Rispondi a: La foto del secolo: il buco nero

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garrulo1
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Partendo dal post di ieri sul potenziale atto di amore estremo, che potrebbe aver spinto mamma volpe a “fidarsi” dell’essere umano al di là della radice istintuale che così non recita, o dall’esempio della pernice bianca quando si finge ferita per mandare fuori traiettoria dal nido la volpe, tengo a portare un esempio di un fatto accaduto in Africa all’interno di un Parco Naturale. Il fatto riguarda, se così si può definire, questa componente istintuale ma anche magnetica, dove il “bisogno” di Amore ha abbattuto le barriere della specie, addirittura estremizzando i comportamenti all’inverosimile. Si tratta di un filmato che vidi anni fa su Sky, credo sia ancora reperibile sul web sotto la voce “la salvata”, dedicato ad uno gnu femmina. Durante una battuta di caccia fatta da una leonessa in solitaria, questa bucando una mandria di gnu era riuscita ad isolare una piccola di pochi mesi. Anziché sbranarla come da copione, cominciò a socializzare non lasciandola scappare con i classici sgambetti quando la preda tenta di ripartire, fino al punto in cui lo gnu si sdraia a terra e la leonessa si adagia vicino alla piccola. Il filmato ritrae queste scene anche nei giorni a seguire, comincia a vedersi lo gnu che bruca e la belva che la protegge. Passano i giorni e questa strana coppia resta in zona, il branco ove c’è la mamma è a debita distanza, anche se mamma aveva compreso che la figliola era stranamente viva e in buona salute, poi, non so e non ricordo quanto tempo possa essere trascorso, in un momento di distrazione della leonessa e approfittando di una momentanea distanza, la piccola ben nutrita in quei giorni schizza via e raggiunge il branco e la leonessa non fa nulla. Il filmato la segue nella crescita, e quando diventata adulta e di dimensioni davvero notevoli tanto da non distinguerla da un maschio capobranco, forse perché ormai troppo sicura (ahimè è sempre così per tutti), in una circostanza particolare resta a pascolare piuttosto lontana dal branco e viene attaccata da tre fratelli di ghepardo maschi, ancora adolescenti ma dalle fattezze di tre maschi adulti, tenendo testa a tutti e tre grazie alle dimensioni, alla forza, alla determinazione. Da qui, se ben ricordo “la salvata”. L’ipotesi di chi commentava il filmato è che la leonessa avesse perso i cuccioli all’interno di un branco appena colonizzato da nuovi maschi dominanti, in quanto nel sistema sociale dei leoni, quando uno o più maschi nomadi sempre assolutamente imparentati tra loro, o fratelli o cugini al massimo, in quanto scacciati dal padre quando inizia a percepire atteggiamenti sessuali attivi da parte dei “pargoli” (comportamento istintuale che tra l’altro impedisce incesti vari e garantisce la dispersione genetica), spingendosi nel territorio di un qualunque altro branco, se il maschio o i maschi dominanti di quel branco fisicamente soccombono e sono costretti ad abbandonare femmine e cuccioli, tutti i piccoli in modalità dipendenza dalla mamma, vengono eliminati immediatamente, altrimenti le leonesse non sarebbero disponibili ad altri accoppiamenti, e i nuovi padroni hanno una terribile fretta di imprimere i loro geni, in quanto istintualmente sanno, che il regno avrà durata limitata correlata alla loro massima potenza fisica (3, massimo 4 anni), poi succederà a loro la stessa identica cosa. Tornando a bomba, qui il bisogno di amore materno ha infranto le leggi di Natura (si fa per dire), in quanto a differenza della cannaiola che alleva il piccolo cuculo senza però “sapere” che non le appartiene, la leonessa è stata forse “magneticamente travolta” da questa ondata caratterizzata da un vuoto di amore, e se così non lo si potesse definire, di bisogno di accudimento materno, che ben si comprende le mancava più di ogni altra cosa al mondo.
Con l’augurio a tutti di un buon proseguimento di giornata.

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