Rispondi a: LA PANDEMIA DA CORONAVIRUS TRA DATI OGGETTIVI E OPINIONI SOGGETTIVE

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Buteo
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Il 25 marzo postavo una nota sull’uso dell’idrossiclorochina, che il M.to Anjel aveva segnalato essere utilizzata in Francia per la terapia del CoViD-19.
Il 30 marzo l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) annunciava l’adesione dell’Italia allo studio multicentrico multinazionale COP-COV, finanziato dalla COVID-19 Bill & Melinda Gates Foundation, condotto dall’Università di Oxford con il supporto della Medicina Tropicale Mahidol Oxford (MORU) di Bangkok, in 6 centri in Asia e in Europa. La sperimentazione prevedeva il reclutamento di 40.000 operatori sanitari a forte rischio di contagio, per testare l’efficacia del farmaco nel prevenire lo sviluppo della CoViD-19. In Italia lo studio è affidato all’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria Negrar di Valpolicella (VR), coinvolgendo oltre 800 fra medici e infermieri. Agli inizi di maggio è iniziato un altro studio al San Raffaele di Milano e, in totale, sono cinque in Italia gli studi avviati per verificare l’efficacia dell’idrossiclorochina in prevenzione o in terapia, che rientrano nel mega-trial clinico “Solidarity”, indetto dall’OMS, per ottenere rapidi risultati nella ricerca di farmaci utili alla terapia del CoViD-19, grazie alla collaborazione fra i diversi Paesi.
In piena emergenza CoViD nel nord d’Italia, l’AIFA autorizza medici ospedalieri e di famiglia all’utilizzo della molecola nelle fasi precoci della malattia, con risultati che, dai post che leggevo nella chat fra colleghi, apparivano incoraggianti, per miglioramento clinico e riduzione del ricorso all’ospedalizzazione.
In questi giorni a sorpresa l’OMS decide di interrompere le ricerche su idrossiclorochina nei pazienti COVID-19 in seguito all’uscita su The Lancet del 22 maggio di uno studio, che rileverebbe un tasso di mortalità più elevato in chi è in trattamento col farmaco.
Da qui la sospensione delle ricerche in molti paesi e, il 26 maggio, l’AIFA ne sospende l’utilizzo anche in Italia, sia in ambito ospedaliero sia domiciliare, consentendolo solo all’interno degli studi clinici già avviati, e ne revoca la rimborsabilità dal 28 maggio per i pazienti CoViD.
Il prof. Andrea Savarino ritiene che i dati pubblicati su The Lancet siano influenzati dai limiti insiti in uno studio condotto sull’analisi retrospettiva raccolta in 671 ospedali fra sei continenti, dove è inevitabile una distribuzione non omogenea di preesistenti fattori di rischio nei pazienti. Dai dati preliminari in suo possesso, emergerebbe un effetto antivirale quando il farmaco è somministrato precocemente, anche se è ancora da verificare se determini la completa soppressione del virus.
Se l’impressione positiva dei colleghi, in queste poche settimane di utilizzo dell’idrossiclorochina, non è sufficiente a sancirne la validità nella cura del CoViD-19, tuttavia avevamo la possibilità di trattare a domicilio la malattia in fase precoce con un farmaco maneggevole, del quale abbiamo linee-guida per prevenire gli effetti nocivi in chi avesse fattori di rischio, potenzialmente associati a una maggiore mortalità per eventi cardiovascolari, come avviene per i molti pazienti con malattie autoimmuni, che lo assumono quotidianamente. Ora aspetteremo i risultati degli studi in corso, i primi attesi entro l’anno.
In questa vicenda si avanza il sospetto che la decisione dell’OMS, così poco supportata, s’inquadri nei contrasti insorti fra OMS e Stati Uniti. Se così fosse, sarebbe mortificante per il mondo scientifico, penalizzante per chi è malato e soffre. Un ritorno alla ‘normalità’ dal sapore un po’ amaro per chi crede come noi, come Mercurius, che ‘la Vita prosegue ma chiede rispetto’…

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