Rispondi a: LA PANDEMIA DA CORONAVIRUS TRA DATI OGGETTIVI E OPINIONI SOGGETTIVE

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Buteo
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(7) Il plasma è la componente liquida del sangue. L’ indicazione al suo utilizzo è limitata essenzialmente alla correzione di deficit della coagulazione associato a emorragia in atto o a grave rischio emorragico.
Il siero è il plasma privato dei fattori della coagulazione. Entrambi conservano il corredo di molecole circolanti, come anticorpi, insulina, ormoni, fattori dell’infiammazione, ecc. Non sono frequenti, ma possibili, le reazioni in corso di trasfusione, ad es. da sensibilizzazione alle proteine circolanti, pur essendo la loro struttura identica nei soggetti della stessa specie e abbastanza simile fra i diversi mammiferi.
Finché non si riuscì a produrre fattori sostitutivi con la tecnica del DNA ricombinante, fu possibile utilizzare derivati dal siero di animali, ad es. all’insulina suina e bovina nella terapia del diabete, verso le quali, tuttavia, i pazienti finivano per manifestare reazioni avverse da sensibilizzazione, per attivazione immunitaria. Al siero di derivazione animale si ricorse già alla fine del XIX sec., avendo scoperto che il siero di topi guariti da difterite preveniva la malattia in quelli ancora non contagiati (v. 3). Si vide che, immunizzando il cavallo, si ottenevano grandi quantità di siero da utilizzare in terapia, ma la provenienza eterologa lo rendeva reattogeno, con possibili effetti collaterali anche importanti. Col progredire della tecnologia si passa all’uso di emoderivati umani e oggi il ricorso al siero di cavallo (immunoglobuline di origine equina) rimane limitato a quando non disponiamo di immunoglobuline umane, ad es. per morso di vipera, o di cane rabido.
Se siamo riusciti a ottenere insulina e ormoni con la tecnica del DNA ricombinante, ancora non riusciamo a produrre ‘sinteticamente’ anticorpi. Il ricorso al siero autologo o al plasma è tuttavia raro, perché disponiamo più vantaggiosamente di immunoglobuline (=anticorpi) provenienti dalle donazioni di sangue. Dopo la raccolta, il sangue è suddiviso nelle sue principali componenti: emazie concentrate, concentrato piastrinico e plasma. Buona parte del plasma è destinata alla produzione industriale di frazioni plasmatiche (emoderivati) come l’albumina, i fattori della coagulazione e le immunoglobuline (anticorpi).
È importante sapere che plasma siero e immunoglobuline sono ottenuti da un gran numero di donazioni, con possibile rischio di trasmissione di virus o particelle subvirali non rilevabili; che può essere difficoltoso reperire il quantitativo necessario; che, pur disponendo oggi di migliori conoscenze e tecnologie, la trasfusione di emoderivati rimane una procedura complessa, passibile di complicanze ed eventi avversi, sia durante la somministrazione, sia successivamente (ad es. trombosi, coaguli sanguigni, insufficienza renale); che il costo è molto elevato.
Parliamo di immunoglobuline umane normali, riferendoci a un insieme di anticorpi policlonali, prodotti da linfociti attivati contro i più comuni patogeni, che circolano nella popolazione che effettua le donazioni, la stessa a cui appartengono i riceventi. Si estraggono dalla lavorazione del plasma per frazionamento industriale del sangue di migliaia di donatori sani e sono utilizzate soprattutto in terapia sostitutiva, nelle patologie del sistema immunitario.
Parliamo invece di plasma iperimmune o di siero iperimmune o di immunoglobuline umane specifiche o iperimmuni, quando l’estrazione avvenga dal sangue di molti donatori selezionati, perché convalescenti da infezioni naturali o vaccinati, nei quali persista alta quantità di anticorpi diretti contro gli antigeni di un virus o di un batterio o di una tossina prodotta da un batterio. Il loro utilizzo è soprattutto nella prevenzione dell’infezione e, in alcuni casi, nel tentativo di curarla.

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