Rispondi a: ECCE QUAM BONUM ET QUAM IUCUNDUM HABITARE FRATRES IN UNUM

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catulla2008
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Ahi ahi Cerere che con questo video mi porti a stuzzicare le corde della malinconia nascosta in fondo a certe risate! Spassosissima come sempre la grande Teresa Mannino evoca un’infanzia in cui io – “diversamente giovane” cresciuta in città metropolitana del nord – solo in parte mi riconosco.
Noi giocavamo in cortile, recintato da muri in cemento e sorvegliato dai balconi quando era estate. D’inverno, aspettavamo che un adulto ci portasse al parco, di nuovo recintato e protetto, per giocare sotto gli occhi di qualche parente senza mai troppo allontanarci.
Quando ero più piccola, per vincere la mia voglia animale di esplorare e di fuggire lontano da tanta protezione e, magari, travolta da un’auto o in balia di qualche malintenzionato, mi avevano comprato un…guinzaglio. Sì, proprio così! (Esistono ancora oggi, eh…) Era un’imbracatura con un raggio di circa un metro e mezzo dall’adulto che l’impugnava ed è durata fino a quando non ho assimilato il concetto di stai-vicino-sennò-son-guai.
Le gite… Mica tutti avevamo la macchina! Quando i miei l’hanno finalmente presa, seppure non esistevano cinture, non ci si poteva muovere dalla posizione di sicurezza e, se mai, inaspettatamente, c’era spazio dietro, il massimo consentito era sdraiarsi: certo non mettersi in ginocchio “impedendo la visuale al guidatore”!
I parenti anziani, abituati dalla guerra a rispettare il cibo, consigliavano di non buttarlo se cadeva per terra …in casa (in tal caso valeva la regola del soffiarci sopra e mangiare). Ma fuori – mai sia! – il cibo che toccava terra era perduto, come ogni oggetto che a terra già giaceva e, per questo, era dichiarato intoccabile.
Solo in vacanza, al mare, dove la Liguria dell’epoca era ancora costituita da paesini ridenti e spiagge libere, potevo finalmente uscire da sola e andare a casa dell’amica o anche a passeggio per “il budello” (la via principale). Il profumo di quella – rara – libertà illumina i miei ricordi più belli.

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