Rispondi a: Le medicine antiche e tradizionali

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wiwa70
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Molto interessante questo argomento sulle medicine antiche e tradizionali. Tra le letture varie di questo momento, mi ha appassionata moltissimo quella sulla “teoria della signatura”, dal latino ‘firma’, così come riporta la Treccani, un’antica forma di conoscenza che studia ‘il segno’ ovvero l’aspetto con cui ogni elemento naturale di origine animale, vegetale o minerale si presenta, svelando per analogia la sua funzione terapeutica delle parti del corpo umano più simili ad esso.Tale teoria era basata sulla corripsondenza macro/microcosmo, ravvisando un rapporto di simpatia/affinità tra l’Uomo e la Natura. Lo studio applicato soprattutto alle piante medicinali, si estendeva ai nessi tra sagome, colori, odori, caratteri, esiti patologici, tempi di manifestazione, temi astrali, temperamenti umorali, tutte qualità ritenute riconducibili ad un comune archetipo. Fin dagli Egizi, si concepiva il cosmo come un organismo vivente, le cui parti(astrali, animali, vegetali e minerali) erano connesse da fenomeni di ‘simpatia universale’ . In seguito, il termine greco ‘farmacon’ (rimedio) è stato associato all’egiziano ‘phrt nt hk’ e kmt (nero)da cui alchimia in arabo. Nel ‘De Materia Medica’ di Dioscoride, i farmaci vengono collegati alla storia della creazione cosmica, per cui i profumi discendono dall’età dell’Oro e i minerali da quella del Ferro; i primi associati al caldo, vengono prescritti per il trattamento dell’umidità in eccesso, come ad es. nei disturbi ginecologici; i secondi associati al freddo, per contrastare gli eccessi di calore, ad es. tutti gli stati infiammatori. In epoca romana, Plinio il Vecchio ne parlerà nella sua Naturalis Historia e nella tarda antichità questi concetti verranno rinverditi dalla tradizione alchemica del neoplatonismo ed ermetismo. La figura dominante sarà quella di Paracelso, che sviluppò la ‘iatrochimica’, sostenendo che “tutto ciò che la Natura dà alla luce, si forma secondo l’essenza della virtù inerente ad essa”. L’esteriore quindi coincide con una funzione interiore e il potere delle piante risiede in un ‘essenza vitale che egli chiama Archeo/Arcano, intesa come quintessenza(detta così in quanto si ottiene da una distillazione/sublimazione, ripetuta 5 volte). La guarigione per Paracelso, avviene per effetto di un’azione simile al morbo(similia similis curantur) e la differenza tra veleno e rimedio, sta unicamente nel dosaggio e preparazione, precorrendo così la omeopatia di Hahnemann.
Gli studi di Della Porta, si direzionarono in modo più mirato verso la fisiognomica delle piante messe in parallelo con le caratteristiche del corpo umano, le cui fenomenologie sono ‘chiavi o firme’ delle loro proprietà medicamentose e tenendo presenti in particolare la loro localizzazione geografica: in una determinata regione laddove si verifica una specifica malattia, ospiterà la crescita di piante più idonee a debellarla. Solo alcuni esempi di signature: l’erba saetta (sagittaria sagittifolia) per le sue foglie a freccia, applicate alle ferite d’arco; le foglie di Hepatica Nobilis, la cui parte rossastra evoca il fegato, usate a lungo nelle epatiti; la pimpinella il cui nome deriva dal rosso dei suoi fiori ,la cui alta concentrazione di tannini nelle radici, erano usate per le sue proprietà emostatiche; le piante del lattice, aumenterebbero il latte delle donne;l’euphrasia per i disturbi agli occhi; la polmonaria nelle affezioni polmonari; dentaria per il mal di denti; celidonia per l’ittero,a causa del colore del suo lattice; l’erba trinità per i problemi di fegato; “la stregona dei boschi”per le sue qualità antisettiche; la viperina azzurra per i morsi di serpente; l’asplenio per curare la milza; il ranuncolo favagello, la cui radice rossa era usata per le malattie del sangue, vene ecc. Questo valeva anche per le pietre: l’ematite ad es.era ritenuta in grado di fermare le emorragie, semplicemente nominandola, per via della forza ispiratrice della sua matrice etimologica! Le varie terminologie usate fino al XVII sec. (zoccolo di Venere, barba di Giove,, erbe del diavolo, dente di leone ecc.) saranno poi sostituite da una nomenclatura molto meno suggestiva, finchè non ci sarà l’esigenza di creare una classificazione ufficiale anche per l’arrivo di erbe e piante da nuovi continenti. A leggerla così, la storia della medicina corrisponde certamente al percorso fatto dall’Umanità, e le cognizioni mediche di allora, che oggi considereremmo quasi”ingenue”,sicuramente si sono evolute, ma ci sono degli aspetti archetipali ,a mio parere, sempre validi come la ricerca eterna dell’Uomo nel rapportarsi a qualcosa di VERO ossia la Natura, che gli corrisponda veramente, cercando di capire maggiormente sé stesso, attraverso il Nosce te ipsum. Un caro saluto a tutti

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