Rispondi a: ECCE QUAM BONUM ET QUAM IUCUNDUM HABITARE FRATRES IN UNUM

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garrulo1
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Il mitico nocciolo, pianta di cui ci parla tulipano, ha una valanga di proprietà, dalle gemme da cui si estrae un olio essenziale con virtù antibiotiche, ai derivati della corteccia da cui si estraggano fitoterapici ad alto contenuto di tannini che favoriscono il microcircolo e molte ancora, soprattutto in chiave sacra nel mondo antico era anche definita come una tra le sette piante magiche che debbono essere presenti in un “orto salutare”. In questo spazio molto si è parlato dei canti degli uccelli e delle loro abitudini, in particolare dopo il bellissimo post di Guglielmo Tell. Ebbene, con il rimando specifico di tulipano alla pianta del nocciolo, metto insieme due cose cronologicamente parlando, a cui in questi giorni avevo ripensato, erano lì, in campo astrale a mezza via, mettiamola così. Casa mia al lato nord, ha un terreno di proprietà di vicini che divide le due abitazioni, con all’interno parecchi alberi da frutta, tra cui un filare di alcuni noccioli. Se ricordo bene, primavera 2017, una coppia di verdoni avevano nidificato sulle thuje lato sud (cosa già rara in una zona comunque urbanizzata), e contemporaneamente avevo cominciato a vedere una coppia di ghiandaie segnare il territorio in tutta l’area, questo per avvisare altri corvidi di non avvicinarsi, per non essere in competizione sulle risorse e per evitare potenziali pericoli al nido. La cosa era ancora più rara della scelta operata dai verdoni, fino a qualche anno fa scorgere una ghiandaia in zona urbana era praticamente impossibile. Con discrezione ma costantemente ho cercato di vedere quello che succedeva, e dopo qualche giorno ho visto uno dei due partner intento/a a costruire il nido proprio in cima al nocciolo più vicino alla recinzione di casa mia. La cosa mi ha a dir poco affascinato, se 10, 20 anni fa mi avessero predetto una cosa del genere non ci avrei creduto ritenendolo impossibile. Ma c’è un ma. Conoscendo il carattere tremendamente schivo di questo corvide, e vista la vicinanza con il giardino di casa in cui c’è comunque movimento, quando si taglia l’erba, quando si va a raccogliere alloro o rosmarino per cucinare, quando si sarebbero dovute potare le thuje molto vicine, dissi tra me e me: speriamo che non lo abbandonino. Detto fatto: dopo qualche giorno ho compreso che avevano abbandonato l’opera, la coppia girava ancora in zona ma decisamente più distante. Fra me e me, quando nei giorni a seguire vidi uno dei due sposi, lanciai un pensiero un po’ sul serio e un po nò, in questo modo “almeno portatemi a conoscere i fanciulli a tempo e ora”. Sono passati circa un paio di mesi, ha rivisto più volte le ghiandaie ma in lontananza, poi ricordo perfettamente, un sabato sera, mentre arrivavo a casa dal lavoro, giugno inoltrato, ad un certo punto mentre attendo che il cancello elettrico si apra, vedo sul tetto del vicino di casa, papà, mamma e una cucciolata di quattro rampolli, già perfettamente autonomi nei movimenti ma ancora dipendenti dai genitori. Di nuovo: le ghiandaie sui tetti sono una contraddizione, rarissimo che succeda, e, dopo alcuni salti tipici della specie come fanno velocissimamente da un ramo all’altro di piante ad alto fusto, fatti invece sui colmi, hanno spiccato il volo nella direzione opposta, e per quell’anno intorno a casa, non ho più visto né genitori né cuccioli. E’ un esperienza che volevo raccontare, il nocciolo mi ha fornito l’assist.
Un caro saluto ed una buona festa a tutti

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