Rispondi a: ECCE QUAM BONUM ET QUAM IUCUNDUM HABITARE FRATRES IN UNUM

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holvi49
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E’ da parecchi anni, ormai, che di notte ascolto il canto degli uccelli. Anni fa, dormivo della grossa, fino al mattino , ma siccome nel parco antistante c’erano dei pini dal folto fogliame divenuti domicilio di stormi di uccelli delle specie più disparate, verso le quattro o le cinque del mattino, a seconda della stagione, in relazione alla luce esistente, cominciava allora un chiasso assordante: non si capiva niente(?!). Addio, quindi sonno, fino a che ad un certo punto, tutti insieme abbandonavano casa, come ad un sol ordine, ed io pensavo: ecco finalmente vanno a fare la spesa. Ora i pini non ci sono più, altri alberi ancora ci sono e su quelli, poche specie, forse una o due tra cui tortore ed upupe e qualche passero si scambiano convenevoli.
Di notte mi sveglio. Ora non mi danno più fastidio: li ascolto, fanno parte di ciò che vivo e, anzi, molto spesso rimango attento a seguire le loro modulazioni. Non è più uno stridio sconclusionato; non e’ più una sequenza informe di suoni: potrei dire che ci sono accenti, cadenze e se fossi più audace direi che ci sono addirittura dialetti. Uno “parla”, l’altro gli risponde con modulazione particolare, qualcuno sembra fare una domanda, un altro risponde con quello che potrebbe essere un punto esclamativo! E io mi delizio, pensando che un altro po’ di sonno me lo farei! Ma si! Chiacchierate pure, tanto non mi disturbate: siete la Natura.

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