Rispondi a: LA PANDEMIA DA CORONAVIRUS TRA DATI OGGETTIVI E OPINIONI SOGGETTIVE

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Buteo
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(8) La somministrazione di plasma è terapia di emergenza, che si attua in ambiente ospedaliero, per contrastare un evento emorragico grave in insorgenza o già in atto, come in corso di CID (coagulazione intravasale disseminata), una reazione a cascata, difficilmente responsiva, che consuma i fattori della coagulazione causando emorragie disseminate negli organi e facile evoluzione all’exitus. I pazienti affetti da Covid-19 grave, in fase avanzata, vanno incontro a CID: questo giustifica il trattamento con plasma, per il necessario apporto di fattori della coagulazione al paziente che sta consumando tutti i propri. Insieme all’ossigeno, al controllo metabolico e ai farmaci cui si ricorre nelle Terapie Intensive.
Dai risultati pre-print di uno studio di fase 2 controllato, in doppio cieco, multicentrico, condotto da aprile novembre 2020 in cinque ospedali a New York e Rio de Janeiro, in adulti con COVID-19 di grado severo, randomizzati al plasma iperimmune (da convalescenti guariti da Covid) rispetto al plasma ‘normale’ di controllo, a 28 giorni non risulta alcun miglioramento significativo dello stato clinico nei partecipanti trattati con plasma convalescente. Eventi avversi gravi si sono verificati nel 27% dei trattati con plasma iperimmune e nel 36% degli altri (differenza non significativa).
Consideriamo che le sperimentazioni propongono la somministrazione di ‘plasma’ iperimmune (che contiene sì immunoglobuline specifiche anti-SARS-CoV-2, ma soprattutto i fattori della coagulazione) e non di ‘siero’ iperimmune (che è il plasma con immunoglobuline, ma privato dei fattori della coagulazione). L’apporto di anticorpi specifici nella fase di Covid-19 severo non ha un razionale. Il ché è comprensibile se ritorniamo alla metafora della piazza invasa dai terroristi (v.5), alla seconda ipotesi, quando i corpi speciali arrivano tardi: lo scempio ormai è fatto, la distruzione troppa… il polmone è ormai invaso di cellule, non respira più… Se anche gli anticorpi riuscissero a far uccidere tutte le cellule invase dai virus, questo ‘massacro’ richiamerebbe altre cellule negli alveoli polmonari, a ripulire dalle ‘carcasse’ di cellule morte. E là, dove l’albero polmonare (v.2, i grappoli di palloncini) dovrebbe presentarsi in delicate trabecole rigonfie d’aria, si sono ormai formate stratificazioni di cellule, che rendono il tessuto polmonare simile a quello epatico, dove gli scambi gassosi non possono verificarsi più.
Le cure in Terapia Intensiva e Subintensiva sono indispensabili e fanno la differenza per molti, ma non per tutti: i dati a livello mondiale riportano fra il 30 e il 60% dei decessi. Alla base c’è un organismo, con tutto il suo vissuto, che ora è invaso dal virus e che ha una propria capacità responsiva alle cure ‘millimetricamente’ calibrate sui suoi parametri vitali. E noi miriamici abbiamo imparato che non esistono interventi miracolistici. Esistono volontà conscia e capacità innata di inglobare e attivare in sé ciò che l’ambiente mette a disposizione (qui le cure in Terapia Intensiva), proprio come fa la cellula uovo fecondata, il seme interrato, e qualsiasi essere sulla nostra Terra o, forse, Universo.

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