Rispondi a: LA PANDEMIA DA CORONAVIRUS TRA DATI OGGETTIVI E OPINIONI SOGGETTIVE

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Buteo
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(5) Sì, Mandragola, concordo con la tua conclusione. Il nostro sistema di difesa nel suo insieme è molto complesso e ancora solo parzialmente conosciuto. Qualcuno lo definì un ‘organo diffuso’, le cui cellule si spostano passivamente e attivamente lungo i vasi ematici e linfatici, dai quali entrano ed escono, infiltrando i tessuti nella misura in cui occorra intervenire. Ecco, M Rosa, sulla ‘giusta misura’ non saprei dire, se non che ogni cellula è un ‘laboratorio’, che entra in funzione non appena intercetta microrganismi o sostanze non-self (estranei) o cellule e proteine self (proprie) danneggiate o alterate (tumorali) o invecchiate. L’attivazione è tempestiva e diretta a catturare ed eliminare il non-self, gli intrusi, o a ripulire dalle cellule morte. La ‘giusta misura’ è probabilmente quella che raggiunge lo scopo, senza danni collaterali e senza perdite.
Parli di film di fantascienza e di guerre di dei, Mandragola, e qui di vera battaglia si sta tratta, dove ‘i nostri’ devono vincere ‘i cattivi’ a tutti i costi. A far la differenza fra successo e insuccesso è la disponibilità o meno di armi di alta precisione. Come se in una piazza, sempre più numerosi terroristi si stessero frammischiando alla folla e intervenissero i corpi speciali con armi a proiettili, teleguidati da sensori presenti e riconosciuti sui bersagli. A cadere sarebbero i soli terroristi, centrati via via l’un l’altro da pallottole zigzaganti fra la folla, come in un film di fantascienza. Un intervento ‘chirurgico’, si direbbe, l’auspicato intervento ‘misurato’ che non lascia danni: così agiscono gli anticorpi specifici, classificati come ‘immunità acquisita’. Acquisita perché non li avevamo in dotazione alla nascita e celi siamo assemblati dopo aver incontrato l’antigene in seguito all’infezione, indipendentemente dall’aver sviluppato o meno la malattia, o perché ci siamo sottoposti alla vaccinazione per quel microrganismo. Conosciuto quel bersaglio, la capacità di produrre i corrispondenti ‘proiettili teleguidati’ rimane nella nostra memoria immunologica e prende il via entro poche ore, in occasione di ogni successivo incontro.
Ritorniamo alla piazza. Questa volta i corpi speciali non dispongono di proiettili teleguidati e non possono entrare in azione. La piazza deve essere assolutamente liberata dai terroristi. Interviene la fanteria con fucili, pistole, razzi, bombe a mano e armi ancor più pesanti. Dove sarà la ‘misura’? l’imperativo è: eliminare i terroristi… ma ci saranno danni alle persone e alle strutture. Questa è la risposta ‘immunitaria innata’, molto efficace sì, ma non perfettamente mirata. Inoltre, occorrono tanti soldati e la piazza sempre più si affolla di persone (infiltrati di cellule infiammatorie)
Agiscono sempre di concerto gli attori dell’immunità innata e acquisita. Le due modalità si attivano insieme immediatamente: se abbiamo in memoria il file per assemblare gli anticorpi specifici, la produzione dei proiettili teleguidati si attiva in poche ore e i corpi speciali entrano in azione mentre la fanteria si sta ancora appostando con fucili e bombe e… si ritroverà, la fanteria, in breve senza più bersagli su cui sparare. Così, molto facilmente rinfodererà le armi senza averle quasi usate.
Se invece non abbiamo il file, inizia la corsa alla programmazione, ma occorreranno almeno 3-7 o più giorni. Nel frattempo, la fanteria interviene coi mezzi in dotazione, calibrando l’aggressività dell’intervento alla quantità e pericolosità dei terroristi che ha difronte. Avrà fatto via via uso di mazze, pistole, fucili, razzi, bombe… e può essere che all’arrivo dei corpi speciali con le super-dotazioni, non rimangano che pochi bersagli su cui sparare. O che invece i bersagli non solo siano ancora molti, ma abbiano invaso strade e piazze nella città. Si affiancheranno alla fanteria e insieme proseguiranno ognuno la propria azione finché non avranno soppresso, se possibile, tutti i bersagli. Questa è l’azione, di cui sono ‘misura’ la vittoria o la sconfitta, salvo che l’organismo riesca a tollerare e circoscrivere il danno cronico da persistenza del microrganismo, cosa che al momento non si conosce nell’infezione da SARS-CoV-2.

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