Rispondi a: LA PANDEMIA DA CORONAVIRUS TRA DATI OGGETTIVI E OPINIONI SOGGETTIVE

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Buteo
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Strategie vaccinali differenti fra i Paesi dipendono da fattori vari, da scelte politiche ed economiche, da disponibilità di vaccini, più che da motivazioni scientifiche.
Penso sia opportuno ricordare che il Covid-19 è malattia recente: nei mesi di novembre e dicembre 2019 la Cina ha impattato in sintomi, che, entro breve, sono stati ricondotti a una patologia sconosciuta, battezzata Covid-19; nel gennaio 2020 si era già scoperta l’eziologia e sequenziato il virus, il che ha consentito il rapido avvio della ricerca di vaccini e farmaci. Nei primi 4-6 mesi del 2020 si sono chiarite patogenesi e fattori predisponenti e aggravanti la malattia. A oggi, tuttavia, non disponiamo di farmaci efficaci a prevenire l’aggravamento nei soggetti che inizino a manifestarlo (tutte le forme fino a questo livello guariscono da sole, senza necessità di alcuna terapia! e senza necessità di terapia a domicilio) né a curare le forme severe e critiche e, anche nelle Terapie Intensive, l’intervento terapeutico, pur di alto livello, rimane di supporto alle risorse intrinseche del paziente.
Secondo le regole che il mondo contemporaneo si è dato a tutela di tutti noi, farmaci e vaccini possono essere utilizzati solo dopo approvazione degli Enti preposti. La sperimentazione richiede tempi lunghi, perché effetti collaterali possono presentarsi a distanza di mesi o essere talmente rari da manifestarsi solo quando il prodotto sia somministrato su grandi o grandissimi numeri. Ed è ciò a cui stiamo assistendo con il vaccino di AstraZeneca: avendo somministrato milioni di dosi, sono emerse segnalazioni di eventi tromboembolici, dei quali, per quanto rarissimi, occorre escludere il nesso di causalità col vaccino.
La situazione pandemica ha, come sappiamo, obbligato all’approvazione in emergenza dei vaccini, non appena i dati abbiano dato sufficiente prova di efficacia e sicurezza. Così, sempre relativamente ad AstraZeneca, se il vaccino era stato sperimentato nella fascia di età under 55, solo per quella fascia di età poteva essere approvato. Tuttavia, nel mondo reale l’imperativo è vaccinare le fasce più anziane della popolazione. Il Regno Unito ha coraggiosamente optato di dispensarlo agli over 55, realizzando di fatto una sperimentazione ‘sul campo’, di cui già oggi vediamo gli effetti positivi.
Solo il tempo potrà fornirci i dati necessari a una campagna vaccinale ottimale. Li stiamo raccogliendo in corso d’opera, e non possiamo fare diversamente: sapendo che per ogni 1000 nuove persone infette, dalle 20 alle 30 moriranno (il 2-3% a seconda delle popolazioni) e dalle 80 alle150 porteranno esiti variamente invalidanti, non sarebbe etico un comportamento di attesa.
Dal bagaglio delle conoscenze su virus e vaccini, possiamo estrarre linee di comportamento, anche se, nello specifico, abbiamo solo parziali dati su durata e qualità della risposta immunitaria in seguito a malattia o vaccinazione.
La scelta di vaccinare i soggetti che abbiano già contratto il Covid-19 è una scelta di politica sanitaria, a mio avviso opinabile in una situazione di carenza di dosi, ma non certo dannosa per chi riceve il vaccino, anzi.
Sempre dalle conoscenze infettivologiche e immunologiche, è verosimilmente superflua la ricerca anticorpale sia pre- sia post-vaccinazione o malattia: sappiamo come possa non esserci correlazione fra livello anticorpale oggi rilevato e qualità della risposta a un successivo contatto con il virus. Inoltre, sappiamo che i rinnovati contatti col virus selvaggio, purché non mutato, o con gli antigeni presenti nel vaccino, conferiscano un naturale rinforzo alla nostra risposta immunitaria verso quel virus. Vaccinare chi abbia valori anticorpali elevati, lunghi da essere controindicato, è tuttavia, oggi, uno spreco di dosi.
Personalmente non ho dosato e non doserò la mia risposta anticorpale al vaccino ed effettuerò i richiami quando e se consigliati.

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