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Anonimo
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Originariamente postato da catulla2008
Il 24 Maggio 2012 alle ore 00:21

Diceva Giuliano Kremmerz ai Dodici supremi Vecchi Maestri del Collegio Operante: “…io vivo in una società della terra, la piccola e orgogliosa terra che è una cellula pensante dell’Universo, tra uomini che ricercano la divinità perduta, ancora assonnati dalla schiavitù cieca dei sensi più gravi. È questa una società in cui l’assoluto non è concepito né nell’espressione artistica del Bello, né nell’immagine del Vero nell’enigma delle prime cause; insofferente di ogni attesa, avvicenda corse pazze e furiose per trovare il segreto della vita…”.
Ebbene, queste parole di Luce mi sono venute in mente qualche giorno fa quando pensavo a tutta la fatica che spesso si fa per tenere in piedi situazioni o modi di essere distorti, confusi, nocivi. Ricordavo pure, sorridendo dentro, quella barzelletta anteguerra per cui un tipo si rivolge ad un sarto incapace e ne ricava un abito che gli cade male da una spalla… E allora, per bilanciare, comincia a camminare storto, e una gamba del pantalone tocca terra… E dunque, per livellare le due gambe dei pantaloni, inarca la schiena… E poi, per ovviare all’asimmetria della giacca, irrigidisce il braccio, e così via… Fino a quando il sarto, compiaciuto per il consiglio finale, lo congeda. Ma un ragazzetto di strada, guardandolo, non può trattenersi dal commentare: “Poveretto! Che disgraziato! Ma ha un vestito che gli cade a pennello!”.
Così, confrontando questa storiella buffa alla sfolgorante evidenza della SALUTE – intesa alla kremmerziana maniera quale concordanza magnetica – ho riletto la dedica della Pragmatica Fondamentale ai Maestri Supremi. In quella il fondatore della Schola parla di una scienza che è amore e carità, senza per questo impantanarsi nel misticismo. E sebbene sian passati cento anni da allora, nonché duemilacinquecento dal pitagorismo, e questa sia ancora una società cieca e insofferente, che avvicenda corse pazze e non concepisce l’assoluto…
“Non importa” – ho risolto fra me – “Siamo sullo stesso pianeta. Sostanzialmente umani, siamo fatti della stessa carne. Se comincio a raddrizzarmi io, cambierà anche quello che mi circonda. Mal che vada, butterò via il vestito di un orgoglio incapace”.
Forse è questo il segreto della Vita.

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