Rispondi a: ECCE QUAM BONUM ET QUAM IUCUNDUM HABITARE FRATRES IN UNUM

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holvi49
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Ho sempre ( quasi sempre) pensato al tempo in termini di trasformazione. Il tempo, cioè, è ciò che viene messo in evidenza, se così possiamo dire, quando la materia tutta è interessata da modificazioni che ne alterano o modificano la struttura, la composizione o la finalizzazione: e questo, ovviamente avviene in maniera incessante e continuativa nel piccolo e nel grande, nell’infinitamente semplice e nel più complesso, sia esso per ordine di grandezza che di struttura, appunto, finalizzata. Questo significa che, ad esempio, in un organismo infinitamente piccolo, o anche non tanto, i processi di trasformazione, chimica, fisica, elettromagnetica ed altro, avvengono in “tempi che sono percepiti” in funzione della dimensione del contesto in cui esso processo si sta verificando: in una cellula , ad esempio, i processi biologici (senza entrare in particolari) avvengono in tempi che se venissero effettuati in un comune laboratorio, richiederebbero intere ore; lì, invece è sufficiente qualche frazione di secondo: secondo i nostri orologi! Ma in quel contesto, la nostra percezione del tempo non ha più valore. Chi può dire quale sia il tempo di quelle trasformazioni? E se per assurdo ( ma non so fino a che punto), le strutture sub-molecolari stiano vivendo, alla loro maniera, il nostro stesso tempo? Ciò significherebbe che un nanosecondo (tanto per usare una misura) equivarrebbe ad una nostra ora? Qual è ad esempio il tempo percepito da un baco che si trasforma in farfalla? E se poi alla fine tutto collimasse, e cioè che il tempo è davvero uno stato di essere, una percezione a seconda dello stato vibratorio che caratterizza ogni struttura esistente? Perché il Maestro Kremmerz diceva che “nelle operazioni della mente il tempo non esiste”? Buona serata a tutti.

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