Rispondi a: LA PANDEMIA DA CORONAVIRUS TRA DATI OGGETTIVI E OPINIONI SOGGETTIVE

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ippogrifo11
Moderatore
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Osservo che da un po’ di post l’attenzione si è spostata sulla contrapposizione vaccini-no vaccini-sì: sarà forse per precorrere il momento in cui verrà annunciata la disponibilità di un vaccino idoneo a contrastare e, sperabilmente, a fermare la diffusione del Covid-19?
Se così fosse, non potrei che rilevare l’attinenza delle considerazioni al tema del thread, diversamente, sarei portato a interrogarmi sulla utilità di trasferire in questo forum una diatriba già ampiamente presente in rete, con l’immancabile corredo di informazioni e disinformazioni buone per tutti i gusti e per tutti gli orientamenti. Nondimeno, devo rilevare che l’approccio adottato nei tanti post riflette spesso la volontà di adottare un punto di osservazione se non equidistante almeno il più possibile sereno e questo mi induce a portare anche un mio contributo, non nello specifico del tema, ma nei termini di considerazioni più generali che tuttavia non potranno non muovere dall’argomento in questione.
In uno dei percorsi formativi della mia vita aziendale mi fu spiegata una verità elementare: lo scopo di un’azienda, qualunque essa sia, non sta nella mission dichiarata e neppure nella promozione, nell’ampliamento e nel consolidamento del proprio core business; l’una e l’altro sono i mezzi che permettono all’azienda di conseguire il solo e vero scopo: generare profitti. Le aziende farmaceutiche non fanno differenza: producono farmaci non per vocazione filantropica ma per produrre profitti dai farmaci collocati sul mercato e indubbiamente quello della salute è un mercato assai redditizio. Che poi le strategie messe in campo per il conseguimento dello scopo suddetto siano più o meno etiche, più o meno trasparenti, più o meno condivisibili è argomento, questo, dalle troppe sfaccettature per essere approfondito qui con una seppur minima pretesa di disamina seria e circostanziata. Soprattutto, sarebbe di scarsa o nessuna utilità per il tipo di percorso sul quale ci siamo incamminati. Lasciamo allora che siano complottisti e simpatizzanti a cibarsene come meglio aggrada loro e che procedano pure ad accumulare i pro e i contro a loro uso e consumo.
Altra cosa è poi la comunità scientifica, con le sue regole, i suoi protocolli, il proprio rigore epistemologico e metodologico e, perché no, anche i propri errori. Anch’essa, per altro, essendo costituita da esseri umani, non può dirsi esente da alcuni dei vizi che intaccano l’umana natura. In essa, tuttavia, agiscono come potenziale scudo protettivo l’ampiezza della stessa comunità scientifica e i meccanismi, universalmente condivisi dai suoi membri, di verifica e di controllo.
Tornando al merito della questione, devo dire che quando per la prima volta mi sono imbattuto in essa sono stato colpito da un dato sorprendente per chunque abbia un minimo di cognizioni di statistica: l’assoluta inconsistenza, sul piano dell’affidabilità ai fini del calcolo di una correlazione, del numero decisamente esiguo del campione considerato: appena 12 casi esaminati. Ora, perché una correlazione sia statisticamente significativa occorre che il numero di casi in esame sia sufficientemente grande da garantire una reale rappresentativita’ del campione. Va poi considerato che una correlazione statistica è sempre indicativa di una tendenza delle variabili prese in esame e mai di una relazione causa-effetto fra loro. Alla inconsistenza metodologica e procedurale, propria della sedicente indagine su una possibile correlazione tra vaccini trivalenti e autismo ha posto rimedio, seppure con qualche ritardo, la stessa comunità scientifica, procedendo negli anni a seguire a molte altre verifiche, tutte basate su campioni statisticamente significativi e caratterizzate da inoppugnabile rigore metodologico. Un esempio è dato dal lavoro dei ricercatori dell’Università di Copenhagen, dello Statens Serum Institut della stessa città e della Scuola di medicina dell’Università di Stanford. Lo studio, che ha preso in esame 657.461 bambini nati in Danimarca tra il 1999 e il 2010, monitorati fino al 2013 a intervalli regolari, ha inequivocabilmente attestato l’assoluta mancanza di correlazione tra vaccinazioni e un qualunque disturbo dello spettro autistico.
E veniamo allora alle considerazioni generali.
Come esseri umani e come entità sociali possiamo avere tutte le opinioni che vogliamo; ci sta ed è anche legittimo. Come Miriamici, tuttavia, siamo impegnati a separarci quanto più possibile dalla corrente comune e dai frastuoni che essa produce, comprese disinformazioni, pseudoinformazioni, chiacchiericci, punti di vista e chi più ne ha più ne metta, badando, come e quando possibile, a non alimentare il rumore già assordante che ci sommerge. Il nostro modo di procedere ci inchioda inesorabilmente ai fatti e alle esperienze probanti. Le opinioni e la loro manifestazione non sono vietate – ci mancherebbe! – ma, ricondotte al nostro metodo e alla nostra finalità, diventano stimoli utili in particolare quando emergono da vissuti esperienziali essi stessi sottoposti al vaglio della verifica e della conferma. Sul nostro percorso siamo costantemente stimolati a ritenere ciò che è essenziale e ad abbandonare il superfluo, avendo come obiettivo quello che ci ricordava il Maestro Benno: la conquista della neutralità ermetica. Mi rendo conto che ci viene richiesto un lavorio terribilmente spoetizzante, terribilmente asettico, terribilmente defatigante. Ma anche terribilmente necessario.
Un caro saluto a tutti.

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