Rispondi a: ECCE QUAM BONUM ET QUAM IUCUNDUM HABITARE FRATRES IN UNUM

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Cingallegra
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Riprendo il post di Guglielmo Tell e condivido parzialmente la questione dei media; nel senso che non è una novità che ci bombardino di informazioni, ma nel tempo abbiamo imparato a selezionarle, a farci un’idea critica sulle cose, anche a selezionarle…
E’ che, secondo me, in momenti come questo forse, dico forse… viene fuori quello che siamo; quello che quotidianamente sovrastrutturiamo e adeguiamo alla società, chi vorremmo diventare professionalmente, a come vorremmo essere giudicati in famiglia, in questi momenti tutte le vesti cadono e rimaniamo un po’ nudi: chi siamo davvero. Comunque c’è da dire che in mezzo al volgo siamo in grado di riconoscerci, come attirati da lanterne che indicano la strada; sarà che pian piano, anche senza saperlo, ci siamo affinati per questo (e ringrazio di continuo per ciò che sono diventata e che ancora mi viene donato), sarà che questo “unum” è composto di particelle che inesorabilmente tendono ad attrarsi, sarà che tutto quello che ci è stato dato ha il profumo della rosa e in noi attiva chissà quali slot in remoto (per usare una terminologia tecnologica). Di una cosa sono certa, l’amore miriamico non ha limiti di spazio né di tempo, si insinua nelle cose più piccole, anche quelle che non vediamo e non conosciamo, piccole come un può essere piccolo un virus, le muta e le trasforma.
Una volta, una sorella mi ha dato un consiglio, mi ha detto che ero troppo granitica. Credo, nell’arco del tempo, di aver messo su qualche scudo per sopperire a quei dolori di umane vicende che a volte capitano nella vita di ognuno di noi. Credo anche di aver indurito quella mia parte marziale fino a renderla un po’ troppo spessa. Ora lavoro per usare quella parte più dura al servizio della Miriam, perché ogni pezzo di noi unisce e fortifica, “in una catena di affetto e di solidarietà grande”.
Un caro abbraccio

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