Rispondi a: LA PANDEMIA DA CORONAVIRUS TRA DATI OGGETTIVI E OPINIONI SOGGETTIVE

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Buteo
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Rientrerei nel tema del thread, ai dati oggettivi e opinioni soggettive sulla pandemia.
Bambini e ragazzini tornano ai centri estivi, nelle piscine, spiagge, parchi, piazze, si frequentano fra amichetti. Gli adolescenti possono esperire gli amoreggiamenti dell’età, i giovani frequentarsi in ritrovi, discoteche. Il paventato danno alla loro integrazione emotiva e sociale sembra allontanarsi.
Ieri sera il cronista intervistava alcuni giovani intenti alla movida. Non hai paura del coronavirus? No, no… non credo ci sia mai stato.
Mi è tornato in mente che in marzo lessi un articolo di Maurizio Mori, Ordinario di Filosofia Morale e Bioetica, Università degli Studi di Torino. Ne propongo qui il link, perché l’avevo trovato molto interessante.
http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=83114&fr=n
Scriveva Mori di aver riletto i tre capitoli de I promessi sposi, dedicati alla peste. “Il primo di questi capitoli, il 31esimo, è dedicato al tema della negazione della realtà della peste, che non poco ha contribuito alla diffusione dellʼorribile flagello”. Ci fa notare come Manzoni abbia tracciato il susseguirsi di emozioni e comportamenti del popolo, dei medici e dei governanti, nella Milano del 1630, quando iniziò a diffondersi la peste. “Le cronache e le relazioni di allora sono caratterizzate da ‘una strana confusione di tempi e di cose’: pregiudizi, leggerezze, interessi convergono per forzare il linguaggio e portare alla negazione della realtà della peste”, man mano che la stessa andava diffondendosi. E nota il parallelismo con quanto stavamo vivendo in marzo (ma anche in questo caldo luglio), a riprova di come i meccanismi sottesi al sentire e agire umano si ripresentino uguali a se stessi a distanza di secoli. “Tendiamo a rifiutare fatti negativi, sgradevoli e ripugnanti, il cui impatto su di noi è tanto sconvolgente da portarci a negarne la realtà.” E Mori affrontava il dramma occorso nelle Terapie Intensive, quando, in mancanza di risorse sufficienti, si sarebbe dovuto decidere chi privilegiare nelle cure, e riconosceva ai Rianimatori SIAARTI il merito, “non appena hanno avvertito con chiarezza la situazione di tragica emergenza causata dalla epidemia Covid-19, il 6 febbraio 2020”, di aver pubblicato le Raccomandazioni SIAARTI per stabilire “come selezionare i pazienti da ammettere alle cure intensive nella nuova realtà, al fine di contenere il danno”, in base all’aspettativa di vita. Il che significa escludere dal trattamento quella parte più fragile della popolazione, che sono gli anziani, i malati cronici. v. Buteo: https://www.kremmerz.it/forums/topic/nuove-frontiere-della-medicina-2/page/29/
Non sono ancora trascorsi tre mesi, eppure sembra tutto così lontano, forse dimenticato, anche negato. Le stesse Raccomandazioni, invece di avviare a una presa di coscienza, sono state contestate da molti, anche autorevoli, colleghi, quando non rifiutate in toto. “In modo analogo a quanto descritto dal Manzoni, c’è stata una generale alzata di scudi per negare la realtà (sgradevole) presentata.”
Era martedì. Quando partite per le vacanze in Calabria dai nonni? Sabato. Ma… da quando vanno i bimbi al centro estivo? Da lunedì…
Giovedì la ragazzina dodicenne è seduta sul lettino e la mascherina le copre naso e bocca. L’accompagna il padre, le occorre un certificato per frequentare il centro estivo. Le chiedo se pensa che il virus ci sia ancora. Fa no col capo. Le dico che il virus circola ancora fra noi, che al centro potrebbe infettarsi e trasmettere l’infezione ai genitori, ai nonni. Mi guarda. Le chiedo se ha i nonni. Sì, la nonna. Le vuole bene. Le chiedo cosa è disposta a fare perché non si ammali. Non mi guarda. Ha il capo basso dentro la mascherina. E che fa, un interrogatorio? mi dice il padre..
Già… la mia era un’intrusione indebita… il pediatra compila un certificato, se richiesto, non s’intromette in quella che è l’educazione ai sentimenti, che attiene alla famiglia, e dei quali si dice “vanno coltivati”, proprio perché non sono innati, e non son da confondere con le sensazioni, con le emozioni… Non possono neanche essere insegnati. Il bimbo li assorbe se li respira nell’ambiente in cui vive, come le foglie assorbono la luce. Se li sperimenta nei genitori li prova e li incorpora, per “farsi carne”, come ci dicono i Maestri.

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