo del loro meglio per il futuro dell’umanità. Se così non fosse, intere popolazioni che a tali ideologie prevaricanti hanno accondisceso, non di rado con genuino entusiasmo, sarebbero condannate senza speranza di redenzione. Nel mito cristiano, vale la sublime figura simbolica di Gesù che, crocifisso e trafitto, perdona i suoi materiali persecutori perché “non sanno quello che fanno”… Ma lo stesso, stranamente, non perdona i mercanti che avevano invaso il tempio, che pure non gli stavano materialmente infliggendo il supplizio…..
    E’ quindi nella consapevolezza dell’intenzione che personalmente individuo il discrimine. Chi mi attacca e mi calunnia può essere vittima delle sue emozioni, di superficialità e cattiva informazione, del suo infantile bisogno di prevalere ( lo si vede spessissimo in politica come nelle dispute da bar….). Altra cosa è la menzogna consapevole : mentire sapendo di mentire e non, come più o meno tutti ogni giorno facciamo, credendo sinceramente di essere nel giusto. Di tale tipo di menzogna deliberata e degli effetti sociali che essa può produrre certe istituzioni “pubbliche” ( al massimo grado i servizi segreti e le caste dominanti che se ne servono…. ) hanno fatto una vera e propria scienza, “strumentum regni” studiato e finanziato con cifre da capogiro di denaro pubblico… sarebbe un discorso non pertinente se non permeasse il vivere civile a livelli che non riusciamo nemmeno a immaginare.
    D’altra parte il cosiddetto “ satanismo” o “ magia nera” che con tale dimensione sociale non di rado si apparenta anch’esso in modi che sfuggono alla pubblica percezione, pratica e suggerisce la prevaricazione, l’inganno, la calunnia e la prepotenza come sua etica identitaria. Se di questo si trattasse, anche volendo, il perdono è reso impraticabile , più che dai fatti, dalla natura delle intenzioni. Ma speriamo che non di questo si tratti.

    Anonimo
    Inattivo
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    Originariamente postato da filosobek88
    Il 11 Ottobre 2012 alle ore 16:06

    Oltre undici anni fa, nel corso delle conferenze itineranti tenute dalla S.P.H.C.I., ricordo – a proposito dell’idea di perdono – una prospettiva molto particolare introdotta dall’occasione delle Lunazioni III ciclo (tra l’altro riproposte nell’aprile di quest’anno). Si trattava, nella fattispecie, di una frase quasi a margine del III ciclo in cui si recita: “Nell’8° giorno di questa luna non pensare con odio al tuo nemico e ne sarai libero”.
    La proposta di riflessione che venne esplicitata all’epoca evidenziava l’ipotesi che il perdono servisse non all’offensore ma all’offeso per ritrovare la pace interiore e ripristinare il proprio equilibrio. Per parte sua l’offensore, non più agganciato all’atto malefico (etimologicamente inteso come “facente male”) in forza della memoria vivificata dalla vittima, veniva restituito a sé stesso, alla propria memoria e alle conseguenze dei propri atti, a prescindere dalla vittima sottrattasi al dolore della propria condizione e ritornata alla ‘normalità’.
    Perdonare richiede dunque una grande forza… ma tale forza potrebbe essere intesa – diversamente da quanto appare nella religione – non in beneficio dei “peccati” altrui per i quali il diritto a intervenire potrebbe essere ampiamente discusso, bensì in beneficio della propria serenità: sconvolta, ferita, e poi risanata dal perdono.
    Avevo grandemente apprezzato allora una logica tanto concreta e fuori da ogni mistica che restituisce ognuno alla responsabilità dei propri sentimenti e delle proprie azioni: sul piano sociale – per quello che compete alle leggi della società civile – e sul piano sottile – per quello che compete alle leggi dell’anima.
    Ancor più l’apprezzo adesso che meglio la comprendo e cerco di praticarla in una sperimentazione quotidiana come membro della Fratellanza.
    Un saluto a tutto il blog

    Anonimo
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    Originariamente postato da unicorno2012
    Il 11 Ottobre 2012 alle ore 21:22

    E già, filosobek, ma quella parola libero, nel terzo ciclo di quella puntata, mi risulta veramente emblematica. Allora, se grazie alle propizie influenze siderali possiamo tentare di riuscire a dare un taglio alla catena che ci lega al nostro eventuale nemico mi chiedo, cosa significhi concretamente non pensare con odio. Forse non pensarlo per niente in quel giorno facendo uno sforzo mentale? Oppure pensarlo benevolmente? In quest’ultimo caso si rischia (imho) di cadere nella categoria dei sentimenti ai quali certo risulta potenzialmente improvvido far appello quando si tratta di relazionarsi con le dinamiche altrui al momento che più o meno “garbatamente” interagiscono con noi. Ho letto e riletto più volte, nel corso degli anni, quanto dice il Maestro:

