Rispondi a: La Schola e la sua continuità

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Jeliel
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Lo scritto del Maestro L. J. Aniel – cui mi stringo con abbraccio fraterno – mi riporta ad alcune riflessioni che già mi si erano presentate alla mente in occasione della precisazione chiarificatrice di Admin, in particolare là dove si pone l’accento sulla “benedizione dell’esistenza di una vera Schola iniziatica che svolge […] il suo ruolo di custode del percorso già compiuto dall’iniziato ermetico e di referente oggettivante i risultati già conseguiti”.
A questa considerazione, già di per sé gravida di significati, si aggiunge l’affermazione del Maestro L. J. Aniel, che attesta che “la Schola possiede e garantisce questa continuità, dando a ognuno la possibilità, davvero straordinaria, di cominciare un cammino o di riprenderlo proprio dove, in altre esistenze, l’ha lasciato”.
E allora – mi sono chiesto – perché mai un Organismo iniziatico dovrebbe assumersi l’onere, come in effetti fa, di farsi “custode” del percorso compiuto dall’ermetista, fino a diventarne “referente oggettivante “ i risultati acquisiti ed eventualmente fissati nel corso della sua o delle sue esistenze?
La domanda mi ha riportato a un altro passo tratto da “I dialoghi sull’Ermetismo” del Maestro Kremmerz, che mi sa tanto che, al di là delle parole diverse e dello spirito ironico che le condisce, suoni più o meno allo stesso modo: “La Magia non sa che cosa farne dell’anima o vento spirato dal morto, a meno che, come ai tempi delle Mille e una notte, un qualunque Re Salomone non si prendesse il fastidio di raccogliere l’anima spirata in una marmitta e chiudervela con tanto di sigillo”.
Già, perché prendersi questo fastidio?
Credo che la risposta venga da sé.
La Schola, della quale la vera e ortodossa Fratellanza Terapeutica Magica di Miriam è espressione, vige in virtù di un patto che lega indissolubilmente due parti contraenti: da un lato il Consesso che garantisce la continuità nel tempo dell’Organismo iniziatico, dall’altro l’ermetista alle prese con i travagli determinati dalla tensione tra la spinta ideale all’evoluzione nella finalità del Bene e le necessità imposte dalla propria condizione umana. Il patto resta in vigore fin tanto che la finalità è rispettata. Ora, dato per attestato che per la prima parte contraente il rispetto della finalità di Bene sia connaturato e consustanziale agli Esseri che se ne fanno Artefici e Strumenti, per la seconda parte tale rispetto non è affatto scontato, se non altro per la relatività nella quale sono immerse coscienza e consapevolezza del proprio essere in itinere. Da qui la necessità di una Schola che, detentrice delle chiavi del Vero, sappia indirizzare, avviare, correggere, confermare e, quando è il caso, ri-conoscere e ri-consacrare all’Opera.
In fin dei conti, anche questo si rivela per ciò che è: testimonianza di AMORE.
Un caro e fraterno abbraccio a tutti,
Jeliel

  • Questa risposta è stata modificata 1 anno, 11 mesi fa da Jeliel.

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