Rispondi a: Equinozio di Primavera

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garrulo1
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Dappertutto nell’ambiente si avverte la Primavera. Per ambiente intendo balcone di casa, ma la vista sui prati intorno, sulle piccole aree boschive, tutto profuma di primavera, dalle api sui ciliegi come ci ha ricordato Daniela (che tra l’altro, quando si riesce ad isolarne il relativo miele senza che si fonda nel più classico millefiori, è davvero un nettare Divino) alle coppie di colombacci selvatici che si posano sul cavo elettrico passante di fianco a casa, e letteralmente si scambiano “bacini”, forse di fatto richiamando le secrezioni di una ghiandola presente nel gozzo deputata alla produzione del cd. “latte di piccione”, con il quale in fase di svezzamento vengono nutriti i piccoli, sia nei selvatici che nei torraioli. Da appassionato osservatore dell’avifauna, ovunque mi trovi, sono perfettamente cosciente che proprio in questa stagione, dopo svolazzi, cinguettii e amoreggiamenti, comincia il periodo tosto, il nido non va praticamente mai abbandonato, quasi tutte le specie in catena alimentare sono subordinate ad altre, a turno marito e moglie si allontanano per alimentarsi, velocemente, la difesa del fortino è più funzionale in due. Non parliamo di quando arrivano i pargoli: entrambi i genitori in molte specie, in particolare nei carnivori, arrivano a perdere fino al 30% e oltre del peso corporeo per l’impegno nella caccia, il vitto al minimo per rifornire invece i piccoli, tenuto conto che tutti i piccoli di uccelli hanno bisogno di molto cibo avendo un metabolismo elevato, in quanto debbono crescere in fretta per lasciare il nido il prima possibile, non è mai così sicuro come quando l’esemplare è in ambiente aperto ed in perfetta autonomia nella mobilità. Tutto questo per dire che proprio stamattina, mentre al risveglio sentivo i canti di diversi volatili, mi è venuta in mente una eccezione a tutta questa naturale procedura fatta di rischio, di sacrificio e di dedizione alla prole, eccezione rappresentata dal cuculo. Qui è davvero singolare che la femmina sceglie un nido da “parassitare”, solitamente della stessa specie che l’ha allevata, depone un solo uovo e se ne va abbandonando uovo e territorio. Solitamente sono specie molto più piccole, si vedono dei filmati dove il pulcino con pochi giorni di vita è almeno il doppio dei genitori “adottivi”, e ogni pulcino di cuculo ha ben enfusa nel patrimonio genetico la tecnica per restare figlio unico: appena nato, che all’interno del nido vi siano ancora altre uova o già i “fratellastri”, ovviamente molto più piccini di lui, con precise movenze del dorso solleva letteralmente uova o pulcini e li catapulta fuori dal nido, ho visto filmati in cui i genitori legittimi assistono oserei ipotizzare increduli, ma nulla fanno affinchè le cose non vadano così. Qual è il dilemma che stamattina mi ha assalito? Siccome in Natura tutto quanto accade risponde a specifiche leggi che possono anche non piacere, ma che sono funzionali ad una condizione di complessivo equilibrio del Sistema Natura, non riesco a comprendere quale possa essere il vettore di tale comportamento codificato. Oltretutto, per dimensioni e abilità fisiche, se il cuculo costruisse il nido secondo il copione degli altri volatili, la prole sarebbe potenzialmente molto meno a rischio di predazione rispetto ad un nido di cannaiole o cannareccioni dentro al quale il piccolo costretto a starci fa un sacrificio enorme. Terra terra, anche l’assodato finalismo teleonomico non riesco a percepirlo, però concludo con il fatto che se tale modalità è presente vi è un perché, se fosse così distonica all’interno dell’equilibrio naturale il cuculo sarebbe estinto da chissà quanto, ma diciamo così, l’impatto emotivo alla “procedura” è davvero pessimo.
Concludo apprezzando la bellezza del cuculo, del suo canto, l’ho sentito tante volte ma è così schivo che l’ho visto di sfuggita una sola volta, preso a prestito in passato anche per titoli di film diventati famosi.
Con l’augurio a tutti di una buona serata

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