    “Nelle idee semplici troverai: che l’odio, la necessità, il dolore sono spiriti della falsa concezione della vita, poiché l’innocenza, che è purità di coscienza libera, non concepisce nessuno dei tre termini; che predicare l’idealismo morboso che fa desiderare e sognare quello che non e in natura, è deviare dalla Verità …”

    Evidentemente tutto procede dal processo di purificazione in atto e quindi dal grado di coscienza, tendente all’integrazione, conseguito da ognuno di noi.
    Allora ben vengano, tra le tante, anche le sperimentazioni (vedi Lunazioni) che la Tradizione, con i suoi ortodossi Maestri, generosamente offre per rimetterci ciclicamente in gioco e riappropriarci sempre più delle giuste misure, al fine di aggiustare il tiro laddove avessimo nascosto l’odiato bersaglio nelle pieghe più ascose del nostro illusorio perbenismo sociale. Divenendo così esseri veramente sempre più liberi: dall’odio, dalla necessità e dal dolore.

    Ma tutto questo a beneficio di chi tende operosamente verso la Miriam che è fonte inesauribile di Bene, e non certo per chi intende ascriversi all’ultima categoria, perlopiù animata da biechi prevaricatori, richiamata in ultimo da persevero e per i quali una buona “medicina” è sicuramente la testimonianza ortodossa dei nostri atti e fatti in difesa della Verità come testimonia anche questo tread.

    Anonimo
    Inattivo
    Post totali: 307

    Originariamente postato da smeraldo888
    Il 11 Ottobre 2012 alle ore 23:20

    Ringrazio persevero per i chiarimenti sulle due circostanze del perdono, distinte, se ho ben capito, dalla buona o cattiva fede di chi perpetra un qualsivoglia crimine. Anche se, a mio parere, il crimine resta compiuto in entrambi i casi e in entrambi i casi produce conseguenze ed effetti imprescindibili dalle intenzioni di chi lo compie.
    Come il così detto “processo alle intenzioni”, che di fatto nessuna giurisprudenza pratica, non può sfociare in una condanna, parimenti a mio avviso la buona fede di chi commette un crimine, può tutt’al più mitigarla con delle attenuanti, ma comunque non gliela risparmia!
    Però, in fondo, chi siamo noi per giudicare? Ma chi sono gli altri per giudicarci? E chi siamo noi per perdonarci o per perdonarli?
    Da bambino, mia nonna che pur mi amava tanto, quando ne combinavo una delle mie mi diceva: “Chi rompe paga, e i cocci sono suoi!” ed io sapevo, o percepivo, che anche se lei in cuor suo mi perdonava (nel senso che mi amava), avrei comunque subito le conseguenze del mio gesto.
    Quando sono entrato a far parte della Fratellanza, qualcuno mi ha detto che in base allo Statuto o Pragmatica, esistevano un’Etica e un’Estetica Miriamiche alle quali mi sarei dovuto uniformare, o quantomeno tendere ad uniformarmi. Se anche involontariamente le offendessi in qualche modo, non mi aspetterò certo di essere perdonato da qualcuno, ma se mai di vedere oggettivato il dissenso alla mia mancanza in quella stessa Regola Fondamentale alla quale consapevolmente e liberamente ho aderito.
    Con l’esempio della mia esperienza, e corroborato da quanto teorizzato negli interessanti post di questo blog, voglio solo semplicemente dire che al di là delle nostre considerazioni esiste un’Etica Assoluta della quale poco conosciamo, ma va convenuto che esiste pure un legittimo, naturale e umano disgusto verso ogni forma di scempio perpetrato a danno delle persone o delle cose che amiamo.

    Ad anima critica sarei grato se scrivesse più di frequente, ma un po’ più conciso. Forse così le sue intelligenti e condivisibili osservazioni sarebbero meglio colte e assimilate da tutti. Personalmente le apprezzo molto, anche perché ho buoni motivi per credere che in certi forum verrebbero immediatamente cancellate!

