Reply To: AUTOFAGIA? Nihil sub sole novi!

admin Kremmerz
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Riceviamo da un Fratello medico dell’Accademia Vergiliana quanto segue:

L’autofagia è un meccanismo d’azione che avviene all’interno delle cellule scoperto oltre 40 anni fa osservando la degradazione di componenti della cellula stessa nel fegato di ratti dietro lo stimolo di un ormone antagonista dell’insulina, il glicogeno.
Il meccanismo, non ancora del tutto chiarito a livello molecolare, inizia con l’isolamento e l’inclusione di elementi cellulari da eliminare mediante una membrana chiamata “fagoforo” che li avvolge come in una bolla di sapone formando l’“autofagosoma”, il quale accoppiandosi ad una struttura contenente enzimi litici, il “lisosoma”, forma l’ “autolisosoma” in cui gli elementi da eliminare vengono degradati nei loro costituenti di base. Questi a loro volta vengono quindi re-immessi all’interno della cellula che li riusa o per costituire nuove strutture o per trasformarli in energia. Così l’autofagia può essere immaginata come una sorta di “riciclaggio” in cui composti nocivi, vecchi o danneggiati vengono disgregati nei loro costituenti minimi con produzione di nuove basi e fonti di energia.
Da studi recenti pare che ci sia anche una sorta di interazione tra la membrana avvolgente e le sostanze avvolte per cui vi sia un processo selettivo “dedicato” per il tipo di materiale da smaltire.
Un deficit di questo processo gioca un ruolo importante nello sviluppo di malattie come il cancro, il diabete e malattie neurologiche come il morbo Parkinson e il morbo di Alzaymer.
Nelle cellule di alcune malattie neurologiche o nel cancro si osservano ad esempio abnormi quantità di materiale non smaltito, in virtù della presenza di specifiche proteine che “soccorrono” i composti nocivi catturati dagli autofagosomi sottraendoli al processo di degradazione.
L’autofagia, deputata alla pulizia e al mantenimento dell’integrità dei componenti delle cellule, è fortemente stimolata dal digiuno.
Infatti nell’organismo c’è una sostanza che inibisce il processo dell’autofagia (chiamata in acronimo TOR) che si attiva a seguito di stimoli derivanti dai fattori di crescita, dall’insulina (prodotta proporzionalmente all’ingestione di cibo a base di zuccheri e carboidrati) e nei momenti di accumulo di energia. In definitiva quando l’organismo è in “fase anabolica”, ovvero di sviluppo o di accumulo (anabolizzanti famosi sono ad esempio gli integratori utilizzati dai body builders per favorire lo sviluppo muscolare) la TOR si attiva e l’autofagia è inibita.
Al contrario, in condizioni di digiuno o di ipossia (carenza di ossigeno nelle cellule ad es. nei momenti di stress), quando l’organismo è in periodo di carenza, cosiddetta “fase catabolica”, viene liberato l’ormone antagonista dell’insulina, il glucagone, deputato a smantellare le riserve di zuccheri accumulatesi soprattutto nel fegato, la TOR viene inibita e l’autofagia attivata.
Recentemente hanno fatto scalpore studi, in particolare del Prof. Longo dell’Università della California, che hanno dimostrato come tre giorni di digiuno possono rigenerare l’intero sistema immunitario. Secondo questi studi il digiuno può essere particolarmente utile negli anziani o in pazienti affetti da cancro e sottoposti a chemioterapia. In questi casi infatti il digiuno spinge il sistema immunitario dell’organismo a liberarsi di cellule vecchie, danneggiate o inefficienti e induce le cellule staminali a produrre cellule immunitarie nuove.
L’équipe del Prof. E. Bergamini (Pisa) ha scoperto che l’autofagia viene normalmente indotta in modo lieve durante le prime 24 ore di digiuno (una forma di restrizione calorica a breve termine ) degli animali (ratti da laboratorio) prevalentemente negli organi interni (quali il fegato), ma viene soppressa totalmente nel periodo immediatamente successivo ai pasti.
Tende comunque ad affievolirsi naturalmente all’avanzare dell’età degli animali (forse per il progressivo inevitabile accumulo di danni da stress ossidativo), ma essa può essere intensificata notevolmente anche negli animali più anziani attraverso l’uso (accoppiato al digiuno ) di farmaci particolari detti antilipolitici, in grado di bloccare la liberazione di grassi nel sangue (a scopo energetico) dal tessuto adiposo. Roditori trattati farmacologicamente in tal modo sono risultati molto meno soggetti alle patologie età-correlate (problemi cardio-vascolari, diabete, tumori) rispetto agli animali della stessa età non trattati che continuavano a nutrirsi a volontà (i controlli). Le prime sperimentazioni del metodo sono partite anche su volontari umani e, a dire dello stesso Bergamini, mostrano risultati molto incoraggianti. 
Anche se le cause dei miglioramenti della salute dovuti al diminuire la dieta non sono ancora pienamente compresi, molti ricercatori avevano ipotizzato che fosse dovuto ad una riduzione a lungo termine delle calorie. Il nuovo studio di Mark Mattson e colleghi al National Insititute on Aging ha trovato, invece, eguali benefici anche per i topi che mangiavano a giorni alterni anche se in totale non avevano ridotto le calorie, poiché mangiavano il doppio nei giorni in cui non digiunavano. Mattson ha detto che uno studio è in fase di sviluppo per testare gli effetti del digiuno sulle persone.
Pare quindi che non tanto una dieta ipocalorica ma piuttosto il digiuno induca effetti benefici con modalità ancora in fase di studio di cui l’autofagia rappresenta al momento uno dei principali meccanismi d’azione.

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