Rispondi a: ECCE QUAM BONUM ET QUAM IUCUNDUM HABITARE FRATRES IN UNUM

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catulla2008
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Quando ero bambina, piccola, in età pre-scolare per intenderci, avevo spesso la sensazione che tutto intorno a me si muovesse con estrema – e a volte esasperante – lentezza: parole lente, gesti lenti, perfino i suoni sembravano a volte storpiati tanto erano lenti! Avevo spesso la sensazione di essere prigioniera di una dimensione sbagliata da cui solo il sognare dava sollievo consentendomi almeno la notte, di riprendere un ‘tempo’ che sentivo più affine.
Certo allora non avevo le parole di adesso per descrivere quella sensazione ma oggi, in cui dispongo dell’artificio del linguaggio, pur conservando memoria nitida di quella condizione non riesco più a richiamarla se non alla mente: foglio di archivio.
Conservo però la convinzione che la vita umana sia una sorta di ‘rallentamento’ in cui la velocità della vita (principio vitale?) ha modo di decelerarsi sino a diventare carne, solida e pesante, e tuttavia accessibile all’osservazione e alle modifiche via via che si sostanzia in forma completa (adulta?). Forse, senza questo ‘rallentamento’, sarebbe impossibile per noi intervenire sulle direzioni della mente così come è difficile catturare e rimodellare i pensieri fugaci, le onde emotive, la suscettibilità delle percezioni.
Ecco, credo che il percorso in una vera SCHOLA dia questa enorme opportunità: osservare e rimodellare, così che quando saremo restituiti alla sintesi di un puntino infinitesimo (quello che la Tradizione Magica ci dà il privilegio di custodire fino a nuovo…’ordine’!) ebbene, quando saremo restituiti a quella sintesi ne avremo un poco migliorata la qualità.
Insomma, vedo il tempo come un gomitolo e la vita umana quella che lo dipana e poi lo riavvolge, in filatura continua: come tanti Penelope. E nella speranza che, dopo tanta Odissea, il nostro interiore si faccia Re a sufficienza per comandare il veliero e ritornare ad olimpica PAX.
O no?

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