    Anonimo
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    Originariamente postato da catulla2008
    Il 13 Ottobre 2012 alle ore 13:01

    Nella dottrina di Giuliano Kremmerz non mi sembra proprio che l’educazione ermetica prescinda, né lo potrebbe del resto, dai meccanismi che presiedono alla salute e alla prevenzione terapeutica e che, in quanto meccanismi ‘naturali’ sono esplicitazione di un disegno che è quello della forma umana della vita. Anzi e ad esempio, nel momento in cui il Maestro invita (vedi in questo sito ne “La parola al Taumaturgo – 28 aprile 2011) a pensare che la bile distrugga i bacilli entrati nel fegato, indica un allenamento della volontà cosciente a potenziare la reazione immunitaria spontanea del corpo umano. Tale visione che, per affermazione dello stesso Kremmerz, è legata al concetto di ‘concordanza magnetica nell’uomo completo, sano ed equilibrato’ è la medesima che porta a proporre ai malati che lo richiedono di modulare attivamente il proprio principio vitale affinché, forte dell’aiuto terapeutico ricevuto a distanza, si rinvigorisca la volontà di guarire e la fiducia nelle cure mediche intraprese, a dispetto di ogni debilitazione dovuta al dolore e alla malattia.
    Ora, a mio parere, è un po’ quello che, a livello macro, si presuppone accada in una società sana dove, ad esempio, davanti all’abuso, al mercimonio e alla violenza di qualunque specie (verbale, fisica, opinionistica, ecc.) la reazione si esplicita sia nell’indignazione (che è sistema immunitario dell’anima) che nella fiducia nelle leggi della civiltà, a dispetto di ogni detrimento dovuto alla perversione e alla follia.
    Perciò, non posso che idealmente concordare con quanto affermato dal Maestro ne “La Porta Ermetica” a Villa della Speranza in beneficio dell’ospite romito, di Caio Buddi e di Sempronio Cristiano che “la scienza è anche temperanza di parole…. leggete i Versi di Oro di Pitagora e troverete il galantuomo evoluto dei tempi nostri” e per conseguenza ritenere che l’estetica debba considerarsi, non solo etimologicamente, emanazione dell’etica: in un binomio oggettivamente inscindibile.

    Anonimo
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    Originariamente postato da mercurius3
    Il 14 Ottobre 2012 alle ore 15:32

    Ciao a tutto il blog!
    Non ho molto tempo per seguire nelle pieghe più profonde la diatriba sull’etica, sull’ estetica ed esaltazioni mitologiche. E d’altronde anche trovandolo, credo non tolga e non metta valori kremmerziani nella mia formazione ed esperienza ventennale. E questo non certo per quell’alone di misticismo suggestivo collettivo, di cui qualcuno potrebbe ipotizzare, ma per motivazioni concretamente terapeutiche .
    La mia esperienza risale a tantissimi anni fa, (veramente la mia prima esperienza…) quando non ancora conoscendo la S.P.H.C.I. mi ritrovai con un crociato completamente lesionato, versamenti endoarticolari e sfibramenti del mediale e postero. Senza entrare nel patetico racconto di dolori e traversie, prenotai un trapianto a Lione. Nell’attesa dei due mesi, mi ritrovai ad usufruire dell’aiuto terapeutico di cui si parla e, con un solo contatto a distanza di rinnovamento energetivo volitivo nella mia persona, quello che comunemente chiamiamo principio vitale, io mi alzai senza bisogno di stampella e da allora non ho più smesso di camminare per la mia strada urbana, extraurbana e miriamica.
    Tutto il resto è indagine, supposizione, polemica, approvazione, tutto ciò che si vuole in positivo e in negativo: la realtà terapeutica è che il mio crociato a successive indagini diagnostiche non segnala neanche il callo osseo.
    Rifacendomi a quanto dice Catulla, “modulare il proprio principio vitale”, dopo l’esperienza di impatto traumatico, diventa un diritto, un dovere, un valore esistenziale per ritrovare non un crociato ma un equilibrio di vita, migliorando la propria evoluzione, che essendo vita è anche prevenzione terapeutica.
    Vi abbraccio tutti

    Anonimo
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    Originariamente postato da sphci
    Il 14 Ottobre 2012 alle ore 17:43

