Rispondi a: La Scienza Ermetica nelle Arti

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garrulo1
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Il post di Nicolò sul Dialogo tra Socrate e Fedro, davvero interessante per i Sacri contenuti, mi riporta alla mente un paio di cose che tento di esprimere. Più di una volta ho voluto ricordare e soprattutto ricordarmi che molti studiosi della civiltà e cultura dell’Antico Egitto, hanno affermato che con ogni probabilità la massima Conoscenza era patrimonio delle Prime Dinastie, in cui la Classe Sacerdotale si esprimeva con pochi Ieros Grafici che, credo, racchiudessero simbolicamente “in Nuce” le corrispondenti Idee Madri, forse le stesse Massime che Platone (nel famoso dipinto di Raffaello) ritratto con l’allievo Aristotele, suole indicare con il dito verso l’Alto, mentre Aristotele che gli è di fianco, rivolge la mano verso il basso forse per testimoniare che, comunque, per essere comprese tali Idee, queste vanno poi metabolizzate nelle esperienze quotidiane, terra terra. Tornando a bomba sul post, riprendo la citazione attribuita al Re che si rivolge a Theut : ”Ne tu offri vera sapienza ai tuoi scolari, ma ne dai solo l’apparenza perchè essi, grazie a te, potendo avere notizie di molte cose senza insegnamento, si crederanno d’essere dottissimi, mentre per la maggior parte non sapranno nulla; con loro sarà una sofferenza discutere, imbottiti di opinioni invece che sapienti”. Ecco lo spartiacque di sempre: il potenziale della parola e quindi del linguaggio, in origine forse utile solo ad esprimere concetti chiave necessari per garantire appunto il potenziale evolutivo in coloro che ne erano degni, perde appunto di potenza man mano che subentra l’abbondanza dei vocaboli ma ci si distacca dal significato originale di ogni termine, al punto che, ad esempio per quanto riguarda l’avanzata nel tempo delle Dinastie Egizie, l’unica cosa che pare certa, è un aumento esponenziale della Grafia cioè dei Geroglifici, credo però con altrettanto distacco dai contenuti originali. Il Maestro Kremmerz, ha scritto se ben ricordo che il linguaggio umano nacque per esprimere le Idee Madri, finendo poi per tradirle per sovrabbondanza di linguaggio (Babele docet), credo per i motivi perfettamente descritti nel post di Nicolò, e la stessa cosa penso valga per l’estro artistico, che non appena intaccato dal raziocinio perde la sua componente Sacra. Così si esprimeva R.A. Schwaller De Lubicz nel “Tempio dell’Uomo” Volume primo, inizio pagina 58 e termine pagina 59: ”l’Occidente ignora quella serenità di cui tutto l’Antico Egitto porta l’impronta” e anche “L’aver osato fondare un impero sull’espressione puramente simbolica della sua scrittura testimonia una saggezza insuperabile. Ogni grafismo formato da un sistema arbitrario, alfabetico convenzionale può, attraverso il tempo, perdersi e diventare incomprensibile. Invece l’uso di immagini, come segni di espressione del pensiero, lascia il senso di questo scritto, vecchio di cinque o seimila anni, altrettanto chiaro e accessibile del giorno in cui fu intagliato nella pietra; perché un seggio, un falco, un avvoltoio, un tessuto, una placenta, una gamba, un’attitudine umana, non cambieranno mai finchè vi saranno uomini sulla terra. Questo per quanto riguarda la scrittura sacra o geroglifica”.
Un caro saluto ed una buona giornata a tutti, da queste parti, Torino e hinterland, temporaloni permettendo.

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