Rispondi a: LA PANDEMIA DA CORONAVIRUS TRA DATI OGGETTIVI E OPINIONI SOGGETTIVE

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m_rosa
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Ho letto un articolo che ho trovato interessante perché esplora nuovi modi per combattere il COVID,estraendo il vaccino dalle piante, mi sembra un po’ meno invasivo, soprattutto in termini di impatto ambientale. Lo riporto più o meno per come l’ho letto.
Con le piante possiamo produrre il vaccino.

Un gruppo di ricercatori di Enea, delle Università di Verona e Viterbo, Cnr e Iss ha pubblicato – a metà dicembre 2020 – sulla rivista scientifica Frontiers in Plant Science uno studio in cui ipotizzano che il vaccino anti COVID si può produrre con le piante nelle quantità necessarie a soddisfare le esigenze del piano di vaccinazione nazionale, a costi molto più bassi, e con tempi più brevi
Ad oggi ci sono tre principali metodi per produrre un vaccino. Si può iniettare nel paziente direttamente il virus indebolito o inattivato completamente così che l’organismo avvii la risposta immunitaria – quindi la produzione di anticorpi contro il virus – ma senza che si scateni la malattia. È il caso del vaccino contro il morbillo, la parotite, la rosolia, la varicella. Un secondo modo consiste nell’iniettare soltanto una componente del virus, detta antigene.
È l’antigene a scatenare la risposta immunitaria. Questi vaccini sono chiamati a sub-unità e ne sono esempio i vaccini contro l’epatite B, l’influenza stagionale e il papilloma umano. O ancora, una terza strategia che ha preso forma negli ultimi anni riguarda iniettare non la proteina antigene già pronta, bensì il materiale genetico che, una volta dentro l’organismo, andrà a sintetizzare la proteina, scatenando le difese immunitarie. È il caso dei vaccini contro il Covid sviluppati da Astrazeneca, Pfizer e Moderna (questi ultimi con la tecnica dell’Rna messaggero).
Il vaccino proposto dagli scienziati italiani s’inserisce nella seconda strada. Con le piante si otterranno dei vaccini a sub-unità. “Le piante vengono modificate geneticamente per far loro esprimere la proteina di nostro interesse, proteina che normalmente non produrrebbero”, illustra Lico, “è importante sottolineare che la modifica viene indotta solo in maniera temporanea, non permanente”. Infatti, “la nuova istruzione genetica viene fornita solo alle foglie poiché è dal tessuto fogliare che si estrarrà la proteina e non riguardando l’apparato riproduttivo delle pianta e quindi manco i semi è una modifica che non si può trasmettere alla progenie”.

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