Rispondi a: LA PANDEMIA DA CORONAVIRUS TRA DATI OGGETTIVI E OPINIONI SOGGETTIVE

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Buteo
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A quanto sappiamo, il sistema sperimentato a Seul ha previsto fin dai primissimi giorni, quando i casi erano 30, la mappatura completa dei contagi e dei loro spostamenti con App sui cellulari, in modo che ognuno sapesse immediatamente se e quando avesse incrociato la strada di un possibile contagiato.
Questo sistema era stato testato, benché su scala molto minore, nel 2016 per contenere l’infezione da virus Zika. Avendo nel 2003 subito l’impatto con la SARS e trovatasi nel 2015 nuovamente spiazzata dai casi di MERS, la Corea si era affrettata a varare un piano per fronteggiare rapidamente l’arrivo di un’eventuale altra epidemia.
Non è occorso al governo intervenire con leggi e divieti. Proprio per aver vissuto queste emergenze, i Coreani sono diventati sensibili alla possibilità di contagio, hanno sviluppato il senso del rispetto per l’altro e, abituati a indossare la mascherina anche per un semplice raffreddore, fin dall’inizio l’hanno tutti tutti utilizzata, anche perché senza non si entra in molti posti. Sono state rifornite subito le farmacie e distribuite in numero di 2 a settimana a persona. Pur rimanendo aperti, negozi, bar, ristoranti, ecc., i Coreani hanno evitato il più possibile i luoghi chiusi, i figli non sono più andati a scuola, ai centri commerciali, ecc. Tutti i mezzi pubblici si sono subito dotati di dispositivi igienizzanti per le mani. A differenza nostra, i Coreani in generale non si toccano, stanno molto in casa e fanno passeggiate con moltissime precauzioni, oltre ad avere un differente concetto di privacy.
Solo al termine della pandemia riusciremo a individuare quale, fra il modello cinese e il modello coreano, sia il migliore da adottare. Al momento il modello cinese sembrerebbe azzerare i nuovi casi, mentre in Corea ci sono stati ancora 2 piccoli focolai.
I numeri sono comunque impressionanti: il 1° marzo la Corea del Sud (50 milioni di abitanti) denunciava 586 nuovi casi rispetto ai 240 dell’Italia (60 milioni).
Ieri 21 marzo i nuovi casi in Corea erano 147, in Italia 5986.
Sembra davvero troppo tardi ipotizzare oggi l’applicazione in Italia del modello coreano.

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