Rispondi a: Il cibo filtrato dai 5 sensi e… sublimato dal sesto senso

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andy60
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Il mangiare è l’attività quotidiana che più suscita interesse negli esseri viventi di ogni specie in quanto, oggettivamente, ingerire cibo a intervalli più o meno regolari è una della varie attività fisiologiche necessarie alla sopravvivenza umana dipendenti dalla volontà, ovvero non automatica (come il pulsare del cuore che non richiede la volontarietà dell’atto), neppure semi-automatica (come il respirare che richiede la volontarietà dell’atto ma percepita in modo automatico). Nell’uomo il mangiare viene tipicamente sopra o sottovalutato e comunque variamente interpretato a seconda delle caratteristiche e motivazioni di chi la prende in considerazione.E come tutte le attività fisiologiche del corpo umano, anche il mangiare è naturalmente influenzato da fattori interni, propri del singolo organismo, come si vede bene in caso di patologie organiche (tiroide, fegato, pancreas) o psichiche (bulimia/anoressia). Ma è anche influenzato da fattori esterni, a cui di nuovo ognuno risponde a modo proprio. Basta pensare all’influenza sul mangiare esercitata da uno stress nervoso, a cui alcuni rispondono aumentando altri diminuendo significativamente l’apporto del cibo. Poi, a sua volta l’attività del mangiare influenza le relazioni di un individuo con l’esterno, pensiamo alla condivisione emozionale e non solo creata dalla convivialità o d’altra parte all’aumento del nervosismo provocato dal digiuno. Insomma, che tra il mangiare e la psiche, intesa anche nel senso più lato di struttura umana più sottile, ci sia un legame di stretta interdipendenza e corrispondenza, credo sia assodato. Questo mi porta a pensare che la bontà dell’uno non sia svincolabile dalla bontà dell’altra e che ad esempio il luogo comune che un individuo debba mangiare cosa gli piace perché l’organismo sa di cosa ha bisogno sia valido solo per organismi in equilibrio psichico ed evolutivo (tant’è che sennò non esisterebbero organismi obesi o anoressici). Capisco meglio l’influenza delle forme o della musica, a cui può corrispondere l’importanza di equilibrio e ordine geometrico, che pure la musica può richiamare. Mentre l’altra ipotesi che il mangiare sia influenzato dall’amore di chi lo prepara, mi lascia qualche dubbio sull’affettività di molti cuochi rinomati. Se però ci si riferisce alla influenze più sottili (penso quindi anche all’effetto del ciclo mestruale e di cui parla anche Kremmerz) allora non so giudicare, mi viene solo da chiedere se forse all’aumentare della propria evoluzione anche il mangiare, come ogni altra attività psico-fisica (camminare, ma anche respirare e perché no anche il battito del cuore), non avvenga in maniera più consapevole e libera, sempre meno dipendente dagli schemi sociali o i tipi di materia. Mi pare allora che per il momento non mi resti che barcamenarmi tra mode bio, qualunquismo alimentare, golosità e speranze di evoluzione! Un saluto a tutti!

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