Reply To: Medicina tradizionale: la Lunazione di giugno

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Si ringrazia il Fratello medico per le sue integrazioni alla lunazione di giugno-luglio 2014.

Comunico con piacere ai lettori del blog i risultati che le mie ricerche hanno prodotto sui rimedi consigliati dalla lunazione prossima .La luna, la cui fase di Novilunio cade il prossimo 27 giugno alle 10,10 – ora legale – potenzia l’influenza benefica delle erbe odorose soprattutto salvia, ruta e erba cedrina e delle piante a fiori gialli e favorisce la risoluzione di malattie dei polmoni e degli organi dell’apparato respiratorio. Pare invece ritardata la guarigione di ferite non rimarginate e di lesioni tissutali e ritardata la funzione riproduttiva.

La salvia officinalis, il cui nome origina dalla stessa radice di salus-salute e salvere-salvare, era considerata sacra da Egizi e salvatrix dai Romani perché ritenuta benefica per qualsiasi male ed é considerata, ancora oggi, efficace rimedio per numerosi mali.
Nel Medioevo si usava mettere qualche foglia, ricca di olio essenziale, in bocca, prima di andare a dormire, per favorire sogni divinatori o risolutivi di problemi. Infatti, uno dei nomi con cui era definita la salvia sclarea anticamente era “occhio chiaro”. Si supponeva che rinforzasse la vista e lo sguardo interiore perché aiutava a “vedere” più chiaramente. 

Questo effetto è legato alla presenza nella pianta di una sostanza chiamata tujone, un chetone potenzialmente tossico se assunto in quantità maggiore di 25 mg per kg di alimento, per cui un uso eccessivo, oltre la quantità consigliata, può provocare fenomeni tossici gravi. E’ questo il motivo per cui la salvia non si consuma in insalata ma solo nella quantità minima utile a conferire sapore e profumo alle pietanze.
L’olio essenziale, estratto per distillazione in corrente di vapore, può essere adoperato per uso esterno con tranquillità e per uso interno per non più di 2-3 gocce al giorno. Utilizzabili anche l’infuso ottenuto con 20 gr di foglie secche fatte macerare per 10′ in 1 litro di acqua bollente e il decotto preparato facendo bollire per qualche minuto un cucchiaino di foglie secche in una tazza di acqua.
Il suo utilizzo nella tradizione popolare era rivolto a sanare problemi digestivi, disturbi femminili e di origine nervosa, quali l’ansia, gli attacchi di panico e l’insonnia; come disinfettante delle ulcerazioni e per calmare le infiammazioni delle vie respiratorie e della gola.
L’olio essenziale si usa nei diffusori per purificare gli ambienti (1 goccia per mq), curando gli squilibri femminili legati alla menopausa in caso di irregolarità mestruali o dismenorrea, la depressione e l’abulia, oppure svolgendo azione espettorante e sedativa sulla tosse in caso di bronchiti croniche o asmatiche. Localmente agisce come regolatore della sudorazione nelle iperidrosi di mani, piedi o ascelle ad azione deodorante o come rimedio nelle malattie genitali grazie a semicupi terapeutici(8 gocce per 15 minuti in acqua calda sufficiente ad immergersi fino al bacino). Serve a praticare gargarismi contro afte, gengiviti, alitosi, stomatiti e faringolaringiti ( 5 gocce in un bicchiere di acqua tiepida), oppure a bloccare la caduta dei capelli e purificare il cuoio capelluto (soluzioni al 5% in acqua).
Sulla pelle ha un’azione antinfiammatoria, antimicrobica e ripara il tessuto cutaneo. È indicato in caso di afte, dermatiti, piaghe, punture d’insetto, ulcere della pelle,acne, infezioni fungine come micosi e candidosi. Come depurativo se ne assumono 2 gocce in un cucchiaino di miele: ha proprietà disintossicanti su fegato e reni ed è utile per trattare febbri intermittenti causate da infezioni intestinali, intossicazioni e diarrea. Per il contenuto in estrogeni naturali la somministrazione di infuso e tintura madre in climaterio porta giovamento (20 gocce in acqua max tre volte al dì).
L’uso dell’olio è controindicato in gravidanza e durante l’allattamento, agli ipertesi e agli epilettici, durante l’assunzione di preparati farmacologici a base di ferro ( gli antichi romani raccoglievano la pianta all’alba, a piedi nudi e mai con strumenti di metallo!). Si ricorda inoltre che l’olio essenziale di salvia potenzia gli effetti dell’alcol e che l’assunzione in grandi quantità pur non essendo tossico come la pianta, provoca sonnolenza, convulsioni e paralisi.

