alcune tradizioni legate al solstizio d'inverno

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  • tanaquilla9
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    Post totali: 330

    Due parole su alcune tradizioni legate al solstizio d’inverno e al conseguente Natale (anche per dare un po’ più di senso a quello che usualmente facciamo durante queste feste natalizie). La tradizione delle terre del nord di portare alberi, cespugli e rami sempreverdi in casa in questo periodo nasce dal fatto che si credeva che in essi trovassero rifugio le forze e gli “spiriti” della vita e che ad essi si desse rifugio fino alla primavera. Così agrifoglio ed edera.
    In terra italica erano corone e ghirlande di quercia coccifera. Così per Catullo il tremolante corpo delle Parche, che filano le vite umane, è avvolto da una veste bianca ornata da ghirlande di quercia e ricamate dalle foglie di quercia.
    Dai canti di Ossian:
    L’agrifoglio e l’edera
    Quando sono entrambi pienamente cresciuti
    di tutti gli alberi che sono nel bosco
    Questi due sono come uno solo.

    L’agrifoglio porta la corona
    Il sorgere del sole
    il correre del cervo
    l’arrotondamento della luna splendente
    il suono dell’allegra ghironda
    è dolce cantare in coro.
    L’uso di accendere candele, luci e ultimamente di far volare lanterne luminose al solstizio e durante il Natale equivale ad incoraggiare il trionfo della luce.
    Auguri fraterni alla Direzione e a tutti noi.

    kridom
    Partecipante
    Post totali: 25

    Un augurio di Luce a tutti!

    mandragola11
    Moderatore
    Post totali: 173

    Collegato al mondo vegetale è anche il ceppo che si accende la vigilia di Natale e si mantiene acceso per dodici notti fino alla Befana, ceppo che in Toscana ad esempio è simbolicamente rappresentato nel classico “tronchetto”, il dolce augurale natalizio: per la terra che nella porta solstiziale si trasforma in fuoco.
    Auguri cari a tutto il Forum!

    Macrobio
    Partecipante
    Post totali: 23

    Nella nostra tradizione italiana – e italica – si pongono i dolci natalizi e fra tutti il pangiallo tipico della Tuscia e di Roma. L’origine di questo dolce è antichissima e ne è stata tramandata la ricetta da Apicio nel suo De Rerum Coquinaria e allora, oltre all’innegabile bontà del prodotto che un goloso come il sottoscritto non avrebbe potuto non apprezzare, mi sono provato ad analizzare il dolce e gli ingredienti. Innanzi tutti è di forma tondeggiante con una glassa di colore giallo data dallo zafferano ed subito il primo elemento un disco solare che viene prodotto al Solstizio, giorno della rinascita del Sole. E’ composto di frutta secca quale mandorle, noci e nocciole e dolcificato con il miele. Dunque la mandorla: il nome dal dizionario etimologico deriva da mandula, migdala, amigdala , nomi di origine semitica che molti studiosi ritengono essere il nome frigio di Cibele, che significherebbe la grande madre (Francesco Bonomi, Vocabolario etimologico della Lingua Italiana). Il mandorlo è il primo albero che fiorisce in primavera ed è uno dei primi alberi da frutto a esser stati coltivati e la prima testimonianza di mandorlo domestico è stata trovata nella tomba di Tutankamon ed è da sempre considerato simbolo di rinascita. Il suo frutto, la mandorla, ha forma ellittica è stata detta anticamente “vescica piscis” la cui figura deriva dall’intersezione di due circonferenze di stesso raggio i cui centri giacciono ognuno sulla circonferenza dell’altro. Questo simbolo era conosciuto fin dall’antica Mesopotamia, associato ai culti della fertilità della Dea Madre; a Delfi il luogo dove la Pizia vaticinava era a forma di omphalos ovoidale (Delphos in greco è sia “ventre” che “delfino”, ed ecco la vescica piscis); la cosìddetta tavola nundinale è basata sul disegno base di questi cerchi che si intersecano, stesso disegno del fiore della vita, simbolo presente dall’antichità e passato ai Templari. La forma stessa della mandorla è una stilizzazione della vulva e questo ci conduce anche all’altro ingrediente, la noce (non dimentichiamo gli antichi romani chiamavano la mandorla “noce greca”) e l’albero di noce ha nome latino Juglans regia e Juglans è una contrazione di Jovis glans, ossia, ghianda di Giove. Ed ecco anche qui un richiamo alla fecondità, la ghianda, ovverosia, il glande, a causa della somiglianza nella forma oltre che gli antichi trovavano una somiglianza tra il frutto acerbo della ghianda, la noce, con i testicoli.
    Anche la nocciola assume il simbolo di fertilità e fecondità e gli per antichi Romani donare nocciole era augurio di prosperità. Inoltre Hermes aveva una verga di nocciolo con i due serpenti arrotolati e nella tradizione popolare camminare con un bastone di nocciolo aiutava a tener lontani i serpenti oltre all’uso dello stesso legno per importanti pratiche magiche.
    Nella lista degli ingredienti del nostro pangiallo poi figura il miele per il quale potremmo discorrere a lungo e mi limiterò alla simbologia legata alle api, strettamente connesse anch’esse alla fertilità e il miele da loro prodotto, preziosissimo e piovuto dal cielo, e raccolto – racconta Porfirio ne L’antro delle Ninfe – in oscure caverne, antri sacri alle Ninfe il cui significato è stato studiato a fondo in uno dei nostri Quaderni d’Accademia.
    E dunque: simboli di fertilità e rinascita mescolati con il dolcissimo e sacro frutto del lavorio delle api disposti a forma di disco circolare di colore giallo oro. Troviamo quindi in una antichissima ricetta riuniti tutta una serie di simboli importanti e pieni di significato che ben ci aiutano ad individuare quanto nell’antichità fosse ben chiaro su questo momento di rinascita simbolica del Sole, il disco luminoso che noi tutti ci auguriamo ci illumini della sua Luce Divina e vivificatrice.
    Credo che quest’anno consumare pangiallo sarà piacevole non solo per il palato…
    Un affettuoso saluto.

    holvi49
    Partecipante
    Post totali: 73

    Grazie a tutti coloro che ci hanno “infarciti” di tante bellissime informazioni sulle nostre tradizioni.
    Anche il gustare i cibi con maggiore consapevolezza concorre al processo di crescita. AUGURI DI LUCE a tutti.

    guglielmo tell
    Partecipante
    Post totali: 73

    molto interessante.. motivi in piu’ per amare la frutta secca di cui son gia’ ghiotto e per tornare in Tuscia.. allora auguri a tutti e per i Fratelli della Tuscia.. mangiate il Pan Giallo anche per noi!

    GELSOMINO
    Partecipante
    Post totali: 82

    Grazie per queste informazioni che aiutano a comprendere il senso ormai del tutto perso di certe tradizioni. Quanto ci siamo allontanati dai significati semplici che erano all’origine di queste cose, del tutto perso il senso dell’analogia che oggi per la nostra mentalità moderna è uno scoglio insormontabile.Per cui mi fa un gran bene leggere queste cose che mi sottraggono al turbinio artificioso e mercantile di questi giorni e mi aiutano a dare un senso naturale a questo importante momento astronomico.

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