Rispondi a: ECCE QUAM BONUM ET QUAM IUCUNDUM HABITARE FRATRES IN UNUM

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Buteo
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Se l’immagine dell’elicoide è ricorrente nella nostra Schola, di più difficile comprensione è per me la relazione tempo /alte e basse velocità riportata da Alef2006.
Tema dibattuto nei secoli, quello di spazio e tempo, cui si lega il concetto di percezione della realtà, meglio direi della materia. Numerosi i filosofi che, avendone fatto oggetto d’indagine, definiscono spazio e tempo fattori non ‘reali’ ma mentali, in quanto proiezioni di processi che si svolgono nella nostra mente. Evenienza di cui possiamo renderci conto ponendo un certo grado di attenzione e di concentrazione.
Una parziale comprensione del processo può venirci osservando i malati di Alzheimer: in loro il progressivo deteriorarsi della memoria conduce drammaticamente a una altrettanto progressiva incapacità di riconoscimento dell’ambiente, sia di cose sia di persone, nonché di se stessi, e alla perdita della percezione del tempo e dello spazio.
Cerchiamo ora di immaginare noi stessi a ‘memoria zero’: occorre un certo sforzo, ma si può fare.
Se ho e ho sempre avuto ‘memoria zero’ io percepisco (vedo, sento, odoro, tocco) solo adesso e adesso e adesso e non posso trattenere il ricordo di quanto ora accade e or ora è accaduto. Per lo stesso motivo io sono qui e sono qui e sono qui..: senza il ricordo della posizione appena precedente non posso vedere né il mio né l’altrui movimento. Di conseguenza non posso avere l’idea del tempo, in quanto la percezione di tempo e spazio si ha in relazione al movimento nostro e di ciò che è nell’ambiente. Potremmo allora immaginare di trovarci in ‘fotogrammi’ come è delle pellicole cinematografiche, fotogramma dopo fotogramma. Tuttavia, se io ho da sempre ‘memoria zero’, forse percepisco il qui e ora, ma, non avendo e non avendo mai avuto ricordi, né per questo nanosecondo né per i precedenti, non ho avuto e non ho la possibilità di conoscere le forme. Non avendo le forme mentali che mi consentano di percepire le immagini, ovviamente non vedo i fotogrammi.
Infatti noi cogliamo ‘la realtà’ che ci circonda grazie all’interazione fra stimoli provenienti dalla materia e sensori che rivestono integralmente la superficie di tutto il corpo. Da qui i segnali giungono a quelle strutture cerebrali le quali, grazie alla funzione memoria, possono mantenere ed elaborare il ricordo di ciò che i sensi hanno percepito e percepiscono istante per istante, permettendo la costruzione del puzzle che dà forma mentale agli oggetti. In questo modo si creano le immagini che vediamo, e che riconosciamo, in quella che definiamo realtà. Senza i sensori degli organi di senso e senza memoria non è percepibile nessun tratto della materia. Ed è un processo questo che accomuna le menti di qualsiasi essere, non solo degli umani.
Con l’inibizione completa della costruzione mentale delle forme, non percependo né l’ambiente, ovvero la realtà come comunemente intesa, né noi stessi quali individui separati, grazie al contorno/ contenitore in cui ci includono i nostri sensori, saremmo immersi e fusi in un magma indistinto, in cui non c’è spazio e non c’è tempo e.. tutto è veramente un’unica cosa. Né esisterebbe l’individuo con una coscienza di sé e tutta la materia sarebbe fusa nell’unica coscienza.
Ora, se la ‘realtà’ si crea nella mente in virtù dell’interazione fra materia sensori e memoria e se il tempo è una funzione mentale, non riesco a comprendere né a farmi un’idea di cosa significhi “distinguere la nostra percezione (illusoria) del tempo da quella reale’, né delle alte e basse velocità rispetto alla ‘vera natura del tempo” e mi piacerebbe avere contributi e maggiori delucidazioni riguardo all’argomento, che trovo davvero interessante.

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