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catulla2008
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Non mi stupisce quanto riporta Mandragola. Spesso nell’ambito della formazione di ogni livello (universitaria, secondaria, primaria o dell’infanzia che sia) approdano persone interessate allo stipendio sicuro più che al proprio lavoro, disposte ad anni di difficile e precaria gavetta secondo burocratici principi che nulla hanno a che vedere con l’interesse a educare o con la voglia (contagiosa) di imparare e aggiornarsi. Specie quando le posizioni sono acquisite (collaboratore, figura strumentale, vicepreside, per non parlare dei dirigenti) l’obiettivo iniziale di ‘educare’ è spesso in second’ordine in rapporto alla necessità di ‘eseguire’ percorsi e i vari progetti che nascono a latere sovente rispondono al bisogno di arrotondare il basso stipendio più che a quello di risvegliare o sviluppare conoscenze.
Ciò premesso, la Preistoria è di norma poco conosciuta dagli stessi docenti di Lettere, così come le scoperte della fisica o della chimica dagli insegnanti di queste materie, e così via. E d’altra parte, l’istruzione obbligatoria fino a 16 anni mi pare abbia portato a un livellamento (solitamente in basso) della massa degli studenti e a una contemporanea svalutazione del valore della scuola e di chi la rappresenta. Pur comprendendo le ragioni di chi concepì la Legge di fornire a tutti strumenti di valutazione e critica per potersi autodotare di un bagaglio necessario alla sopravvivenza in società, da quanto osservo oggi, non mi pare che l’ambizioso obiettivo sia stato raggiunto.
Anzi.
Ma come appartenente alla Schola credo che l’essere miriamici – anche se non docenti e/o non genitori – costituisca un’opportunità straordinaria per ogni numero della catena così come per l’ambiente (o gli ambienti) che ogni numero frequenta, perché l’input a un pensiero ‘diverso’ ‘controcorrente’ può servirsi di ogni canale per suscitare interrogativi (e approcci) in grado di influire sulla corrente comune e generare una possibilità alternativa. E ancor più chi è nell’ambito della formazione – secondo me – può con l’esempio e le azioni fare la (piccola) differenza che si può riverberare in altrettante e tante piccole differenze.

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