Rispondi a: LA PANDEMIA DA CORONAVIRUS TRA DATI OGGETTIVI E OPINIONI SOGGETTIVE

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Buteo
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Ai primi di ottobre iniziavo a illudermi che la velocità di espansione dell’epidemia si mantenesse tale da consentire il turnover fra ingressi e dimissioni nelle Terapie Intensive, in modo che tutti i pazienti gravi potessero accedervi, senza bisogno ancora di scelte dolorose. Le misure protettive che buona parte della popolazione aveva continuato e continua a mantenere, nonostante gli ammiccanti ritornelli a “convivere con il virus” e al “ritorno alla vita normale” etc. etc., speravo stessero sortendo un qualche effetto. E invece torna ad ammalarsi anche, e forse più, chi non ha vita sociale particolarmente disinvolta, e chi, aldilà di piccoli diversivi, altro non fa che casa, lavoro, scuola. Già, scuola… asili…
Sta scorrendo in tv il servizio su Clotilde, che ha postato le sue immagini dal letto in Rianimazione. Un lavoro, un marito che a casa sta male, due figli in età prescolare, positivi.. “non volevo tutto questo, ho sempre lavorato e mi ero adeguatamente protetta, ve lo posso giurare… eppure non è bastato, questo maledetto virus è subdolo e ti prende anche se hai la guardia alta”. E invece, inconsapevolmente, la guardia l’abbassiamo. Dove? Dove, se non con colleghi, amici, in famiglia, ovvero dove più ci si sente tranquilli e protetti? Dice di essere stata in auto con un collega positivo, ma.. chi infetta chi?
Il lockdown è stato uno spostare la time-line indietro. Da maggio ci siamo ritrovati, senza rendercene conto, ai mesi in cui non sapevamo del virus che iniziava allora a circolare. Eppure, perché consci che i contagi non si erano azzerati, ancora ci prende in contropiede?
Non posso portare dati di EBM (medicina basata sull’evidenza, cioè sulle prove), posso riferire mie personali impressioni, relative alla mia limitata esperienza di pediatra. Si sono dette tante cose sui bambini: non s’infettano, non si ammalano, non contagiano, non portano l’infezione in famiglia anzi, la prendono in famiglia. Sarà così o sarà sempre così? In questi mesi vedo, in bambini e ragazzini, sintomi inapparenti e fugaci, raffreddore febbricola diarrea che durano anche sola mezza giornata, e casuali riscontri di positività. Proprio non ci si accorge che si siano infettati.
Vanno all’asilo e poi abbracciano i nonni, e se dai nonni non vanno, ci va la mamma. Poi un nonno sta male, è positivo e si ricovera. Ma come? Eppure, fuori, sempre la mascherina, neanche più al bar per due chiacchiere… Allora si tampona tutti (o meglio, si tamponava fino a 7-10 giorni fa, perché oggi, non si riesce più) e il bimbetto, vispo e bello come un fiore, risulta positivo. Toh!.. Il nonno l’ha contagiato. E quando i bimbi siano due, come può esser che solo uno solo dei due sia positivo?… Ah già, ci hanno detto che i bimbi non si contagiano…
Il limite del test molecolare (il tampone) è la scarsa sensibilità, responsabile di un alto numero di falsi negativi, ovvero di persone che risultano negative al test, ma che in realtà il virus l’hanno contratto e lo trasmettono. Il falso negativo rimane libero, come l’asintomatico, come il paucisintomatico (Andrea ha il raffreddore, ma so cos’è, ieri è scappato fuori senza giacchetta… già, ma il freddo non dà raffreddore, caso mai facilita l’attecchimento di un virus). Si aggiunga la difficoltà d’esecuzione del test, il tampone deve penetrare in profondità nel naso… immaginiamo quanto collabori un bambino…
Bimbi e ragazzini frequentano asili e scuole e manifestano i soliti sintomi che riscontriamo ogni anno, a causa degli innumerevoli virus, responsabili delle forme più o meno lievi e ricorrenti, che circolano nei mesi di apertura delle scuole e che si trasmettono fra bambini e ragazzini con la stessa modalità con cui si trasmette il coronavirus e che, se la scuola fosse in sicurezza, come dicono che sia, non vedremmo. Come probabilmente, penso, non vedremmo molti degli attuali casi di Covid-19.

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