Reply To: La differenza tra ascetismo, misticismo e preparazione ermetica – III parte

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admin Kremmerz
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Nel leggere il libro “Zoario” dello scrittore Cattabiani trovo a pag. 142 la traduzione di un salmo davidico che recita più o meno così: “Ma io sono verme, non uomo ma infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo. Mi scherniscono quelli che mi vedono…” e a pag. 143 il passo “il verme è il simbolo di transizione dalla terra alla luce, dalla morte alla vita, dallo stato larvale allo spirituale. Analogamente il bruco: racchiuso nel bozzolo, si trasforma a poco a poco in crisalide per poi uscirne come farfalla. L’allusione è così chiara al cammino dell’uomo verso l’invisibile…”.
Neanche tempo di posare questo interessantissimo libro ed ecco gli scritti del Maestro Kremmerz, puntualmente restituiti qui dal bellissimo filo di Arianna che li ripropone e li intitola. Così leggo:’ “Lo spiritualismo barocco, morboso, insensato del misticismo di origine orientale non è l’espressione dello spiritualismo iniziatico che intuisce la tipica formazione della farfalla che si evolve dal verme” (la stessa sottintesa dal Credo come incipit al Sole dei soli?!).
La differenza tra via iniziatica e via mistica è che alla prima servono l’oggettivazione, il riscontro, la controprova ad ogni passo, mentre nella seconda si è liberi di soggettivare la Divinità a immagine e somiglianza dei tempi, della società, della prospettiva umana…
Così è facile che nella via mistica ci si trovi davanti a dei vermi che si proclamano farfalle perché sognano di volare, ma nella quotidianità di fatto strisciano nelle piccole miserie senza accennare a volersene staccare. Diversamente, nella via iniziatica Chi fa e opera continuamente, non svolazza ma invita a stare terra a terra, e tuttavia la Sua forza e la Sua virtù procurano in cuore un battito come di farfalla e i malati e i sofferenti che ricorrono alla Miriam vanno guarendo. Allora si è contenti pure di esser vermi, perché nel verme c’è la potenzialità per la metamorfosi. Considera ancora Cattabiani : “In una statuetta ellenistica del Louvre, Psiche è raffigurata con le ali. A lei allude Platone spiegando nel Fedro che le ali crescono all’anima di chi contempla Eros nel volto dell’amante. E rimirandolo – fa dire a Socrate – gli subentra un sudore e un’accensione insolita: perché a mano a mano che gli occhi assorbono l’effluvio di bellezza, egli s’accende e col calore nutre la natura dell’ala. Col calore poi si discioglie intorno alle gemme l’ispessimento che, incallito dl tempo, proibiva loro di germogliare. Affluendo il nutrimento, l’ala diviene turgida e il suo stelo riceve impulso a crescere dalla radice investendo l’intera sostanza dell’anima. Perché un tempo era tutta alata. Se tu entri nella basilica Pitagorica dalla porta Maggiore vedrai amorini che inseguono farfalle …”.
E chiude con Dante in Purgatorio, dove al canto X si recita: “ non v’accorgete voi che noi siam vermi nati a formar l’angelica farfalla?”.
Original author: fler95

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