Rispondi a: ECCE QUAM BONUM ET QUAM IUCUNDUM HABITARE FRATRES IN UNUM

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mandragola11
Partecipante
Post totali: 297

la penso come te gelsomino, ci rifugeremo sempre nella Mater, la Matrice che tutto in se contiene… ed è significativa la chiusura dell’inno alle Virtù della Natura con una preghiera che chiede pace, salute, vita.

Per garrulo avrei un pensiero sull’impermanenza: non so tanto quella orientale, ma la tradizione artistica occidentale, quando è stata lo strumento e il tramite di una trasmissione iniziatica, ha lasciato delle tracce sicure, tracce che dovevano essere ritrovate da chi le doveva ritrovare, come sappiamo, no? Alcune civiltà del passato hanno lasciato tracce indelebili, altre meno, ma la spiegazione ci arriva anche dall’esigenza dei Collegi Sacerdotali di occultare le verità, ad esempio quando si sono celate nei miti o quando non sono più state fissate nelle tavole di argilla o nei graffiti o nella scrittura, ma lasciate solo al canto degli aedi e alla trasmissione orale.
Certo, come dice m_rosa, è auspicabile che noi stessi si raggiunga quello stato di essere talmente integrati nell’Opera della Mater-ia, da divenire noi stessi materia plasmabile dalle Sue mani creatrici, quali tramiti, solo tramiti e per sempre tramiti. Piano piano, conquista dopo conquista…siamo eterni…che dici?

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