Rispondi a: La Schola e la sua continuità

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Sal
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Anche nella profanità, costantemente, chi sa e sa fare è ostracizzato da chi non sa e/o non sa fare: perché l’ignorante e l’involuto sono costretti a fare un atto di fede nei confronti di chi non lo è. Come il paziente col medico. Come il discepolo col maestro. E spesso l’orgoglio ti frega.
E ognuno capisce e intende sempre relativamente alle proprie possibilità e al proprio livello.
Per questo nella Schola i Maestri – a cominciare da Kremmerz – hanno sempre rimbalzato l’accento sul praticante stesso facendogli semmai da specchio senza scendere nel giochino assurdo (cui ho assistito altrove) del chi-sei-tu-chi-sono-io.
La Schola è il Tesoro che i Maestri difendono e proteggono, giacché senza la pratica di un percorso strutturato e intelligente non c’è chiacchiera che valga. L’ortodossia salva l’ignorante e lo aiuta mano a mano ad affrancarsi dalla propria ignoranza facendogli acquisire contemporaneamente consapevolezza sempre maggiore dei propri limiti.
Perizia, diligenza, prudenza – che nella società profana sono sapere, saper fare, saper essere – nella Schola erano state indicate come la tecnica per non sbagliare, la forza di fare senza mai fermarsi, la volontà senza desiderio.
Ecco lì: a queste ‘cosucce’ siamo chiamati a lavorare esercitandoci pro salute populi lavorando nel mentre per la nostra stessa salute.
Poi, certo, e per grazia, ci sono i Maestri che costantemente ci tengono in cordata: ma questo è un dono che solo dopo tanto tempo cominci a capire davvero.

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