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Bella questa poesia d’ amore dell’antico Egitto. La cosmesi egizia era una vera scienza. Secondo quanto riferisce Plinio il Vecchio, la maggior parte degli unguenti e trucchi più pregiati provenivano dall’Egitto ed erano commercializzati in vasetti decorati in alabastro, vetro o ceramica. Il trucco degli occhi nell’antico Egitto, oltre ad esaltare la bellezza e a rendere lo sguardo magnetico, aveva anche un fine salutare. Si utilizzavano due pigmenti principali, la malachite (un carbonato di rame dal bel colore verde intenso) e la galena (solfuro di piombo dal colore grigio scuro) oltre ad altre polveri, risultato di complessi processi chimici; la macinazione più o meno sottile di queste sostanze permetteva di ottenere diverse colorazioni e gradi di lucentezza in modo da personalizzare il proprio make-up. Una ricerca del CNRS e dell’Università Pierre e Marie Curie di Parigi, diretta da C.Amatore e P.Walter, pubblicata da Analytical Chemistry, ha evidenziato che il piombo contenuto nelle sostanze utilizzate per truccare l’occhio, non aveva effetti tossici ma stimolava la produzione di monossido di azoto, una molecola capace di attivare il sistema immunitario favorendo l’azione dei macrofagi, cellule specializzate capaci di ingerire virus e altri elementi nocivi.” Quindi gli antichi Egizi creavano ed usavano deliberatamente composti a base di piombo per curare le malattie degli occhi, stimolando l’azione degli anticorpi”.Tramite l’uso di tipici bastoncini di legno, questi pigmenti venivano stesi sulle palpebre proteggendo gli occhi dal tracoma, una malattia infiammatoria della congiuntiva di natura virale e contagiosa, evitavano l’emeralopia, abbassamento della vista al tramonto, curavano la congiuntivite.

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