Rispondi a: LA PANDEMIA DA CORONAVIRUS TRA DATI OGGETTIVI E OPINIONI SOGGETTIVE

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Buteo
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(6) Ritornando al Sistema Immunitario, i leucociti sono le cellule che, con intervento diretto o mediato da sostanze liberate (anticorpi e altri fattori), riconoscono e attaccano l’estraneo.
La comprensione del funzionamento fu favorita dagli studi su trapianto di tessuti e organi. Anche questa è storia non recente: operazioni plastiche al naso sono descritte già tremila anni fa nei papiri egiziani di Ebers e nel libro sacro degli indù. Nel XVI sec., nell’Ateneo bolognese, i tentativi di trapianto di pelle, pur con risultati piuttosto scadenti, fecero intuire che il corpo umano riconosca i tessuti propri e rigetti quelli estranei.
Alla fine degli anni ’30 del secolo scorso, si individuano nel topo i primi geni codificanti un sistema antigenico particolare, il Complesso Maggiore di Istocompatibilità (MHC: Major Histocompatibility Complex), nell’uomo Complesso HLA (Human Leukocyte Antigen) perché inizialmente riconosciuto nei leucociti. La maggior parte dei mammiferi ha varianti simili a quelle umane.
Il MHC è l’insieme delle strutture molecolari antigeniche, veri e propri markers non solo specie specifici, ma individuali e unici per ogni soggetto e responsabili sì delle reazioni di rigetto di tessuti e organi trapiantati, ma soprattutto del riconoscimento di qualsiasi agente estraneo. Solo i gemelli identici possiedono un corredo pressoché sovrapponibile. Codificato da geni presenti sul cromosoma 6, è espresso sulla superficie cellulare di tutte le cellule nucleate, ad esclusione delle emazie, che, prive di nucleo, non possiedono cromosomi.
È l’antigene tissutale che consente al sistema immunitario (più specificamente ai linfociti T) di legarsi, riconoscersi e tollerarsi. Dopo il legame, i linfociti T dovrebbero in linea di principio tollerare l’autoantigene, garantendo così una fisiologica tolleranza, ovvero una pacifica convivenza fra noi e il nostro esercito di difesa e pulizia (che sempre ‘noi’ è), ma attivarsi quando esposti all’antigene allo.
L’assenza degli antigeni del MHC sulle emazie consente di trasfondere sangue umano o suoi derivati da un individuo all’altro, purché si rispettino le compatibilità all’interno del sistema AB0 e Rh, antigeni che identificano i gruppi sanguigni, noti fin dagli inizi del ‘900. Alcune ore o anche alcuni giorni prima della trasfusione, si deve valutare la compatibilità del paziente con il sangue del donatore, per prevenire le reazioni trasfusionali da anticorpi anti-leucocitari, da sensibilizzazione a proteine del plasma, nonché ad es. l’immunizzazione antileucocitaria in chi necessiterà di trasfusioni ripetute o l’alloimmunizzazione HLA nei candidati al trapianto.
Il sangue ha una componente corpuscolare (emazie piastrine e leucociti) e una componente liquida: il plasma.

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