Rispondi a: LA PANDEMIA DA CORONAVIRUS TRA DATI OGGETTIVI E OPINIONI SOGGETTIVE

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Buteo
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Condivido le tue osservazioni Kridom. Le riviste di alto livello hanno il dovere della prudenza, per l’importante ricaduta che hanno sulla pratica clinica. C’è comunque da riconoscere loro rigore metodologico, anche se è possibile che incappino nell’errore. A tal proposito, voglio ricordare il danno derivato al mondo pediatrico dalla pubblicazione, su Lancet nel febbraio 1998, dello studio fraudolento sulla falsa correlazione fra vaccino anti-morbillo e autismo, per il quale rinvio al link https://sip.it/2017/09/01/autismo-dove-nasce-la-teoria-del-complotto/, che invito a leggere, proprio perché vi è esplicitato l’intento doloso degli autori e fornisce risposte ai dubbi segnalati da Kridom.
In ogni caso, gli articoli pubblicati sulle riviste scientifiche s’indirizzano a un pubblico esperto e chi produce ricerca, in linea di massima, ha buone antenne per screen-are i lavori meno attendibili. Chi come me invece lavora sul campo, aspetta in genere che le novità siano scivolate nella pratica clinica. Anche se, in realtà, è sempre possibile cercar di ricorrere, cum grano salis, a un po’ di buon senso italico. Ricordo “le risate” (un po’ amare) che mi feci quando, anni fa, da parte di diverse associazioni ci fu la levata di scudi contro il mercurio presente nei vaccini, guarda caso proprio quando le industrie avevano i magazzini ben riforniti di quei vaccini mercurio-free, pronti per essere immessi sul mercato. Molto più costosi degli innocui vaccini fino allora utilizzati, anche se è giusto riconoscerne la buona qualità.
E poi è possibile prestare orecchio ad alcuni segnali “d’allarme”, tipicamente quando le notizie acquistino precoce ridondanza sulla stampa comune e su internet, prima ancora che sulle riviste scientifiche, e spesso con carattere di sensazionalità.
Per quanto riguarda i costi, i rigidi protocolli che prevedono il superamento di tutte le fasi di sperimentazione, di cui abbiamo già parlato, inducono le industrie a investire in ricerca quando ci sia ‘certezza’ di successo del farmaco, che, per essere remunerativo, dovrà inoltre essere fruito da una larga fascia della popolazione, quindi indirizzato verso le patologie più comuni. È questo uno dei motivi per i quali da anni è ferma la ricerca su nuovi antibiotici, il che genera preoccupazione per la resistenza batterica che si va riscontrando.

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