Rispondi a: LA PANDEMIA DA CORONAVIRUS TRA DATI OGGETTIVI E OPINIONI SOGGETTIVE

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Buteo
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(3) Grazie per il riscontro, Sorelle. Ho scritto cancellato e riscritto più volte e temo comunque di non riuscire a rendere l’argomento semplice: anche sfrondando, i molti attori della risposta immune rimangono tra loro intrecciati e interconnessi, e occorrono conoscenze specifiche per seguirne le azioni.
S’iniziò con lo scoprire l’esistenza dei microrganismi, ma non fu uno scienziato a vedere per primo i batteri, a riprova di come spesso sia l’interesse economico e pratico (quando non bellico) a far progredire le conoscenze scientifiche. Fu un mercante di tessuti nella seconda metà del ‘700 a descrivere piccoli organismi mobili, osservando la trama di un tessuto con un rudimentale microscopio. All’inizio del XIX sec, si scopre che i microrganismi sono variamente responsabili di malattie del baco da seta, della fermentazione della birra e di malattie umane. Ciò attrasse l’interesse dei ricercatori e, a fine ‘800, fra le molte novità, si sono già scoperti i virus, R. Koch può coltivare microrganismi in vitro e si indaga sull’eziopatogenesi di diverse malattie, fra cui tetano e difterite.
Si osserva che, trasfondendo in topi, che non abbiano mai avuto difterite, del siero (sangue privato delle cellule ematiche e degli eventuali batteri) prelevato da pazienti affetti, si riproduce la malattia! Allora la causa è indipendente dalla presenza fisica dei batteri, ed è da ricercarsi in qualche sostanza da loro prodotta e liberata in circolo. Infatti, a causare la malattia è la tossina difterica, metabolita prodotto dal batterio C. Diphtheriae, che ha effetto necrotizzante sulle cellule.
L’esperimento prosegue somministrando ai topi sopravvissuti una seconda dose dello stesso siero: ora la malattia non si manifesta più! E non era neanche una novità. Già Tucidide aveva osservato che, nella peste di Atene del 430 a.C., chi era guarito poteva assistere i malati senza contrarre di nuovo la malattia.
Allora l’organismo dei topini conterrà ‘qualcosa’ che ‘vince’ la tossina. A quel ‘qualcosa’ si darà il nome di ’antitossina’.
La tossina difterica è una proteina complessa, oggi sappiamo riconosciuta non-self dalle cellule del sistema immunitario, grazie ai suoi ‘antigeni’ (porzioni specifiche della molecola).
L’antitossina difterica, nel siero dei topini immuni, altro non è che l’insieme degli ‘anticorpi specifici’ prodotti dai linfociti sensibilizzati dal precedente contatto con la tossina stessa.

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