Reply To: La Medicina teurgica nella S.P.H.C.I. Fr+ Tm+ di Miriam

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wiwa70
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Davvero trasparenti i concetti espressi dal Maestro nella loro semplicità, ma non certo facili, almeno per me, e mi hanno fatto sorgere molte domande e riflessioni !
“Ognuno di voi ha assegnato una sigla (un genio) che traccerà ogni mattina con le regole che saranno assegnate. Che cosa rappresenta questo segno? Ciò che voi dovete desiderare come complemento effettivo della vostra costituzione fisica o psichica, e quindi esso diventa la nostra chiave di completamento. Se vi si dà un salmo qualunque, una qualsiasi operazione da compiere, se vi si dice di porre la mano sullo stomaco di un ammalato e di invocare, poniamo Caspiel, significa che in questo vi è la virtù che possa darvi il potere di rendere complementari le forze che mancano all’organismo dell’ammalato.”
Cerco allora il significato di complementare: “Che fa da completamento, che integra”, che mi ha ricordato il linguaggio dei colori: il complementare del rosso è il verde e viceversa in cui uno contiene l’altro ma solo uno dei due è manifesto, l’altro è occulto! Infatti se si fa il piccolo esperimento di fissare intensamente il rosso, dopo un po’ se distogli lo sguardo su una parete bianca, si vedrà nettamente il verde!
Significa quindi che il meccanismo dell’integrazione è compenetrare l’altra parte di noi e quindi è quello dello specchio, in cui abbiamo di fronte, specularmente, la parte di noi più “evoluta” che la cifra rappresenta? Questa compenetrazione, laddove specchiandoci possiamo imparare guardando, si può chiamare anche emulazione, come imparano i bambini nei primi anni di vita? E quando il Maestro dice che i “Geni sono passivi alla volontà umana, s’immedesimano nella persona e danno ad essi la capacità di guarire”, vuol dire che fare terapeutica corrisponde a questo meccanismo speculare di compenetrazioneintegrazioneemulazione al divino ?Quindi “rendere complementari le forze che mancano all’organismo malato” significa che il salmo che possiede la “virtù” farà da specchio, attraverso la Parola, alle forze dell’organismo malato, attivandole, amplificandole e rigenerandole? La prova di questa specularità nel nostro rito, che non rappresenta solo cieloterra ma anche forse il manifesto e l’occulto, può essere il pentacolo formato da una punta in alto e una in basso? Se questa fosse una chiave di lettura valida, allora si potrebbe applicare, quasi in modo meccanico, alla comprensione di ogni aspetto della realtà, e in quella sfera sublime più sottile, trarre forza e ispirazione, per attrazione fatale, per comprendere meglio le leggi della materia, a partire dal funzionamento della nostra fisiologia umana!

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