La Ruta appartiene alla famiglia delle Rutacee e la tintura madre, proveniente dalle sue sommità fiorite, contiene: rutine ad azione venotonica, oli essenziali attivi sulle dermatosi, sostanze ad attività antivirale, alcaloidi ad attività antimicrobica e antimicotica.
La Ruta è una pianta tipica del sud dell’Europa che cresce in luoghi aridi e soleggiati, prevalentemente sassosi e secchi, da mare ai monti.
E’ una pianta mediterranea che ha una storia da raccontarci. Una storia strana legata al movimento, ai serpenti, alla vita, alla vista. Il termine Ruta deriva dal greco e significa salvezza, liberazione. Grave Olens, un “forte odore”, deriva invece dal latino.
Una pianta che emana un odore forte capace di salvarci, di liberarci. Ma da che cosa? Secondo gli antichi Ruta aveva il potere di allontanare i serpenti e di arrestare tutto ciò che era connesso al movimento serpentino, talora ambiguo, o comunque al moto eccessivo, smodato. Per tale motivo la pianta veniva coltivata in giardino a protezione della casa. L’odore forte che emanava serviva a tenere lontane le vipere, gli insetti velenosi. Nella medicina popolare Ruta viene ancora oggi usata come vermifugo. Più di qualcuno ricorda l’odore nauseabondo della pianta preparata dalla nonna. Un’altra interpretazione vede in Ruta una salvezza per gli occhi. Un rimedio prezioso per la vista. Nel mondo classico piccole dosi della pianta venivano utilizzate nell’astenia visiva, in quanto capaci di rendere più acuta la vista specie dopo sforzi prolungati. Questa proprietà viene riconosciuta più tardi anche dalla Scuola Salernitana: “Nobilis est Ruta quae lumina reddit acuta”.
Ippocrate e Teofrasto chiamavano la Ruta con il nome di Peganon e le attribuivano svariate proprietà farmacologiche:
a) inibizione della germinazione dei semi e della crescita serpentina e sotteranea delle radici
b) azione contraccettiva
c) azione afrodisiaca nell’uomo
d) azione ossitocica ed abortiva nella donna
e) miglioramento dell’astenia visiva
f) azione vermifuga
Usata per la sua azione di protezione dai serpenti e da tutti i mali ad andamento “serpentino” ondulante o dovuti ad eccessi, , veniva assunta dalle prostitute sacre dei templi italici di Centocamere-Locri e Pyrgi-Santa Severa-Cerveteri ad uso contraccettivo per inibizione del moto degli spermatozoi. (Dott. Ercoli http://www.smbitalia.org/cahiers/pdfs/1998/3_98/03_Segnali_RGraveolens.pdf)
La pianta contiene furocumarine. Le sostanze furocumariniche, note anche come psoraleni, sono caratterizzate da un’azione fotosensibilizzante per la quale determinano eritema, abbronzamento o pigmentazione cutanea dopo l’esposizione ai raggi solari. Per questo sono utili in terapia. Se usate con luce ultravioletta a bassa frequenza, sono efficaci nel trattamento di psoriasi, vitiligo e micosi fungine. Pare che possano indurre il cancro della pelle ma le opinioni del mondo scientifico non sono concordi. Di sicuro le furocumarine possono portare a un alterazione del DNA cellulare, pertanto è bene non esporsi alla luce solare dopo essere venuti in contatto o aver usato sulla cute estratti delle piante contenenti questi principi attivi. Ancor più sconsigliato l’uso cosmetico e abbronzante di essenze di agrumi, Lime e Bergamotto, che, nel migliore dei casi, possono provocare facilmente ustioni gravi della pelle (pare che l’olio di Arancio dolce, invece, non abbia attività fototossica). Altre piante ad azione fototossica sono: Appio, Spondilio, Ruta, Sedano selvatico, Iperico.
Premesso ciò, mi sembra prudente adoperare il rimedio omeopatico, che dalla Ruta viene ottenuto, noto per l’azione soprattutto sui tessuti molli delle articolazioni (tendiniti, epicondiliti, sindrome del tunnel carpale, ecc), sull’affaticamento visivo, sulla fatica degli arti inferiori, sulla sindrome varicosa ed emorroidaria.

L’erba cedrina o Aloysia Citrodora o verbena odorosa è una pianta di origine sudamericana portata in Europa dai conquistadores nel XVII secolo dal caratteristico odore di agrumi.
Dalle foglie si estrae un olio essenziale, impiegato nell’industria cosmetica, ricco di composti volatili quali geraniolo, citrale e limonene. Foglie e fiori essiccati si possono usare per profumare armadi e ambienti. In erboristeria si usa nella preparazione di tisane,infusi e impacchi. Si usa in cucina per fare liquori, marmellate, macedonie e come spezia. L’uso prolungato può però provocare disturbi allo stomaco o gastriti.L’infusione -eseguite da 5 a 20 g per litro-, viene usata come digestiva, carminativa e antispasmodica in caso di dolori o indigestione dello stomaco, ma anche come antipiretico e calmante in caso di raffreddore. Si consuma anche come blando sedativo nei disturbi di origine nervosa. L’olio essenziale ha proprietà insetticida, battericida, antisettica, anti-spasmodica, afrodisiaca, digestiva, emolliente, febbrifuga, sedativa, stomachica e tonica e viene usato per alleviare la congestione bronchiale e i sintomi respiratori da raffreddamento. Ha una notevole quantità di melatonina , una sostanza usata come rilassante naturale che promuove il sonno notturno. Gli elementi utilizzati in infusione vengono raccolti due volte l’anno, in tarda primavera e inizio autunno. Vengono utilizzate le foglie giovani e le sommità fiorite.
In conclusione, i rimedi consigliati sono efficaci nella terapia delle patologie più penalizzate nel loro decorso proprio in questa lunazione: cura e malattia sono aspetti dello stesso fenomeno naturale.

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