Rispondi a: ECCE QUAM BONUM ET QUAM IUCUNDUM HABITARE FRATRES IN UNUM

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catulla2008
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Benvenuto Alessandro e concordo sul fatto di essere sempre vigili. Dubitare, senza indugio o pregiudizio, è indice di tensione alla verità, anche se questa solitamente non è facile né comoda. Purtroppo si è spesso propensi a considerare il proprio pensiero o il proprio sentire come “il pensiero” oppure “il sentire”, ciò che insegna che anche di noi stessi è bene dubitare in quanto nessuno è immune dall’influenza del proprio ambiente e della propria storia e quello che pensiamo o sentiamo solitamente ne porta tutto il peso e il colore.
La difficile opera di spersonalizzazione che mira al recupero di quanto vi è in noi di più vitale e intelligente rende la Tradizione Ortodossa sostanzialmente differente da tutte le volgari imitazioni che neanche riescono a imitarla in quanto proprio predicanti ‘ALTRO’ da tale lavorio. Si vede infatti in giro un gran darsi da fare per trovare la pillola magica che darà il potere di questo o di quello: acume mentale, giovinezza, magnetismo attrattivo, imperio sui simili e così via. Produce molto meno seguito parlare di pazienza, impegno, dedizione, attenzione al peggio di noi, tensione a quanto ci spoglia più che a quanto ci veste o riveste.
E poi tutti i papassi cadono nel momento in cui si tratta di METTERE IN PRATICA. Perché come ho sentito spesso ripetere da un Maestro: “tra il dire e il fare c’è…il fare”.
E lì casca l’asino.

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