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guglielmo tell
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Nel tentativo di fare pulizia ho trovato questa ricerca di cui avevo totalmente dimenticato l’esistenza, scritta a mano su un foglio a quadretti..
Sicuramente scopiazzata da qualche testo di percezione visiva, senza ricordare se l’ho effettivamente letta o se ci sia stata la mano di qualche Fratello o Sorella, mi fa piacere condividerla sul Nostro Sito, ora che ne abbiamo la possibilita’, per dar modo ai nuovi Fratelli e Sorelle di vedere in che tipo di riflessioni e ricerche eravamo stimolati durante il periodo degli incontri a Montemonaco (ovviamente non e’ niente di convalidato, da prendere dunque solo come un ricordo).
abbracci a tutti

Il senso della vista ed eventuali correlazioni con la Matriarchia.
Gli elementi sensoriali attraverso cui si realizza la visione sono gli occhi.
Ciascuno di essi consiste in un globo cavo all’interno del quale penetrano i raggi luminosi e formando l’immagine rovesciata sulla retina. Una prima osservazione e’ che l’immagine e’ frutto della fecondazione, da parte del raggio luminoso, che si potrebbe dire abbia la natura del fuoco, in una struttura cava, quindi uterina, e per di piu’ completamente riempita di liquido, umor vitreo nella parte anteriore, umor acqueo in quella posteriore. Questi umori si potrebbero dire essere analogici con il liquido amniotico nel ventre materno perche’ come quest’ultimo, essi mantengono in sospensione le sostanze nutritive per la cornea e per il cristallino, le due lenti dell’occhio. La parte sensibile dell’occhio, colpita da raggi luminosi, e’ la retina, chiamata cosi’ perche’ appare come una fitta ragnatela (il ragno, simbolo della Dea) di vasi sanguigni e nervi attorno alla fovea centrale, depressione all’interno della quale vi e’ la massima concentrazione di coni, o recettori sensibili per la visione cromatica ed in generale, parte piu’ sensibile della retina, dietro la quale si raccolgono in un unico canale le propaggini neurali dirette al cervello.
I coni, per la visione cromatica ed i bastoncelli per la percezione del movimento ed in generale per il bianco e nero, una volta colpiti dal raggio luminoso si sbiancano, cioe’ il fotopigmento di cui sono rivestite reagisce chimicamente e produce un impulso elettrico che attraverso i dendriti raggiunge il cervello.
Affinche’questo processo sia efficiente coni e bastoncelli possono essere esposti alla luce per una brevissima frazione di secondo.
In pratica l’ occhio attraverso sei muscoli estrinseci ed uno intrinseco, l’iride si muove continuamente per offrire alla luce che penetra una porzione di retina sempre diversa.
In questo modo i coni ed i bastoncelli colpiti si possono ritrovare nell’ombra e nell’oscurita’ dove possono rigenerare il fotopigmento.
Questo meccanismo sembrerebbe ricordare quindi quello dell’astrale, della camera oscura dove e’ possibile la generazione ed in questo caso della rodopsina. Il continuo cambiamento di posizione in direzioni disparate dell’occhio attraverso movimenti chiamati saccadi ( dalla parola francese che significa vela. PS: controllando oggi trovo due diverse etimologie, sempre dal francese: saccade’, a scatti oppure da saquer, tirare) e’ quello che garantisce la maggior efficienza visiva e sembra analogico allo stato di Caos.
Il meccanismo visivo vero e proprio avviene attraveso il corpo cristallino che per certi versi ricorda il corpo mercuriale perche’ e’ mediano tra il sole (luce) e la luna (retina), e’ trasparente e quindi ha la natura dell’aria attraverso il muscolo della zonula cambia continuamente la propria forma, cioe’ la curvatura della propria lente consentendo l’accomodamento e la precisione dell’immagine.
Altra curiosita’ e’ che questo procedimento viene chiamato messa a fuoco: il fuoco e’ infatti il punto di convergenza dei raggi luminosi che si devono congiungere esattamente nella retina (probabilmente nella fovea centrale) non prima e non dopo, per non creare disturbi dell’immagine come la miopia o la ipermetropia.
Chissa’ se e’ analogo a quel passo in cui Kremmerz dice che la Magia si risolve con un problema di separazione dei fuochi…
L’ immagine che noi vediamo infine si elaborerebbe attraverso un processo ancora misterioso nel cervello, analogo quindi al corpo saturniano. Vorrei osservare inoltre che il processo della vista non e’ qualcosa di passivo, anzi! E’ un processo estremamente attivo e supremamente creativo in cui l’immagine viene elaborata a partire da pochi riferimenti sensoriali, ed infatti come in tutti i procedimenti creativi vi sono anche gli errori, ossia le illusioni ottiche. Due sono le teorie principali nell’elaborazione dell’immagine: secondo i costruttivisti cognitivisti, il cervello fa ipotesi successive per dare la giusta interpretazione agli stimoli che vengono dall’occhio; secondo i psicologi della “Gestalt” invece organizza i dati sensoriali attraverso schemi innati. Una risposta definitiva a questo problema ancora non e’ stata data.
Un ultima osservazione sul fatto che gli occhi sono due e collaborano in maniera continua realizzando cose che da soli non sarebbero in grado di fare quali la percezione della distanza, della tridimensionalita’ e della profondita’. Potrebbe questo principio di collaborazione essere in qualche modo analogico di amore della Matriarchia?
ps: oggi proverei a riflettere di piu’ sul mito del ciclope…. saluti a tutti

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