Il problema di “dove” sia situata la coscienza affascina le masse e intriga i ricercatori della scienza. Dalle letture fatte (e solo da quelle non avendo formazione scuentifica) mi sono sorte alcune considerazioni che propongo a chi – invece – la formazione scientifica ce l’ha.
1) cosa chiamiamo ‘coscienza’? Il dizionario parla di ‘valutazione del proprio agire”, ma sappiamo che la posseggono anche degli animali ( es. vedasi cani o gatti) mentre di contro è impossibile all’intelligenza artificiale ‘dare un valore’ che non sia stato precedentemente programmato come discriminante
2) la coscienza è quindi connaturata e insita nella materia vivente? Ad esempio una pianta si può dire che ‘valuta’ il proprio agire? O solo reagisce agli stimoli senza strategie? (Ma allora il fiore che trova come bucare il cemento?)
3) quando si forma la coscienza in noi? Un neonato ad esempio ha coscienza? Si dice che addirittura i bambini ancora non abbiano capacità di astrazione (ma sanno distinguere bene e male? oppure ricalcano meramente input culturali e famigliari?)
Il Maestro così si esprimeva
4) noi adulti fino a che punto possiamo dirci coscienti sia nei confronti di noi stessi che degli altri? E che differenze constatiamo noi miriamici rispetto a quando miriamici non eravamo?
5) infine, questa ricerca del ‘dove’ è la coscienza che risponde alla necessità di oggettivare per osservare, può dirsi coscienza? Ed è solo nel cervello?
Ai posteri – forse! – l’ardua sentenza.