    Risposta ad anima critica.
    In considerazione della sua dichiarata non aderenza ad una via iniziatica, accantoneremo per un momento la nostra logologia e ci limiteremo a risponderle sul piano della logica e del buon senso che nella società civile caratterizzano le persone “per bene”.
    È nostra opinione che tutto ciò che si manifesta sul piano del concreto richieda una forma e un contenuto, o sostanza, imprescindibili l’una dall’altro e ciò a discapito di ogni concezione dualistica e di ogni separazione fra le cose. Concezione verso cui l’umanità, per millenni, è stata direzionata in tutti i campi della conoscenza attraverso una metodologia analitica che l’ha portata a scindere il tutto in una miriade di parti. Queste parti hanno assunto nel tempo una fisionomia sempre più tipicizzata, divenendo individuabili non più in base alla loro sostanza, ma secondo la loro funzione.
    In altri termini, persa di vista la sostanza delle cose, il loro contenuto e la forma che lo esprime si sono ridotti alla mera funzione attribuita loro dall’esclusivo interesse utilitaristico dell’analisi che se ne fa.
    Di tutto questo processo analitico e delle sue conseguenze, abbiamo sotto i nostri occhi tantissimi esempi in ogni campo, facilmente riscontrabili anche dal nostro amico sociologo ma, ritornando in tema, e non essendo nelle nostre intenzioni eludere la sua domanda sulla possibilità che il mitizzato Giuliano Kremmerz fosse, da una parte, riconosciuto un iniziato nella sua funzione di Caposcuola e Maestro e, dall’altra, discutibile come uomo sul piano sociale, ci baseremo sulle seguenti considerazioni:
    1) è illogico credere, a parer nostro, che solo perché un uomo ha in uno specifico campo doti o virtù etiche superlative, possa utilizzarle o usufruirne anche in ambiti che non possano essere sotto il suo esclusivo controllo e la sua sola gestione, ma che anzi sono esposti all’altrui interferenza e azione. E va convenuto che in ambito sociale ciò vale per ogni attività umana, economica, politica, professionale etc. (per es: il contadino che decida per etica personale di non utilizzare nel suo campo pesticidi o concimi chimici, sarà ugualmente soggetto a subire le conseguenze sul suo raccolto derivanti dall’altrui utilizzo nel campo prospiciente al suo, né potrà imporre al suo vicino di coltivarlo biologicamente);
    2) chi si espone come punto di riferimento per determinate prerogative che gli sono proprie, come ad esempio l’onestà, non per tanto può farsi garante dell’onestà di tutti coloro che a lui guardano come tale, né obbligare quelli che lo circondano a praticare l’onestà col suo stesso senso etico e con la sua stessa coscienza, il che sarebbe comunque una forma di condizionamento e prevaricazione;
    3) se etica ed estetica, cioè sostanza e forma, sono in teoria inscindibili, ciò non toglie che all’atto pratico questa inscindibilità possa essere da tutti praticata! Ciò, specie laddove, in determinati ambiti, volutamente si sconfina nel dualismo convenzionale e separatore o allorché la manifestazione integrata della propria unicità viene minata dall’interferenza di circostanze o situazioni che sfuggono al proprio controllo di fatti o persone, fino a imprevedibilmente compromettere l’autogestione della propria integrità, quantomeno in quell’ambito.

    In conclusione, su tutto ciò che non dipende esclusivamente da noi, è bene essere consapevoli che non abbiamo alcun potere e di conseguenza sarebbe stolto attribuircene qualunque responsabilità.

    Ora, se il Kremmerz, nei suoi rapporti di ordine familiare o interpersonali con amici, collaboratori o discepoli, nel rispetto della loro intima natura non abbia imposto, né potuto imporre, la pratica dell’etica-estetica assolute su cui nei suoi scritti e nella strutturazione della sua Schola aveva ampiamente pragmatizzato dando la possibilità a tutti di uniformarvisi, non significa che non le possedesse e non le praticasse di per sé dandone esempio, ma semmai che il suo mondo di relazioni ne era ancora molto distante per inadeguatezza e/o immaturità di coscienza fino ad arrivare ad offuscarle o rinnegarle. Ecco perché non può essere che strumentale evidenziare nella figura di Ciro Formisano quegli aspetti umani e sociali che indubbiamente prescindono dalla funzione integrata e magistrale di J.M.Kremm-erz quale strumento della Mente del consesso dal quale è stato scelto per espletarne il mandato.

    Anonimo
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    Originariamente postato da alchemilla89
    Il 15 Ottobre 2012 alle ore 21:50

    anch’io desidero ringraziare la Direzione perchè attraverso la risposta data ad anima critica ci ha fornito per l’ennesima volta l’aiuto per un approccio più naturale, rispettoso e unitario verso Tutto ciò che ci circonda e verso noi stessi, una chiave di lettura, un metodo al quale tendere per non perdersi nelle apparenze e nei miraggi.

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